La siccità in Italia è già a livelli critici: crisi idrica alle porte in diverse regioni

La situazione in Sicilia e Sardegna è emergenziale, ma l'assenza di pioggia e neve mette a rischio anche le regioni centrali e settentrionali
acqua in calabria

L’Italia e il resto d’Europa sono minacciate dalla siccità. Le temperature record raggiunte in tutto il 2023 e a gennaio 2024 sono state accompagnate da una grave carenza di precipitazioni, con poca neve e una quasi totale assenza di piogge. In Sicilia e Sardegna sono già state prese contromisure per affrontare una crisi idrica che minaccia di allargarsi in fretta al resto del paese.

Stato di allarme

Stato di allarme

Secondo i dati dell’Osservatorio europeo sulla siccità, riportati dall’Associazione dei consorzi gestione e tutela del territorio e acque irrigue (Anbi), il 16,1% dell’Europa è ormai minacciato da siccità grave e l’1,2% dei territori si trova già in stato di allarme. In particolare si tratta delle regioni spagnole della Murcia e Valneciana, dell’isola di Maiorca e, in Italia, della Sicilia. Inoltre, in Catalogna sono già state attivate misure di razionamento dell’acqua, a causa dell’assenza di piogge significative da tre anni.

Nel nostro paese, la Sicilia ha attivato una task force per reagire alla siccità, mentre in Sardegna sono state imposte limitazioni all’uso dell’acqua in campo agricolo, a causa dei bacini pieni solo al 50%, con un deficit del 23% rispetto alla media degli ultimi 14 anni e 440 milioni di metri cubi in meno rispetto ai livelli del 2023. Una situazione altrettanto difficile sta colpendo anche Basilicata e Puglia, dove manca rispettivamente il 40% e il 44% di acqua rispetto allo scorso anno.

Nonostante le Isole e il Sud siano, per ora, le aree più colpite, il rapporto dell’Anbi segnala come “la scarsità di precipitazioni e l’assenza di neve lungo la dorsale appenninica stanno velocemente disegnando uno stato di grave sofferenza idrica per le regioni peninsulari, più accentuato al Sud, ma in costante allargamento verso le regioni centrali”, in particolare in Abruzzo, Umbria e Lazio.

Non sono salve nemmeno le regioni del Nord, dove l’Anbi segnala diverse criticità in particolare nei bacini piemontesi, in Liguria e in Emilia Romagna, dove i dati hanno mostrato una “esemplare rapidità” nel calo dei livelli dei fiumi, nonostante l’alluvione che ha colpito la zona tra maggio e giugno 2023. Anche i fiumi della Toscana sono ampiamente sotto la media degli scorsi 20 anni, mentre il Nord-Est è per ora fuori pericolo, grazie alle precipitazioni sopra la media e una quantità di neve nella norma su Dolomiti e Prealpi.

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