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La luce della speranza illumina per protesta il palco del politeatro “Il Minore” di Catanzaro (VIDEO)

di Antonio Battaglia – Si chiama “Facciamo luce sul teatro” ed è l’iniziativa dell’associazione Unita che ha chiesto ai teatri italiani di restare aperti e illuminati la sera del 22 febbraio. Esattamente a un anno dal primo provvedimento governativo che ne stabiliva la chiusura immediata. Da un lato un segno di speranza, quella che i teatri possano riaprire presto le loro porte al pubblico. Dall’altro una protesta per richiamare l’attenzione su uno dei comparti, quello della cultura, che più di altri ha sofferto per le limitazioni imposte per il contenimento della pandemia.

Raccogliendo questo invito, la società cooperativa Edizione Straordinaria della compagnia del Teatro di Mu e della scuola di teatro “Enzo Corea” ha dato luogo a una manifestazione simbolica al Centro di polivalente per i giovani di Via Fontana Vecchia di Catanzaro, nel corso della quale è stato aperto lo spazio scenico del Politeatro “Il Minore” illuminando il palcoscenico vuoto.

“Il popolo degli invisibili”

Mesi interminabili di rinuncia agli spettacoli e ai concerti per il pubblico, mesi senza lavoro e senza tutele per chi lavora dietro le quinte di questi eventi culturali. “E’ come se noi fossimo gli untori, i portatori di questo terribile virus – dice Salvatore Emilio Corea della cooperativa Edizione Straordinaria e direttore artistico della scuola di teatro “Enzo Corea” e della compagnia del teatro di Mu – Siamo stati i primi a essere dimenticati, il popolo degli invisibili. Dietro di noi c’è un quantitativo di persone spaventoso che ha bisogno di lavorare. Chiediamo solo di riaprire in sicurezza, questa situazione ci sta provocando un’infinità di danni anche dal punto di vista morale”.

“Noi abbandonati”

Un’incertezza tristemente dilaniante: “Abbiamo aderito a questa iniziativa per dare luce ai teatri, che ora sono al buio. Simbolicamente anche noi siamo stati al buio, con una piccola parte del teatro illuminata – dice Claudia Olivadese della Cooperativa Edizione Straordinaria della compagnia del teatro di Mu – Ognuno di noi ha speso un minuto del suo tempo a guardare il vuoto che questa situazione ci ha lasciato. Ci sentiamo abbandonati, tentiamo di dare luce a questa esigenza di avere delle risposte. Non è giusto che sia rimasto tutto com’era, nonostante fosse possibile fare spettacoli in sicurezza- Vogliamo sapere se e quando potremo tornare a lavorare”.

© Riproduzione riservata.

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