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La ‘ndrangheta vince: bisogna chiedersi il perché…

Sergio De Caprio

“Chiedere a chi ha la responsabilità di combattere la guerra contro la criminalità organizzata il motivo per il quale non vincono questa guerra”. Lo ha detto ieri a Cosenza “Capitano Ultimo”, il colonnello Sergio De Caprio, l’uomo che catturò il boss Totò Riina. Le sue parole sono state pronunciate da sotto ad un cappuccio, per mascherare la sua identità e proteggersi da eventuali ritorsioni. Perché quello che ha compiuto quest’uomo rappresenta l’apice di chi ogni giorno combatte la mafia.

Come lui, in Calabria, c’è chi la guerra la fa, come il procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri. Il caso vuole, ma caso non è, che entrambi utilizzino lo stesso concetto per definire forza e limiti della criminalità organizzata: i cittadini devono dire basta e chiedere conto.

“I calabresi devono denunciare e noi li aiuteremo”, ripete spesso Gratteri, mentre “Capito Ultimo” sottolinea la necessità di chiedersi il perché la guerra non si vince. I cittadini devono esigere di sapere se si tratta di carenze di uomini e mezzi o se è la semplice carenza di volontà. La classe politica, che spesso viene corrotta nel sistema burocratico ed amministrativo, si fa trovare con le mani in pasta e si occupa di postazioni e potere. Poi, però, ottenute le postazioni ed il potere, si occupa di allargarlo e diffonderlo ai fidelizzati. Insomma, tutto fa la politica, apparentemente, che occuparsi di affrontare seriamente la vera piaga del Paese, che poi ricade pesantemente sulla Calabria.

Serve perciò, e su questo chi combatte la mafia non ha dubbi, che i cittadini impongano il loro diritto alla giustizia ed alla legalità, rifiutando l’omertà e la complicità verso soggetti che devono dare conto delle responsabilità che si assumono ricevendo nelle proprie mani la fiducia degli elettori. Loro, Gratteri e “Capitano Ultimo” e chi come loro, nel tempo libero frequentano scuole ed università, provando ad indicare una seria alternativa alle nuove generazioni calabresi. In fondo, per quanto al momento la ‘Ndrangheta possa apparire invulnerabile, chi la combatte quotidianamente è consapevole che si può spazzare via. Come? Prima di tutto è questione di volontà.

a.m.

Redazione Calabria 7 

© Riproduzione riservata.

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