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La siccità minaccia la Calabria, scatta l’allarme: “Catanzaro e Crotone le aree più a rischio”

Franco Aceto

Le immagini del letto del Po, prosciugato per metà, e di tanti altri fiumi italiani sono emblematiche. L’allarme siccità che sta colpendo la penisola aumenta ogni giorno di più, e si amplifica soprattutto col trascorrere dei giorni e l’innalzamento delle temperature. A risentirne è anche e soprattutto il comparto agricolo che già sta contando danni per centinaia di milioni di euro. Se la situazione nel Nord Italia è realmente drammatica, in Calabria è lievemente migliore ma non c’è da stare tranquilli.

Se poi, a tutto questo, si aggiungono i riflessi della guerra in Ucraina e il costo alle stelle dei carburanti, si comprende bene come i timori degli addetti ai lavori siano più che giustificati. Ne abbiamo parlato con il presidente regionale di Coldiretti, Franco Aceto che ha fatto un quadro quanto mai chiaro e a tratti sconcertante della situazione.

Allora, presidente, al Nord la siccità sta erodendo le risorse, in Calabria qual è lo stato dell’arte? Il settore sta reggendo?

“Per il momento sì, ma a lungo andare, qualora fosse questo il trend, ci troveremo anche noi in profonda sofferenza. Ad ogni modo, allo stato attuale, grazie al lavoro costante e continuo dei consorzi di Bonifica, le condizioni sono migliori rispetto a quelle che si vedono nelle regioni del Settentrione. Certamente, le riserve di acqua sono molto più ristrette rispetto agli anni passati e questo non può non portare ad una riflessione sul futuro”.

Quali sono a suo giudizio le aree più a rischio?

“Qualche problema lo abbiamo registrato nelle province di Catanzaro e Crotone ma è giusto specificare che lì è dovuto alla manutenzione da parte della multinazionale che produce energia idroelettrica in virtù di una convenzione stipulata con la Regione addirittura negli anni ’60”.

Lei, quindi, la ritiene ampiamente inadeguata allo stato attuale. Pertanto qual è l’obiettivo di Coldiretti?

“Assolutamente sì, il mondo è completamente cambiato rispetto a 60 anni fa, le esigenze agricole sono ben diverse e di questo non si può non tener conto. Ecco perché, come categoria, stiamo spingendo per rivedere la convenzione col principio naturale del flusso dell’acqua: potabile, agricolo e poi per altre attività, come ad esempio la produzione di energia”.

E in quanto ad estensione degli ettari coltivati c’è una flessione o un incremento? E quale sarebbe il motivo nell’uno o nell’altro caso?

“Guardi, rispetto al passato riscontriamo una minore superficie di terreno coltivato e ciò è dovuto alla crisi che sta vivendo il settore agricolo. Molte aziende stanno avendo enormi difficoltà ad acquistare il gasolio con i prezzi alle stelle ormai da mesi, nonostante fossero stati calmierati, seppur per un brevissimo periodo, dal governo. Stiamo assistendo ad una speculazione sui carburanti che sta danneggiando non solo il settore agricolo ma tutta l’economia italiana. Tant’è che altre realtà hanno deciso di limitare la produzione ed altre ancora di bloccarla completamente non avendo risorse economiche per andare avanti”.

E questo è anche un riflesso del conflitto in Ucraina?

“Chiaramente. Ad esempio una tipologia di concime il cui prezzo prima della guerra si aggirava sui 30-40 euro adesso supera abbondantemente i 100, toccando anche la soglia dei 130 euro. Pertanto, molte aziende, non avendo la certezza di vedersi riconosciuto alle proprie produzioni un prezzo adeguato ai costi delle stesse hanno inevitabilmente ridotto le loro coltivazioni”.

Come si può intervenire a livello pratico?

“Intanto tutta questa situazione impone una presa di coscienza forte da parte soprattutto delle istituzioni. La nostra regione è tendenzialmente vocata all’attività agricola che è l’unica vera che può fungere da motore trainante dell’economia locale. Ma per fa questo è necessario che ci sia l’acqua e in Calabria abbiamo una immensa riserva però questa deve essere catturata con lo scopo di essere rilasciata per affrontare eventuali situazioni critiche. Per essere chiari: la Calabria ha talmente tanta acqua che potrebbe fare la differenza rispetto a tante altre regioni italiane”.

Il problema è però che una rilevante parte si perde per strada…

“Esatto, ed ecco il motivo per il quale serve investire sui bacini, sulle reti idriche pianificando il futuro. Però è necessario crederci, anche perché stiamo vivendo in questi ultimi anni una congiuntura economica sfavorevole e non vuol dire che finirà presto o che una volta superata essa non possa ripresentarsi. Ecco perché dobbiamo farci trovare pronti”. (f.p.)

© Riproduzione riservata.

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