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L’altra faccia del Covid, grande opportunità per “avvoltoi” e “sciacalli”

Se l’HIV (AIDS) era considerata la peste del 2000, la pandemia del Coronavirus è lo sterminio del globo. Non c’è angolo del mondo che sia rimasto immune da questa patologia così orribile. Ormai i morti da coronavirus sono arrivati quasi a tre milioni. Le diverse Nazioni, con provvedimenti ad hoc, hanno bloccato i confini nazionali, regionali e anche comunali. Hanno imposto finanche il coprifuoco. Cosa buona e giusta. Lo Stato ha il dovere (costituzionale) di difendere la salute delle persone, ma non pensa minimamente a “curare”, anzi a prevenire, gli effetti pandemici, quelli che non dipendono dal virus. Tutto è fermo. La pandemia ha bloccato un’economia già debole ed i diversi Stati si stanno limitando solo a fugaci controlli sui movimenti delle persone e sulla necessità di procedere alla campagna vaccinale, anche attraverso polemiche sterili su quale vaccino fare o non fare, con cortei di personaggi che scorrazzano su tutta la penisola, presso i vari centri di vaccinazione, per pubblicizzare la loro attività. Lo Stato si muove. Sembra quasi che tutto sia perfetto. Nei diversi programmi, nazionali e locali, assistiamo a sfilate di virologi, scienziati, ricercatori. Ogni giorno ci bombardano con le loro teorie, una in contrasto con l’altra, per poi lasciarci nello sconforto più totale, senza riuscire a farsi una propria idea. Tutto perfetto. Tutto funziona. Gli effetti futuri non interessano a nessuno. Anzi interessano ai potenti, ai criminali, a quella fetta di società che è abituata a gestire il potere.

Gli sciacalli del Covid

Come ogni sciagura, guerra, calamità naturali, c’è sempre una larga fetta di loschi individui che approfittano delle “disgrazie” altrui per arricchirsi e magari investire capitali illeciti, specialmente in quelle aree (tutta l’Italia) dove la criminalità organizzata già succhia il sangue alle persone per i più svariati motivi. Gli onesti operatori economici, sommersi da debiti, forse già finiti nelle maglie dell’usura, sono costretti a vendere le loro attività, le loro case, i loro beni, per fronteggiare una crisi economica mai verificatasi prima. Le battaglie portate avanti da tanti personaggi(oni) sui futuri investimenti ed aiuti alle imprese, attraverso il Recovery Fund, cosa buona e giusta, sventolate ai quattro venti, senza idee concrete, servono solo a creare una cortina di fumo negli occhi delle persone ed acquisire “un’immunità” palliativa, per poi essere i primi ad approfittarne, indirizzando, eventualmente, gli aiuti ad “amici e compari” e magari brindare sulle salme di chi è morto a seguito di questo ignobile male. Se già sulla semplice assegnazione dei buoni pasto abbiamo visto che gli aiuti, specialmente al Sud, sono stati indirizzati, in buona parte, a persone che non ne avevano il minimo diritto, tanto che alcuni Comuni, tra i requisiti di priorità, hanno inserito i nuclei familiari dei detenuti, chissà cosa succederà con i milioni di euro che saranno stanziati dalla Comunità Europea. Una manna dal cielo, che alcuni gruppi di persone attendono con strepitosa ansia, provvedendo già a collocare le persone giuste al posto giusto.

Task-force di controllo senza politici

I fondi non debbono passare attraverso gli organi elettivi (comuni, Regioni e/o altro Ente pubblico) devono essere controllati ed assegnati dallo Stato, attraverso un’apposita commissione (funzionari delle Forze dell’ordine, un Magistrato di Procura, funzionari delle Agenzie delle Entrate) costituita presso ogni Prefettura che dovrà valutare ogni caso con la massima rigorosità. Forse ci saranno ritardi, ma almeno la maggior parte degli aiuti si spera che giungano a coloro che effettivamente ne hanno bisogno, adottando regole ben precise, magari evitando di assegnare i fondi ai titolari delle imprese che hanno acquisito le attività proprio nel periodo pandemico, catapultandosi sugli investimenti come i sciacalli sui cadaveri. Gli accorgimenti possono essere tanti e diversi. Bisogna solo affinare lo strumento. E’ necessario che lo Stato intervenga. Se attraverso i vari DPCM è stato, giustamente, vietato il licenziamento dei dipendenti, il pagamento dei canoni di locazione e tutte le altre misure volte a tutelare i lavoratori e le imprese, credo che il Governo, in questo momento, per evitare che la criminalità organizzata possa acquisire il controllo delle attività economiche e di altri beni, debba congelare ogni tipo di cessione di beni immobili, anche dopo la sospirata fine della pandemia, almeno per due anni successivi. Una sorte di congelamento di beni come quello attuato nella metà degli anni ’70 nei confronti delle vittime dei sequestri di persone. Il fenomeno, dopo tale intervento legislativo, è man mano regredito. Eppure la classe politica intera (destra, sinistra, centro e dai tanti movimenti) non pensa a come potere frenare una sciagura già annunciata.

Stop al clientelismo

Il problema resta sempre il consenso elettorale. Come potrà essere letto alle prossime consultazioni elettorali, se toglie gli aiuti economici alla “famiglia mafiosa” o alla “locale” di ndrangheta che lo ha appoggiato nelle elezioni?. Allora il problema diventa culturale. Abbiamo la necessità di (ri)costruire una classe politica nuova, possibilmente giovane, distaccata dal clientelismo e da concetti arcaici, pronta a pilotare l’Italia verso cieli azzurri ed incontaminati. Credo che se non vogliamo la guerra, dovremmo prima evitare di costruire le armi. (g.l.)

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