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La drammatica storia di Elisabeth: “Mamma uccisa da mio padre, non lo perdono”

di Damiana Riverso – Una vita a metà. Spezzata, violata, tradita dagli affetti più cari. Una vita che mai sarà normale. E’ la vita a metà di Elisabeth, studentessa universitaria di Sociologia, residente a Girifalco, ma originaria di Campana, dove ha vissuto fino all’età di 6 anni, prima della tragedia che le ha distrutto la vita. Una tragedia che nessun bambino dovrebbe mai vivere, mai vedere. La perdita della mamma, davanti a suoi occhi, gli occhi di una bambina innocente che ha visto morire la sua mamma per mano del padre. Fino ai 6 anni la vita di Elisabeth, e dei suoi due fratelli, non era stata comunque facile. Il padre era comunque un uomo violento, anche se non con loro. Ha vissuto sballottata da una casa all’altra quando la madre non c’era, perché il padre non poteva mantenere tre figli. Elisabeth, tra le lacrime, racconta che a sei anni portava ancora il pannolino: “Lo so che non è normale, ma io vivevo sotto shock, stavo a natale in una famiglia e a pasqua in un’altra. Non è stato facile”.

Ha visto morire la madre

E poi quel giorno maledetto. Elisabeth aveva solo 6 anni, era nella sua stanza che giocava con la sua gattina, quando apparve la mamma, di origini tedesche, e le disse “E’ arrivata la mia fine”. “In quel momento – racconta Elisabeth con la voce rotta dal pianto – non potevo capire cosa volesse dire”. Quella bambina innocente, che aveva già vissuto una piccola vita di traumi, in un’età dove si dovrebbe pensare solo al gioco e a essere ricoperti di amore e attenzioni. Ma per la piccola Elisabeth non era così. Dopo averle detto quella frase per lei incomprensibile la madre è tornata nella sua stanza e dopo pochi secondi Elisabeth ha sentito uno sparo. Un rumore che ancora oggi la perseguita. “Mamma è tornata da me con due buchi nei polsi e piena di sangue, mi ha detto che si sarebbe sempre ricordata di noi e poi è caduta per terra”. Una mamma portata via all’amore dei suoi figli, uccisa a colpi di arma da fuoco dal marito, col fucile con il quale andava a caccia. “Non ho molti ricordi – racconta ancora Elisabeth – di quei momenti, solo qualche flash. Ricordo che sono stata accanto al corpo di mia madre fino all’arrivo dei carabinieri che poi mi hanno portato a casa di una zia. Ricordo che avevo i piedini sporchi di sangue e non volevo lavarvi perché non volevo lasciare andare la mamma. Guardavo le stelle ed ero convinta che la mamma fosse lì”.  I ricordi di Elisabeth si fanno poi vaghi, ma sempre tinti di violenza. Ha vissuto anche in orfanotrofio dove invece di essere protetta per i traumi vissuti, è stata anche abusata sessualmente e non è stata creduta nel momento della denuncia. Altri 2 anni di inferno, fino a che due genitori hanno deciso di prenderla con loro e adottarla. “Non dimenticherò mai la mia mamma, di lei mi manca tutto, e sono fiera di somigliarle, mi sembra di portare avanti qualcosa di lei. Grazie ai miei genitori adottivi sono rinata, non posso dimenticare ma ho trovato affetto e comprensione. Ero una bambina irrequieta ma anche durante i miei strilli loro hanno saputo amarmi sempre di più”.

Non posso perdonare mio padre

“Non posso perdonare mio padre. Quando ho compiuto 18 anni ho voluto incontrarlo, lui mi ha raccontato delle cose. Volevo che il puzzle che ho in testa fosse ricomposto. In quel momento lo ho abbracciato, forse non avrei dovuto farlo. Ho abbracciato l’uomo che ha ucciso mia madre, ma in quel momento mi sono sentita di farlo”. Elisabeth cerca anche di mantenere i rapporti con i suoi due fratelli, “Con il più piccolo non ci capiamo, somiglia molto a mio padre. Con l’altro va meglio e vado a trovarlo a Campana e con la scusa mi reco al cimitero a trovare mia madre”.

Infanzia rubata

Oggi, quella bambina che ha perso la madre, uccisa a fucilate dal padre, è una giovane donna, studia ma nei suoi occhi c’è ancora dolore, rabbia e tristezza. Occhi che sono rappresentati su una panchina rossa nel comune dove vive, Gimigliano, occhi che comunicano il dramma subito, come monito. Una bambina a cui è stata rubata l’infanzia da chi doveva proteggerla e amarla, da un padre che non solo non ha fatto il suo dovere di genitore, ma le ha portato via il più grande affetto.  Elisabeth però sa che vuole diventare madre, un giorno, “Saprò dare ai miei figli tutto l’amore che meritano”.

(video tratto dal Comune di Girifalco in occasione della  Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne 2020)

© Riproduzione riservata.

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