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La dura vita dei detenuti a Crotone. Intervista a Federico Ferraro

familiari detenuto con droga

di Antonia Opipari – Cartelle cliniche consegnate tardi o mai date, scarsezza di farmaci, relazioni che tardano ad essere depositate, laboratori non finanziati, attività lavorative ridottissime e assoluta carenza di mediatori linguisti e culturali. E se a questo si aggiunge il fatto che si trovano a vivere in un carcere, la vita dei detenuti nella casa circondariale di Crotone deve essere più dura di quanto non sia già. A raccontarcelo è il Garante dei diritti dei detenuti del Comune di Crotone Federico Ferraro, al quale abbiamo chiesto qual è la situazione reale del penitenziario. «Nella casa circondariale di Crotone ci sono attualmente oltre un centinaio di detenuti, il 60% dei quali stranieri.; si tratta di un carcere maschile, suddiviso in tre sezioni tutte di media sicurezza, vale a dire per reati con condanne non superiori ai 7 anni, come ad esempio illeciti legati all’immigrazione, spaccio, furto, rapine e qualche forma di violenza»  spiega Ferraro.

Cosa fanno giorno dopo giorno i detenuti? Come trascorrono il loro tempo?

«Certamente non sono abbandonati a loro stessi: alcuni di loro si rendono utili nel servizio mensa, cucinano, si occupano della lavanderia e quant’altro. Ci sono state anche tutta una serie di attività all’esterno, come laboratori di cucina, falegnameria, lavorazione del ferro, che hanno anche permesso ai detenuti di conseguire degli attestati spendibili una volta fuori dal carcere. Vero è che si potrebbe fare molto di più se ci fossero i fondi; alcuni laboratori, che prima erano aperti non lo sono più e, questo fa molto male a queste persone alle quali è necessaria dare la possibilità di imparare un mestiere, per poter sperare in un reinserimento lavorativo e sociale che non li porti a delinquere nuovamente. La mia figura di Garante comunale dei diritti dei detenuti, ha permesso di creare una collaborazione tra l’amministrazione penitenziaria, il provveditorato regionale, la direzione della casa circondariale, il Comune di Crotone e le associazioni, che ha fatto sì che all’interno del carcere di svolgessero tutta una serie di attività che hanno come obiettivo la tutela del benessere del detenuto: un’attenzione particolare, ad esempio, all’aspetto ricreativo – culturale con spettacoli teatrali, musicali e da ultimo, un laboratorio di poesia e di scrittura conclusosi lo scorso dicembre, nel quale i detenuti hanno elaborato un quaderno di lettere ed una poesia a sfondo religioso dedicata al nuovo arcivescovo Mons. Franzetta.  Con il Comune di Crotone, poi, è stata stabilita una convenzione che riguarda i lavori di pubblica utilità, non retribuiti in quanto esecuzione della pena, ma la firma dell’accordo è stata rimandata a causa della vicenda del commissariamento del Municipio».

Insomma, sforzi tanti, problemi troppi… e nel frattempo i detenuti aspettano il più delle volte invano, anche solo per poter ottenere ciò che spetta loro di diritto, ovvero vedere i propri familiari.

«È vero. Mi sono state segnalate delle mancate nomine di assistenti sociali a tutela dei figli minorenni dei detenuti. Inoltre a causa della carenza di organico del personale dell’ufficio di esecuzione penale esterna (UEPE), esistono eccessivi ritardi nell’invio delle relazioni utili alla concessione dei benefici (permessi premio, trascorrere del tempo con la famiglia, etc.) che naturalmente non aiutano la permanenza in carcere del detenuto. Partendo dal presupposto che la pena non deve avere solo una funzione punitiva, bensì rieducativa, ritardare gli incontri, non permettere agli stranieri di inserirsi a causa della carenza di mediatori linguistici e culturali, procrastinare visite sanitarie per scarsezza di personale o dover agognare per la somministrazione di un farmaco perché non ce ne sono, non fa altro che esasperare gli animi. Tutte cose che si sta cercando di risolvere con l’aiuto delle istituzioni».

Qual è la percezione della gente “lì fuori”?

«Credo non buona, dal momento che più e più volte ho anche chiesto aiuto all’imprenditoria locale perché prendesse qualcuno di loro a lavorare ma non ho mai ottenuto risposta. Un esempio? lo sport è importante e per questo all’interno del carcere si sta ultimando un campetto che possa ospitare delle manifestazioni sportive. Ecco, io stesso ho invitato ripetutamente il Crotone Calcio a venire a fare visita ai detenuti e, a tutt’oggi non c’è stata nessuna attenzione».

© Riproduzione riservata.

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