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La Regione “spinge” per Tropea Capitale italiana della Cultura 2022. Intanto, a Reggio…

di Mario Meliadò – Niente da dire, in Calabria siamo bravissimi a non andare d’accordo neppure quando siamo da soli, a fare la scissione dell’atomo, a non comprendere che l’azione sociopolitica è fatta anche (principalmente, diremmo) di tempistica. Ci siamo riusciti tante volte. A quanto pare, ci stiamo riuscendo anche su un progetto ambizioso: esprimere una cittadina calabrese come “Capitale italiana della Cultura”.

LO STATO DELL’ARTE

Bisogna innanzitutto dare uno sguardo “fuori dal guscio”: nel 2020 la Capitale italiana della Cultura è stata Parma, in Emilia Romagna. Una città con tante frecce al suo arco: fu capitale del Ducato di Parma e Piacenza, è città universitaria più o meno dall’anno Mille, è sede dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare. E poi tanta arte, dalla Cattedrale di Santa Maria Assunta al complesso di San Giovanni Evangelista fino al magnifico Teatro Farnese (vedi foto), unico esempio al mondo di teatro interamente in legno di grandi dimensioni.
La circostanza indubbiamente singolare è che Parma rivestirà il ruolo di Capitale italiana della cultura anche per il 2021: è il dl Rilancio a sancirlo, visto l’«attuale contesto emergenziale» al tempo stesso evidenziando che entro fine luglio occorrerà formalizzare le candidature a Capitale italiana della Cultura per il 2022, garantendo così «uno spazio temporale più ampio» ai territori interessati. Verrebbe da dire “alle città” interessate, ma sarebbe un’espressione non appropriata: possono infatti candidarsi al ruolo anche Città metropolitane e Unioni di Comuni.
Dopo il primo step, entro il prossimo 12 ottobre una giuria d’esperti selezionerà i progetti finalisti, al massimo dieci.

ODG, OK UNANIME

Da ieri, la Calabria è “in ballo”, almeno ufficiosamente, e punta i suoi riflettori su Tropea (come accennato, entro il 31 luglio andrà invece formalizzata la candidatura della gemma del Vibonese con l’invio del dossier definitivo), già famosa in tutto il mondo come gettonatissima località balneare e prodotti tipici come la rinomata “cipolla rossa di Tropea”. Tropea già aveva aderito al bando per la designazione della Capitale della Cultura 2021, insieme ad altre 43 città: ma – come da possibilità prevista dal “decreto Rilancio” nel confermare contestualmente Parma per l’anno prossimo – è rimasta in lizza per il primo anno utile, cioè appunto il 2022.

In coda alla seduta del Consiglio regionale, infatti, è stato discusso e coralmente varato uno specifico ordine del giorno, inserito fra i punti in discussione all’inizio della sessione d’Aula e recante le firme del presidente d’Assemblea Mimmo Tallini e dei capigruppo rispettivamente di Santelli Presidente, Fratelli d’Italia e Lega Vito Pitaro, Filippo Pietropaolo e Tilde Minasi.

Nel porre l’accento sulle «bellezze paesaggistiche» e gli «originali aspetti storici e culturali» che caratterizzano Tropea, evidenzia l’ordine del giorno a supporto che «il titolo di “Città italiana della cultura”, oltre al grande prestigio internazionale, comporta anche l’assegnazione di un finanziamento di un milione di euro per la realizzazione del calendario degli eventi» e «rappresenta una straordinaria occasione di sviluppo» per l’intera Calabria, che candida al ruolo «uno dei suoi luoghi-simbolo», un formidabile «crocevia di culture che hanno segnato il cammino della civiltà e della storia»

Tropea e l’intera Costa degli Dei – si dà atto, ancòra, nel documento – sono state peraltro amate e vissute da personaggi straordinari, da Giuseppe Berto (scrittore autore tra l’altro di “Anonimo veneziano”) a Raf Vallone (attore tropeano “doc”, protagonista nell’indimenticabile film di Giuseppe De Santis “Riso amaro” e fra i “belli” del cinema italiano di tutti i tempi), ispirando nel corso del tempo «una moltitudine d’artisti e uomini di cultura». D’altro canto, «avviandosi a una situazione di Covid-free» la Calabria è munita dei requisiti giusti per «ospitare in tutta sicurezza gli eventi culturali e spettacolari previsti nel 2022».

L’ANOMALIA

Tra le altre considerazioni, si legge nel documento approvato a voti unanimi dal Consiglio «che la candidatura della Città di Tropea è l’unica espressa dalla Calabria e che pertanto rappresenta unitariamente tutto il territorio regionale». Peraltro, come s’è visto la candidatura di Tropea è risalente nel tempo; e lo stesso ordine del giorno varato all’unanimità durante il Consiglio regionale di ieri era stato depositato più di un mese fa (il 12 giugno, per la precisione).
…Solo che giusto in queste ore La Strada – movimento che esprime in Saverio Pazzano il suo candidato “civico” a sindaco di Reggio Calabria – un po’ incredibilmente realizza una videoconferenza Facebook sul tema Verso Reggio Calabria Capitale italiana della Cultura, in collaborazione coi movimenti DemA e Possibile, che supportano la “corsa” di Pazzano verso Palazzo San Giorgio.
Ne dialogheranno proprio con lo scrittore e movimentista l’assessore comunale alla Cultura di Parma (lupus in fabula…) Michele Guerra, nella foto, e la responsabile Cultura di Possibile Francesca Druetti, in un momento di confronto moderato dal direttore culturale de “La Strada” Fabio Domenico Palumbo.

Chiaramente, si tratta di un orizzonte che si auspica per la città di Reggio, quasi una mera provocazione, non del germe di una candidatura vera e propria che non ci sarebbero ormai neanche più tempi (poco più di due settimane) per partorire.

LA COSTANTE

In questa sequenza d’eventi, provocazioni culturali o meno, rimane un dato: non sarebbe meglio che ogni soggettività calabrese (non per forza politica) impegnasse il proprio network relazionale a favore di quella che è l’unica candidatura effettivamente in campo, quella di Tropea? Anche dal punto di vista cronologico, non suona forse stonato parlare di un’ipotetica, futuribile candidatura di un’altra città neanche 24 ore dopo il “sì” corale del Consiglio regionale al supporto della “corsa” tropeana? Da ultimo: ma in un territorio metropolitano già non smisurato (550mila abitanti), quello reggino, associazioni e movimenti non farebbero bene a “fare rete” già localmente, ad esempio federandosi e unendo i propri sforzi per dare linfa e credibilità al tentativo già annunciato, con un orizzonte e soprattutto una tempistica degni d’attenzione, di fare della Locride la Capitale italiana della Cultura ma per il 2025?
In definitiva: possibile che persino quando si tratta di fare massa critica per rendere realistico un obiettivo ormai definito, e relativamente vicino nel tempo, torni indefettibile la “costante” del voler guardare solo al proprio orticello, del disperdere energie e attenzione pur di gettare qualche sasso nello stagno?

© Riproduzione riservata.

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