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La perizia sul Ponte Morandi e sulla statale 280: “Calcestruzzo scadente e acciaio ossidato”

di Gabriella Passariello- Che ci fossero una serie di omissioni, mancati controlli, anomalie nei lavori di ristrutturazione del secondo lotto del Ponte Morandi e di un tratto della statale 280, detta dei “Due Mari”, che collega il capoluogo all’autostrada A2 era già emerso nell’avviso di conclusione delle indagini della Dda di Catanzaro “Brooklyn” (LEGGI), che ha portato sotto inchiesta tre imprenditori, una dipendente, un finanziere, un ingegnere e un geometra dell’Anas, oltre ad una società (LEGGI). Quello che di nuovo emerge è che quanto venuto fuori dal 415bis altro non era che una parte della perizia depositata adesso agli atti nella sua integralità, una consulenza i cui esiti, sono condensati in circa ottanta pagine per nulla rassicuranti. A firmarla l’ingegnere Vincenzo Esposito nominato dal sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro Veronica Calcagno, al quale viene riferito, nero su bianco, l’esistenza di una documentazione alquanto lacunosa in violazione delle normative vigenti in materia.

“Non ci sono diversi atti previsti per legge”

In base alla perizia, non esistono riscontri sull’asportazione degli spessori di calcestruzzo degradati, nessuna prova sulla verifica della pulizia delle armature scoperte ed oggetto di fenomeni corrosivi né tantomeno è possibile stabilire un corretto posizionamento di eventuali armature aggiuntive e di controlli sull’adeguatezza della pulizia del supporto prima dell’esecuzione della malta. In altre parole, non si trovano diverse carte di interventi strutturali riguardanti un’opera di riconosciuto valore storico con una funzione strategica e determinante per l’attuazione dei piani emergenziali vigenti nel capoluogo calabrese, “ristrutturazione di un’infrastruttura che è di per sè un monumento dell’ingegneria italiana dei ponti”. Nella documentazione acquisita non sono stati riscontrati dei documenti tecnici fondamentali per l’esecuzione di opere pubbliche: dall’autorizzazione sismica, al giornale dei lavori”, né controlli in corso d’opera sulla qualità della malta utilizzata e delle lavorazioni previste, in relazione all’idonea preparazione del supporto e delle demolizioni dello strato contaminato da eliminare.

Aderenza della malta non conforme e armature ossidate

Il piano di indagine ha rilevato una non conformità della misura dell’aderenza della malta di ripristino, la presenza di strati di calcestruzzo carbonatati al di sotto di molta parte della malta di ripristino ancora esistenti, crepe diffuse, in parte concentrate nelle zone di spigolo e armature ossidate. “Quanto riscontrato consente di concludere che le lavorazioni eseguite non risultano conformi agli standard di qualità e prestazioni richiesti dal progetto e quindi dal Capitolato speciale d’appalto”.

“Il calcestruzzo scadente”

In relazione ai muri posti in uscita dalla Galleria Sansinato, in direzione Lamezia terme, in base agli accertamenti documentali eseguiti e alle indagini di laboratorio sui manufatti e sui materiali adoperati per i ripristini, il perito è arrivato alla conclusione dell’esistenza di carenze strutturali. Non è cambiato molto, a giudizio del perito, il lavoro eseguito su alcune parti già degradate, tant’è che gli interventi realizzati non hanno comportato una riduzione dei livelli di sicurezza preesistenti . L’iter amministrativo avrebbe dovuto prevedere una preventiva richiesta di autorizzazione sismica dai competenti settori del Genio civile per l’inizio lavori che non risulta agli atti. Tra l’altro dai controlli eseguiti sulle opere realizzate dalla Tank srl, l’ingegnere ha potuto rilevare la presenza di barre di armature all’interno del paramento murario fortemente ossidate, scarso livello di aderenza della malta applicata, presenza di un elevato livello di fessure sul parametro ricostruito. A questi difetti vanno poi aggiunte le carenze del supporto non rilevate prima e durante la messa in opera del progetto.  A giudicare dalle condizioni in cui versa il paramento murario che presenza numerose lesioni sia in corrispondenza delle armature e sia a forma di “ragnatela” è ragionevole pensare che le prescrizioni previste dal Capitolato speciale non siano state rispettate. Inoltre, secondo gli esiti della consulenza, le indagini eseguite dimostrano che il calcestruzzo risulta scadente, degradato non correttamente asportato. “Non vi sono certezze sull’esecuzione di applicazioni pilota per la verifica dei materiali applicati da parte del direttore dei lavori né sull’esecuzione di campioni per accertare l’efficacia di ogni fase realizzativa da parte dello stesso” o sulla misurazione del corretto dosaggio dell’acqua. L’ingegnere chiarisce che i materiali per uso strutturale adottati in appalto sono stati tutti correttamente prequalificati dal direttore dei lavori, dotati di marcatura Ce, conformi alle prescrizioni di progetto e alle richieste del capitolato speciale di appalto, ma per verificare le caratteristiche salienti dei principali materiali Azichem utilizzati, il perito “ha comunque previsto dei controlli di laboratorio.

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