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L’Asp di Catanzaro firma il contratto 2021 del Sant’Anna Hospital

Sant'Anna 04

E’ stato firmato, dalla terna prefettizia ai vertici dell’Asp di Catanzaro, il contratto per il 2021 del Sant’Anna Hospital. La clinica privata catanzarese riceverà 26 milioni di euro. Nei mesi scorsi, dirigenti e dipendenti della struttura sanitaria hanno più volte protestato per chiedere chiarimenti in merito al rinnovo della convenzione. Oggi, il contenzioso tra i due enti ha portato alla risoluzione delle problematiche di natura economica che avrebbero potuto incidere sul futuro occupazionale dei lavoratori e sulle prestazioni erogate ai pazienti in regime di convenzione con il servizio sanitario regionale. Resta ancora aperta la querelle sui 20 milioni di euro di crediti vantati dal Sant’Anna nei confronti dell’Asp di Catanzaro per servizi offerti nel 2020 e, a dire della dirigenza della clinica, mai rimborsati. In merito, a decidere, sarà il Tar di Catanzaro.

Interrogazione parlamentare del Movimento 5 Stelle

“La firma del contratto per il 2021 – afferma, in una nota, il deputato del Movimento 5 Stelle Paolo Parentela – è senz’altro positiva per il Sant’Anna Hospital, ma va risolto il problema della mancata firma, da parte dell’Asp di Catanzaro, del contratto per il 2020. A riguardo ho presentato un’interrogazione parlamentare, ritenendo inconferente il comportamento della stessa Azienda sanitaria. Ho sempre difeso il diritto alla salute. Nello specifico credo che l’Asp di Catanzaro possa rivalutare la propria decisione, perché l’inchiesta in corso “Cuore matto” non c’entra con il contratto del 2020 e ritengo ingiusto che i pazienti calabresi non possano beneficiare appieno di un servizio che funziona, che i lavoratori della clinica debbano subire per colpe che non hanno. Continuerò ad impegnarmi perché il rapporto tra sanità pubblica e privata venga ridefinito correttamente e perché la guida delle aziende sanitarie commissariate per infiltrazioni sia affidata a tecnici della materia piuttosto che a figure prefettizie, le quali hanno ben altre competenze specifiche e, malgrado le loro indiscutibili professionalità, non sono adeguate a dirigere strutture pubbliche della salute”.

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