La prova di forza di Abramo e l’attesa di Tallini

di Danilo Colacino – La gratitudine, sentimento nobile, ma spesso citato a sproposito. Soprattutto in politica, in cui il mutare degli eventi – sovente anche molto repentino – determina cambi di posizionamento che poco o nulla tengono in conto i rapporti interpersonali e i favori del passato. Neppure denotando, se è per questo, la lungimiranza dei comportamenti che il più delle volte non sono di certo inappuntabili sotto il profilo dell’opportunità.

Fin qui un’enunciazione di principio, potremmo dire, che però scende sul terreno della concretezza se si ragiona sull’attuale situazione a Palazzo De Nobili. Un ente che nella sua amministrazione e nella maggioranza al governo cittadino sta attraversando una fase di caos (citazione letterale di una recente affermazione a mezzo stampa del coordinatore provinciale di Forza Italia, Mimmo Tallini) con pochi precedenti da metà degli anni Duemila a oggi. Tanto è vero che è proprio di queste ore il tentativo di calmare i mari procellosi nel centrodestra catanzarese con il moltiplicarsi degli appelli all’unità.

Fin qui un’enunciazione di principio, potremmo dire, che però scende sul terreno della concretezza se si ragiona sull’attuale situazione a Palazzo De Nobili. Un ente che nella sua amministrazione e nella maggioranza al governo cittadino sta attraversando una fase di caos (citazione letterale di una recente affermazione a mezzo stampa del coordinatore provinciale di Forza Italia, Mimmo Tallini) con pochi precedenti da metà degli anni Duemila a oggi. Tanto è vero che è proprio di queste ore il tentativo di calmare i mari procellosi nel centrodestra catanzarese con il moltiplicarsi degli appelli all’unità.

Il tentativo di prova di forza di Abramo. C’è un dato che forse colgono soltanto gli addetti ai lavori o gli esperti di faccende comunali: il riferimento di Abramo alle “mani libere”. Uno slogan di grande efficacia come tanti altri del resto di un sindaco che ha particolare dimestichezza con il linguaggio mediatico. Ma, attenzione, perché le due parole accostate suonano – nel gergo abramiano – come preavviso, o comunicazione, di uno “sfratto” appena avvenuto. Il sindaco le “sbandierò” infatti con enfasi nel periodo immediatamente post alla clamorosa rottura con un rappresentante di primissimo piano del mondo imprenditoriale locale e un intero pezzo, pregiato, della sua vecchia area di riferimento in occasione delle Amministrative del 2017.

Uno “strappo epocale” per la piccola realtà catanzarese, che somiglia tanto a quanto ha in mente lo stesso Abramo ora. Una mossa ardita, che starebbe meditando da tempo. Ai danni di chi? Semplice, del “principale azionista” della sua ennesima vittoria: Tallini. Sì anche se fioccheranno le smentite dei diretti interessati, magari citando la mediazione con trattative febbrili sulla candidatura nel centrodestra alla presidenza della Regione. A riguardo Abramo vede se stesso in pole, ma se proprio alla fine dovesse fare dietrofront – seppur obtorto collo, sia chiaro – non recederebbe dall’ipotesi di un aspirante governatore del capoluogo con il nome dell’on. Wanda Ferro, caldissimo per una serie di ragioni. Non ultima quella di uno sponsor eccellente quale il senatore Giuseppe Mangialavori, astro nascente del centrodestra calabrese nelle previsioni destinato a un radioso futuro politico. Assai meno probabili, per non dire meramente accademiche, le ipotesi Piero Aiello e Baldo Esposito, che però sarebbero gradite a un sindaco alla fine costretto, per così dire, a rinunciare all’auto-proclamazione.

L’apertura di Tallini in versione Quinto Fabio Massimo, il temporeggiatore. Al di là di ogni considerazione, chissà se la santa alleanza fra Tallini e Abramo è ancora rinnovabile. Di sicuro, per adesso, c’è solo che il primo ha preso tempo con un’intervista in cui getta acqua sul fuoco divampato per l’imprimatur alla Cittadella, scegliendo peraltro un canale mediatico molto gradito e vicino al secondo com’è noto ai più. Prove tecniche di pace? Può darsi.

Quello che Abramo sa. Spigolature da notisti a parte, anche il sindaco è conscio che la decisione di rompere con il grande socio della coalizione sarebbe azzardata. E a suggerirglielo, peraltro, è anche qualcuno, molto avveduto, da lui ascoltato. Una figura che conosce bene le risorse del maggiorente forzista, attualmente membro dell’assemblea regionale.

Uno, insomma, che ricorda come non abbia avuto gran sorte chi in passato nel centrodestra abbia tentato di affrancarsene. Staremo allora a vedere se prevarrà l’Abramo del “o con me o contro di me” o il suo Avatar più pacato e dialogante.

L’allontanamento di Sergio Dragone. Il fatto è ormai datato, ma va citato per il parallelismo tracciabile nella fase turbolenta attraversata con Tallini. C’era una volta… una solida collaborazione con il consigliere politico Dragone, promosso dal ruolo di capo ufficio stampa del Comune, salvo poi sbrigativamente congedato – per non dire scaricato – a causa di sopravvenute divergenze personali.

Eppure, per almeno un lustro, era complicato trovare una foto o una ripresa del sindaco senza accanto il fido responsabile della comunicazione, e non solo, che tutti riconoscevano come uno degli strateghi dei più recenti successi abramiani. Un merito che, evidentemente, non deve essere bastato al Sergio giornalista, tuttavia in vista della quiescenza lavorativa “confinato” all’ufficio stampa del Politeama. Postazione di prestigio, peraltro occupata già da anni, da cui non è stato rimosso malgrado il gelo come premesso improvvisamente calato con il vertice di Palazzo De Nobili.

È noto, però, come il sindaco non vada molto per il sottile e mal sopporti lacci e laccioli imposti da alleati e compagni di viaggio che saluta appena può. Solo che stavolta non ci sono più in ballo unicamente i rapporti personali, bensì quelle “geometrie variabili” – per dirla ancora con Tallini – nella compagine a sostegno di Abramo stesso.

Una squadra che se perderà il “capitano-non giocatore” (ovvero Tallini, auto-esiliatosi dal civico consesso non ricandidandosi) dovrà compiere un prodigio per restare in piedi e poi tentare la scalata ai piani alti della Cittadella. Un triplo salto mortale senza rete, insomma.

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