La linea dura nel carcere di Catanzaro non piace ad agenti e detenuti: “La nuova direttrice caca la minchia”

L'ex dirigente Paravati: "A Catanzaro copro tutto io". Il cambio di gestione e il ritorno alle regole:"Niente più abusivismi"

Dalla gestione Paravati a quella Delfino, dalla linea “morbida”, dove in carcere, chiudendo un occhio anzi due, era possibile portare di tutto, dai telefonini, alle sim, alla droga, consentendo anche ai detenuti quelli che potremmo definire “dei viaggi fuori porta”, ma altro non erano se non vere e proprie evasioni,  a quella rigida in cui “i regali” nella Casa circondariale di Siano i detenuti se li potevano dimenticare, addio a privilegi e concessioni. Una linea ferrea, dove le regole sono regole, malvista dai carcerati, ma anche dagli stessi colleghi della Paravati, nostalgici rispetto ad una gestione, che a loro dire garantiva l’equilibrio all’interno della Casa circondariale Ugo Caridi, mettendo a tacere tutto. 

“E’ venuto il nuovo direttore sta cacando la minchia”

“E’ venuto il nuovo direttore sta cacando la minchia”

 “Prima ti fanno fare tutto… e poi si alzano la mattina e ti vietano di fare le cose che hai fatto per due anni, tre anni di fila, è impossibile! Capito amò… qua dicono come siamo abituati facciamo!? E’ venuto il nuovo direttore, sta cagando la minchia in tutti i modi, ora fino alla undici e trenta mi tengono aperto al mattino e poi ci chiudono, tutto il giorno chiusi”. I detenuti erano così abituati a “comandare”, a fare quello che volevano nel carcere di Catanzaro con la gestione Paravati, che non riuscivano a digerire le nuove regole impartire dal suo successore Patrizia Delfino, come emerge da una conversazione intercettata tra il detenuto Riccardo Gaglianese  e la compagna Giada Pino, finiti nell’inchiesta della Dda di Catanzaro, che ha portato i carabinieri a notificare 38 misure cautelari emesse dal gip Gabriella Pede, provvedimento in cui vengono riportati 76 indagati, tra cautelati e quelli a piede libero.

“A Catanzaro ho coperto tutto io”

Nel corso della conversazione, i due interlocutori mettono in luce altri aspetti della gestione Paravati, tra i tanti la possibilità  di decidere in quale reparto essere collocati, senza distinzione tra definitivo e giudicante: “è che io non ricordo che a Cosenza, a Paola e né a Palmi potevi decidere se stare definitivo o giudicante (…), se venisse ora la direttrice per esempio amò … a nuova e fa le disposizioni che dobbiamo stare tutti chiusi … qua sai cosa vedi!… qua dicono come siamo abituati facciamo!… non lo decidi da nessuna parte… solo qua ho visto queste cose amò…”. L’1 settembre 2022 Paravati confida ad una collega di un altro carcere che il provveditore ha convocato il comandante della Polizia penitenziaria Simona Poli per revocarle l’incarico e in questa circostanza la direttrice afferma, che nel carcere da lei gestito funziona tutto bene: “ho coperto tutto, bene o male a Catanzaro io copro tutto, hai capito? Non hanno trovato lacune di sicurezza, perché faccio tutto io… perché io copro le lacune del comandante”.

“Celle prima tutte aperte, ora chiuse”

Sette giorni dopo Poli commenta ad un collega della stessa Casa circondariale, le disposizioni della nuova direttrice, secondo cui a Catanzaro è tutto abusivo, parlando dell’impossibilità per i detenuti dell’Alta Sicurezza di stare con le celle aperte per la durata di otto ore durante il giorno. Poli non riusciva a comprenderne le ragioni, sostenendo che in passato avevano sempre consentito ai detenuti di partecipare a tutte le attività che si svolgevano all’interno dell’Istituto penitenziario. Un’affermazione che trova conferma nelle dichiarazioni di un detenuto: “le celle sono sempre tutte aperte, la notte le chiudono. Quindi i detenuti si muovono liberamente sia nel piano sia fuori dal piano, questo accade anche all’Alta Sicurezza… lo so perché lo vedo direttamente”.

Gli assetti con la gestione Delfino cambiano radicalmente, non potevano più accadere episodi come quelli narrati da un detenuto che definiva il reparto di media sicurezza “una piazza a cielo aperto con telefono cellulari e tablet”, riferendo che un suo compagno aveva ricevuto 20 grammi di cocaina occultata e suddivisa in dosi e che insieme a un altro detenuto avevano provveduto a suddividerla”.  Episodio raccontato dallo stesso detenuto alla Paravati: “ho parlato anche con la direttrice, denunciando quanto accadeva e lei mi ha detto di farmi i fatti miei, di pensare a mia moglie”. Poli informa un collega del fatto che in mattinata è stato effettuato un controllo nel carcere dal quale è emerso che i metal detector hanno una frequenza troppo bassa, tale da non consentire l’introduzione di oggetti di metallo.

“Adesso ogni mattina ci sono le perquisizioni”

Insomma “pacchia” terminata e a riprova di questo la conversazione tra  il detenuto Francesco Soliberto appartenente all’organizzazione mafiosa della Sacra Corona Unita, ritenuto affiliato al clan Romano-Coffa, che contatta Gaglianese chiedendogli se può vendergli un telefono cellulare di 700 euro. Gaglianese replica che non è possibile e che il cambio al vertice della direzione rende molto difficile la gestione dei traffici illeciti “è difficile mo”. In passato inoltre Paravati per evitare qualunque tipo di problema con i detenuti autorizzava anche telefonate straordinarie in numero superiore a quello previsto per legge, Delfino solo quelle previste dall’ordinamento penitenziario, suscitando il malcontento dei detenuti che erano abituati  ad essere accontentati e il 22 ottobre 2022 Poli commenta le nuove disposizioni impartite dalla Delfino con un dirigente aggiunto del Corpo di polizia penitenziaria, informandolo che adesso tutte le mattine in carcere venivano effettuate perquisizioni, attività ritenute inutile e superflue per Poli ma necessarie per il suo interlocutore.

Linea morbida per evitare la rivolta

Ma Poli ha da ridire anche sulle decisioni di Delfino di non concedere colloqui straordinari ulteriori e di controllare il contenuto di tutti i pacchi, decisioni ritenute rigide dalla Poli e in totale difformità con quelle di Paravati “telefonate straordinarie non ne dà, ha messo un avviso, quelle sono e quelle restano… quello che entra dai pacchi, che la Paravati li voleva no? Quello è il regolamento , quello è e decidono gli ispettori in base a quello che c’è scritto sul regolamento”. Per Poli in passato si era scelta la linea morbida per evitare rivolte all’interno del carcere: “in quel momento storico… è facile dire hai fatto entrare, non hai fatto entrare, che cosa dovevamo fare? La rivolta? Quindi noi abbiamo salvato l’Istituto in quel momento… dovevamo salvare il salvabile”. 

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