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La politica nel mirino dell’inchiesta “Basso Profilo”, i risvolti e il caso Catanzaro

di Bruno Mirante – L’inchiesta “Basso Profilo”, condotta dalla Dda di Catanzaro, che vede indagato l’ormai ex segretario nazionale dell’Udc, Lorenzo Cesa, si è abbattuta sulle trattative di governo a pochi passi dalla chiusura. Sfuma di fatto l’ipotesi “di prospettiva” teorizzata dal premier Giuseppe Conte, quella di dare vita a un contenitore politico di centro in cui tenere dentro democristiani, liberali e socialisti. Le parole dei partner di governo dal ministro Di Maio, all’attivista Di Battista, non lasciano spazio a eventuali interlocuzioni “con chi è indagato non per diffamazione, ma per reati gravi”. Al governo giallorosso, ora toccherà trovare nuovi interlocutori per scongiurare lo spettro del ritorno alle urne: in queste ore al Nazareno si lavora per convincere gli ex compagni di partito transitati in Italia Viva, ma anche quel Centro Democratico di Bruno Tabacci che ha recentemente accolto tra le sue fila l’ex governatrice di centrodestra del Lazio, Renata Polverini.

Regione Calabria senza Talarico, deleghe a Spirlì?

Ma le conseguenze politiche dell’operazione della direzione distrettuale antimafia si manifestano anche sul governo regionale e sulle elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale del prossimo 11 aprile. Anzitutto il presidente facente funzioni dovrà decidere se sostituire l’assessore Franco Talarico, finito ai domiciliari, o se avocare a sé le pesanti deleghe che la compianta presidente Santelli aveva assegnato al politico lametino, segretario regionale dello Scudocrociato: Bilancio e Personale. Con l’ente regionale in  regime di prorogatio Spirlì dovrebbe optare per la prima ipotesi. A Talarico sarebbe spettato il compito di formare la lista ammiraglia del partito. A questo punto è in discussione la partecipazione stessa dell’Udc alla competizione elettorale regionale.

Il “caso Catanzaro”

Tra i destinatari delle misure cautelari nel procedimento “Basso profilo” c’è Tommaso Brutto, che fino allo scorso dicembre ha ricoperto il ruolo di capogruppo Udc nel Consiglio comunale del capoluogo di regione. Brutto ha presentato le dimissioni a suo dire “per ragioni personali e di salute” non prima di accogliere nel gruppo consiliare dello scudocrociato (dopo una resistenza durata mesi) i consiglieri comunali Giovanni Merante (neo segretario provinciale del partito) e Antonio Trifiletti (recentemente nominato capogruppo) entrambi estranei all’inchiesta. Qualche giorno fa inoltre anche il consigliere Enrico Consolante (Catanzaro con Sergio Abramo) –  anche egli estraneo all’inchiesta –  ha lasciato il gruppo che fa riferimento al sindaco per transitare nell’Udc. La formazione di un gruppo consiliare di tre unità per un partito rappresentato nella  giunta regionale di centrodestra proprio dal segretario regionale Franco Talarico, avrebbe aperto all’ipotesi di un eventuale rimpasto indirizzato a schiudere le porte dell’Esecutivo comunale a un rappresentante del partito catanzarese. Ora l’eventualità appare più remota.
Tra i politici finiti nelle maglie dell’inchiesta vi è anche il figlio di Brutto, Saverio, assessore comunale a Simeri Crichi. Quest’ultimo ha ricoperto il ruolo di componente della struttura tecnico-amministrativa del presidente della Provincia di Catanzaro, Sergio Abramo, fino all’ottobre scorso quando ha lasciato l’incarico.

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