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La piccola Noemi privata dell’assistenza, ci pensa il Tar. La mamma: “Battaglia durata 3 anni”

Si parla di continuo di tutela dei minori, soprattutto se si trovano in condizioni di disabilità. Molte volte, però, alle parole non seguono i fatti e non rimane altro, che rivolgersi ad un giudice per vedersi riconosciuto un diritto.  E’ quello che è successo alla piccola Noemi, di soli 5 anni, affetta fin dalla nascita da atrofia muscolare spinale con cifosi dorso-lombare, che ha dovuto attendere ben tre anni, perché le venisse riconosciuto il diritto al servizio di assistenza per l’autonomia e la comunicazione previsto per legge nelle trentasei ore settimanali a supporto del suo percorso scolastico nell’Istituto  comprensivo “Gioacchino da Fiore” nel Cosentino. Una figura specialistica, che non ha nulla a che fare con l’insegnate di sostegno, ma necessaria per la promozione del benessere e dell’inclusione in classe dei minorenni diversamente abili, facilitando la comunicazione e la conoscenza reciproca di gruppo.  I genitori di Noemi avevano presentato il 5 ottobre 2016 istanza al Comune, il solo titolato ad attivare il servizio, una domanda reiterata in seguito più volte e di fronte alla quale l’Ente territorialmente competente è rimasto silente. Nonostante le chiare previsioni contenute nel piano individualizzato, nelle quali era prevista a monte l’assegnazione dell’assistenza all’autonomia e alla comunicazione, la bambina è diventata destinataria del servizio solo attraverso una battaglia legale portata avanti con fermezza dall’avvocato Antonello Talerico e che si è conclusa con una vittoria dinnanzi Tar. Il Tribunale amministrativo regionale per la Calabria ha condannato l’Ente di San Giovanni in Fiore a disporre l’attivazione del servizio di assistenza per l’autonomia e la comunicazione in favore di Noemi. “Finalmente mia figlia ha vinto una delle tante battaglie che la vita le ha riservato” ha commentato la mamma di Noemi al suo legale difensore saputo l’esito della sentenza. Finalmente io e mio marito potremo vedere nostra figlia frequentare la scuola dell’infanzia come tutti i bimbi normali. E’ una bimba dolcissima e molto intelligente, capiva la situazione e soffriva nel vedere i suoi amichetti andare a mensa o giocare fuori la scuola il pomeriggio, mentre lei purtroppo, priva dell’assistenza, doveva tornare a casa, ma a noi non diceva nulla”.

g. p.

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