L’annuncio di Gratteri: “Entro fine mese avremo la nuova sede della Procura di Catanzaro” (VIDEO)

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“Da parte mia non c’è alcun interesse a candidarmi. Mi piace ciò che sto facendo e, se fosse possibile, rimarrei per sempre a Catanzaro”. Lo ha detto il procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri nel corso della presentazione a Soverato del libro ‘Complici e colpevoli’, edito da Mondadori, scritto a quattro mani con lo storico Antonio Nicaso. Il magistrato ha dialogato con il giornalista Francesco Pungitore. Gratteri, nel corso del suo intervento, ha fatto sapere che, “entro fine mese, ci trasferiremo presso la nuova sede della Procura di Catanzaro“.

I temi affrontati da Gratteri

I temi affrontati da Gratteri

Diversi i temi affrontati dal magistrato più esposto nella lotta alla ‘ndrangheta, come quello del rapporto tra ‘ndrangheta e classe politica. “Le mafie non stanno mai all’opposizione, anzi hanno sempre avuto rapporti sia con chi amministra sia con la classe dirigente. Se il capomafia sbaglia di puntare su un candidato, cercherà di riposizionarsi. Se, dal canto suo, il capomafia ha partecipato alla vittoria del sindaco, farà altrettanto anche nella gestione della cosa pubblica”.

In merito al lavoro svolto in questi anni, secondo Gratteri è importante che “ci sia, da parte nostra, un certo grado di credibilità. Se siamo credibili, la gente viene a denunciare. In caso contrario nessuno si avvicina. Stiamo facendo tante cose, e altre ne faremo, ma in tutto questo è fondamentale la collaborazione tra le Procure”.

Sulla forza dell’Italia in Europa, Gratteri – che, fino ad ora, si è rapportato “con tutte le polizie giudiziarie del mondo” – ha sì sostenuto che quella italiana “è tra le più forti”, ma subito dopo ha puntualizzato che “sul piano del prestigio siamo molto deboli”.

Il libro

“La gente ci descrive come fossimo dei mostri, delle persone senza scrupoli, come se ammazzassimo la gente così a caso. Non è vero. Sappiamo farlo quando serve. Io so essere cattivo, quando serve. Se non serve faccio la persona normale”. Queste parole, pronunciate da un boss calabrese e intercettate dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano, sono rappresentative della strategia che da almeno sessant’anni le mafie mettono in campo per infiltrarsi in maniera sempre più capillare nel tessuto socio-economico del nostro Paese.

Oggi la criminalità organizzata non ha più bisogno di sparare, ha acquisito la capacità di muoversi sottotraccia, senza suscitare clamore o allarme, dilagando, apparentemente senza freni. In Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte, così come in Valle d’Aosta, Liguria e Trentino, le mafie raramente sono giunte con le armi in pugno. Si sono piuttosto presentate con il volto rassicurante di figure professionali in grado di offrire servizi e soluzioni a basso costo, a partire dallo smaltimento dei rifiuti fino a una sorta di welfare di prossimità, più efficace rispetto a quello spesso carente dello Stato.

“Fenomeno che non può più essere ignorato”

Come ben evidenziano Nicola Gratteri e Antonio Nicaso, si tratta di un fenomeno che ormai non si può più ignorare nella sua incontestabile pervasività: i 46 ‘locali’ di ‘ndrangheta finora scoperti al Nord, i 5 consigli comunali sciolti per infiltrazioni mafiose e le 169.870 imprese riconducibili a contesti di criminalità organizzata dimostrano che nessuna zona d’Italia può ritenersi impermeabile alla penetrazione dei clan. Per troppo tempo si è voluto credere alla “metafora del contagio”, come se le mafie fossero un virus che infettava territori sani. Tutt’altro. Nelle nuove realtà in cui dettano legge, hanno goduto di una lunga e colpevole sottovalutazione da parte sia del mondo imprenditoriale sia di quello politico, che hanno troppo spesso aperto loro le porte finendo per giustificarne la condotta e diventarne consapevoli complici in nome del denaro e del potere.

I profili di Gratteri e Nicaso

Nicola Gratteri è uno dei magistrati più esposti nella lotta contro la ‘ndrangheta. Ha indagato sulla strage di Duisburg e sulle rotte internazionali del traffico di droga. Insieme ad Antonio Nicaso ha pubblicato, da Mondadori, numerosi bestseller: Fratelli di sangue, La malapianta, La giustizia è una cosa seria, La mafia fa schifo, Dire e non dire, Acqua santissima, Oro bianco, Padrini e padroni, Fiumi d’oro, Storia segreta della ‘ndrangheta, La rete degli invisibili e Ossigeno illegale.

Antonio Nicaso, storico delle organizzazioni criminali, è uno dei massimi esperti di ‘ndrangheta nel mondo. Insegna, fra l’altro, Storia sociale della criminalità organizzata alla Queen’s University. Ha scritto oltre 30 libri, tra cui alcuni bestseller internazionali. Da Bad Blood è stata tratta una serie televisiva di grande successo. È autore, con Maria Barillà e Vittorio Amaddeo, di Quando la ‘ndrangheta scoprì l’America.

LEGGI ANCHE | Il procuratore Gratteri a Soverato racconta “come il Nord ha aperto le porte alla ‘ndrangheta”

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