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La7 ed il “caso Iannazzo”: Lamezia Terme è terra d’omertà?

LA7_IANNAZZO

di Mario Meliadò

Il boss Vincenzino Iannazzo, considerato il capobastone di lungo corso della ‘ndrina di Sambiase alleata coi potenti Giampà di Lamezia Terme, lascia il penitenziario di Spoleto e torna sulla piazza lametina. La cosa è ormai nota da un po’, ma “Non è l’arena” di La7 è tornata sul punto ieri sera, facendo trapelare almeno due elementi: che la Calabria nel suo complesso sia rimasta una terra d’omertosi e che il sistema paragiudiziario che va dall’esecuzione della pena alla designazione dei vertici del Dap, il Dipartimento Amministrazione penitenziaria, vada completamente rivisto.

“CROCIATA” TV

Per avvalorare il “punto 2” Massimo Giletti, come spesso gli accade, ha utilizzato varie leve (insieme al “punto 1”, come un grimaldello).

Per esempio, le voci variamente autorevoli di due magistrati-politici come Luigi de Magistris (oggi sindaco di Napoli al secondo mandato e leader della rete civica DemA, ieri pm “di frontiera” a Catanzaro di casi come “Toghe lucane”, “Poseidone” e “Why not?”) e Alfonso “Fofò” Sabella (pm antimafia del “pool” palermitano di Gian Carlo Caselli, oggi giudice del Tribunale del Riesame a Napoli, dopo una parentesi da assessore alla Legalità a Roma, nella giunta Marino dopo l’esplosione di “Mafia Capitale”, e il libro “Capitale infetta” pubblicato in tandem col giornalista del “Fatto Quotidiano” Giampiero Calapà).

E soprattutto, è ormai questione antica la “crociata” del programma di La7 contro la scelta del Guardasigilli Alfonso Bonafede d’indicare al timone del Dap il magistrato potentino Francesco Basentini (dimessosi dai vertici del Dipartimento ormai il 30 aprile scorso) anziché lo storico pm antimafia palermitano Nino Di Matteo.

 L’ANTEFATTO: IL “CASO” DI MATTEO

 Proprio Di Matteo, da membro togato del Consiglio superiore della magistratura fece “esplodere” il caso con l’ormai celebre telefonata proprio a Massimo Giletti all’inizio di maggio. Secondo Di Matteo, il ministro della Giustizia si sarebbe rimangiato la nomina in pectore alla luce delle informazioni diramate dal Gom, il Gruppo operativo mobile della Polizia penitenziaria, secondo le quali alcuni importanti capimafia avrebbero accolto assai negativamente le indiscrezioni sulla possibile nomina dell’ex pm palermitano.

Difficile dire se la decisione di Bonafede sia arrivata per questa ragione, ma le reazioni critiche di cui s’è tanto parlato sono vere: il 27 giugno dello scorso anno, il “Fatto Quotidiano” pubblicò anche le singole frasi raccolte dal corpo speciale della Polizia penitenziaria. Tanti i reclusi, pure all’ergastolo – fattispecie singolare – , che si lamentavano delle conseguenze dell’ormai probabile incarico a Nino Di Matteo.

«Pezzi di merda!, mafia e solo mafia, non hanno altri argomenti, non hanno capito che se ci toccano, altro che proteste vedranno», esclamava ad esempio Giuseppe Guarino, membro di spicco del clan Bottaro-Anastasio di Siracusa.

 “FUORI” E DI NUOVO “DENTRO”

La notizia della scarcerazione di Iannazzo, invece, non è certo di ieri; al punto che già a metà maggio il giornalista-massmediologo Klaus Davi aveva tentato d’intervistarlo nella lussuosa abitazione di Sambiase in cui “ ‘U Moretto” aveva fatto ritorno per via del rischio Covid: il boss lametino risultava particolarmente a rischio-contagio in quanto ultra65enne, trapiantato e affetto da una patologia che ne aveva inficiato il sistema immunitario, e pertanto andava scarcerato e assegnato ai (lussuosi) domiciliari, per come statuito dalla Seconda sezione della Corte d’assise d’appello di Catanzaro su istanza dei legali di Iannazzo, gli avvocati Salvatore Cerra e Mario Murone.

Una decisione – a dispetto della richiesta uguale e contraria della Procura generale, orbata da mesi del pg Otello Lupacchini su decisione del Csm, dopo le note polemiche col procuratore distrettuale Nicola Gratteri – che gli consentì di lasciare il carcere umbro di Spoleto.

Sarà appena il caso di ricordare che il 9 luglio del 2018 Vincenzino Iannazzo era stato condannato in secondo grado di giudizio a 14 anni e mezzo di reclusione nel processo “Andromeda”, che faceva seguito al blitz del 2015 contro gli Iannazzo (appunto) e i Cannizzaro-Daponte: in primo grado, nel 2017, al boss di Sambiase erano stati inflitti 18 anni di reclusione. In tutto ciò, va detto però che la sera di sabato scorso “ ‘U Moretto” è stato preso in consegna dagli agenti e – come si sapeva da giorni che sarebbe accaduto – riportato in una cella, nel penitenziario di Viterbo, in Lazio.

Non solo: col “decreto Bonafede”, sono stati rimessi in cella anche molti altri dei mafiosi precedentemente scarcerati anche se, è il commento amaro del conduttore, «fuori ce ne sono ancòra 300».

IL “MORETTO” E GLI OMERTOSI

Ma il cardine della trasmissione di ieri sera ha riguardato il «consenso popolare impressionante», per usare le parole del reportage, di cui è stata accreditata la cosca Iannazzo. Il vox populi raccolto tra la gente di Sambiase in concreto conferma questa sensazione: «Nd’hannu cacciatu a cinquantamila, no iddhu sulu… ci ‘nd’hi tanti, ‘i ‘ndrangheta, ma pi’ stari ‘o 41-bis chi ha fatto, omicidi?» è la risposta di uno degli interlocutori più loquaci;

«Domandate agli uomini…», replica una donna chiudendo le porte a ogni tipo di possibile commento sul tema. «Non m’interessano ‘sti discorsi, non m’interessa nenti»… e il giornalista chiosa: «Strano, però: e poi dicono che c’è l’omertà…», a rafforzare il concetto che il clan e i suoi vertici egemonizzerebbero il territorio e nessuno “oserebbe” contraddire il loro operato.

Giusto qualcuno entra nel merito, ma per difendere il capobastone: «Se ha le patologie, ed è incompatibile col regime carcerario, deve andare a casa… Per me, è una bravissima persona. Iannazzo ha già due condanne? Ma poi uno va in Cassazione, e magari viene assolto: la legge italiana è così…».

SAME OLD SONG

L’idea rappresentata sugli schermi di La7, insomma, è che in Calabria non ci sia libertà alcuna, che tutti siano asserviti alle cosche e che l’omertà la faccia da padrona.

«I write the same old song, with a few new lines / And everybody wants to cheer me…», cantavano gli Who in un brano famosissimo scritto nel ’78 dal loro chitarrista Pete Townshend, “New Song”: è la stessa solfa di sempre… Ci cambi giusto due righe ogni tanto e il pezzo sulla Calabria omertosa, o disoccupata, o coi politici arruffoni&affaristi, o lamentosa (fate un po’ voi) è già pronto. Anche perché è un po’ come per il bolo alimentare, no? “La digestione comincia in bocca”, quello che vedrai prende un po’ l’inizio anche da quel che t’aspetti di vedere…

Difficile smentire il presupposto di una Calabria terra d’omertà. Però appare anche un po’ paradossale che un certificato ‘ndrina-free si possa ottenere (e, in fondo, pure che si vada a cercare…) giusto lì dove il controllo del territorio e delle attività economiche da parte del clan integra gli estremi dello strapotere. Detto in altre parole: tutto giusto, ma anche tutto alquanto scontato.

SALLUSTI & DE MAGISTRIS

Un corollario importante, come sempre in casi del genere, sta nel commento degli ospiti in studio.

«Io trovo devastanti gli arresti domiciliari di Iannazzo a Lamezia Terme – ha sottolineato da parte sua Luigi de Magistris, come ex pm catanzarese ben informato dei fatti –. Per la gente della zona pensate che timore incute il fatto che una persona che dovrebbe stare al 41bis in piena pandemia torna a casa: l’idea che viene portata avanti è che la lotta alla ‘ndrangheta non sia una priorità».

Mentre il direttore del “Giornale” Alessandro Sallusti ha chiosato così: «Queste immagini ci dicono più di qualsiasi maxiprocessi, più dell’antimafia… ci dicono che la mafia colpisce ed è terribile dove ha più possibilità di ricatto e minaccia, ma purtroppo bisogna ammettere che la mafia colpisce laddove c’è un tessuto sociale disponibile a farsi colpire.

Vogliamo chiamarla omertà? Vogliamo chiamarla compiacenza? Vero che sono sotto ricatto, sotto pressione, ma il problema sono anche i siciliani: hai fatto vedere almeno una ventina di loro per cui va tutto bene». Compiendo un madornale mix confusionario tra la presenza della testimone di giustizia e oggi deputata del Movimento Cinquestelle Piera Aiello e i commenti “di piazza” mostrati, che ovviamente non c’entravano nulla con la Sicilia ma erano stati raccolti a Lamezia.

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(IL SERVIZIO VIDEO)

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