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“La mia dolorosa esperienza al Pugliese di Catanzaro”, il racconto di una paziente

parapendio maierato

“Perché non accada ancora viviamo in un momento difficile, tanto quanto non avremmo mai immaginato, tanto che la realtà supera quella che poteva essere l’immaginazione. Nessuno di noi era certamente preparato a quanto sta accadendo mentre è già passato un anno dall’11 marzo 2020, data in cui l’ Oms dichiarò lo stato di pandemia da Sars-Cov2. Il tempo e il modo per informare tutti noi e per formare il personale sanitario o comunque addetto ad attività di supporto c’è stato. E la formazione, specie del nuovo personale reclutato, dovrebbe riguardare anche il modo di interfacciarsi agli utenti con patologie diverse dal Covid, ancora più fragili per le limitazioni che uno stretto e necessario sistema di sorveglianza impone. Ciò in un momento di maggiore “chiusura” da parte delle strutture sanitarie con difficoltà estreme anche all’accesso telefonico per informazioni e guida, per non parlare delle difficoltà a contattare il sistema di prenotazione. È ovvio ed evidente che non si soffre e non si muore solo di Covid”. È quanto afferma in una nota il presidente regionale di “Cittadinanzattiva Aps Calabria”, Emilia Celia.

“Questa premessa – continua la nota – per raccontarvi la mia dolorosa esperienza di paziente che, in compagnia di altro utente che doveva eseguire una prestazione prenotata e programmata, in data 5 marzo afferiva all’azienda ospedaliera Pugliese-Ciaccio per quanto necessario per la propria condizione di salute. Non potevo certo immaginare che sarei finita, invece, in Pronto Soccorso prima ed in Utic poi per un infarto del miocardio a coronarie libere, verosimilmente provocato dallo stress determinato dal comportamento di un addetto al sistema di front-office per l’accesso in ospedale. Questi, invece di agire, come è giusto che fosse, da sorvegliante sul sistema di accesso alla struttura ospedaliera, ma anche da facilitatore alle persone in difficoltà, negava l’accesso alla struttura di esecuzione di un’indagine già prenotata e programmata per quella data motivando il suo comportamento con la assenza di pezza giustificativa e con, a sua detta, ‘ordini tassativi della direzione sanitaria’.

“Quale formazione è stata fatta?”

“Alla richiesta di chiedere informazioni presso la struttura di erogazione, che non aveva rilasciato documentazione attestante, sulla corrispondenza della data di prenotazione, il “sorvegliante” – incalza Celia – si ostinava nel diniego di accesso con toni e comportamenti certamente non consoni ad un incaricato di un servizio di una struttura pubblica. Corre l’obbligo di evidenziare che anche la Direzione Sanitaria, a cui mi ero rivolta, non interveniva né a censurare tale comportamento né a prestare aiuto ad una persona in difficoltà, in stato di evidente agitazione e con un forte dolore precordiale.

Il risultato era un infarto del miocardio. E debbo ringraziare il direttore del Pronto Soccorso, l’unico che incontrandomi nei corridoio in stato evidente di malessere, mi supportava nel percorso di malattia. Questi i fatti. A questo punto mi chiedo quali siano stati i criteri utilizzati per l’arruolamento del personale. Quale formazione è stata fatta? Quale supervisione nei loro confronti? Spero che venga promossa un’indagine da parte della Direzione sanitaria su quanto a me accaduto per far sì che vicende simili non debbano mai più ripetersi”.

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