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Last Generation, le fughe di notizie alla “Bressi Carni” e la talpa all’interno del sodalizio

last generation

di Gabriella Passariello

Una spia all’interno dell’associazione, una fonte privilegiata, allo stato non ancora individuata, avrebbe consentito ad alcuni indagati coinvolti nell’operazione “Last Generation”,  che all’alba di stamattina ha portato ad un decreto di fermo a carico di 24 persone, di eludere le attività investigative. Fughe di notizie, che in parte, scrivono i magistrati, hanno pregiudicato le attività di indagine. L’intermediario della “fonte confidenziale” sarebbe Angelo Domenico Paparo, detto “Mimmo”, colui che in più occasioni avrebbe rivelato notizie sull’indagine in corso ad Antonio Bressi, che a sua volta riferiva ai complici, facendo presente tra l’altro il suo impegno a predisporre una via di fuga in Austria per lui e per i suoi familiari.

La paura di essere scoperti. Il timore di poter essere scoperti, avrebbe indotto i coniugi Bressi ad adottare una serie di cautele, come ad esempio il cambio del luogo di stoccaccio della droga dalla macelleria “Bressi Carni” di Soverato alla sede dell’ex azienda di famiglia di Badolato, attuato il 16 giugno 2017 e a modificare le modalità di commercio illecito. I coniugi Bressi che fino a quel momento si sarebbero preoccupati della vendita dello stupefacente al dettaglio, avrebbero deciso di delegare il piccolo spaccio a uomini di loro fiducia tra cui Orlando Screnci, pronto a veicolare lo stupefacente nel mercato Soveratese. Dell’avvenuta fuga di notizie, gli investigatori trovano riscontro il 18 febbraio 2018 in occasione di una conversazione tra Bressi e lo zio Paparo, considerato il canale tra l’autore della rivelazione di segreto di ufficio e gli indagati.

Un poliziotto infedele. Paparo, in questa conversazione, comunicava a Bressi le risultanze dell’incontro con un tale “Totò”, persona allo stato non identificata e presumibilmente appartenente alla Polizia di Stato, che avrebbe acquisito e comunicato notizie sulle indagini in corso e le attività tecniche effettuate nella macelleria Bressi “abbiamo visto, dice quello… hanno fatto la richiesta…, a noi non ci avete visto dal filmino che andiamo a fare la spesa qua…”. Paparo riferiva anche di una richiesta di perquisizione nei confronti di Bressi andarono dopo… dice…abbiamo visto che avete fatto richiesta, di perquisizione e tutto…” Bressi “si… no… dico, pure se vengono a casa mia, vengono dove cazzo vogliono”. Paparo, in questa conversazione, spiegava a  Bressi che tale Totò lo avrebbe rassicurato circa il materiale video inerente la macelleria, poiché lo stesso Totò avrebbe fatto notare che fra i clienti dell’attività commerciale di Bressi vi erano anche appartenenti alla Polizia di Stato. Il lungo dialogo fra Bressi e Paparo terminava con questo ultimo che riferiva ulteriori notizie a suo dire acquisite dalla fonte Totò direttamente dal pubblico ministero relative alle attenzioni investigative sulla macelleria “… sono andati al tribu… là al magistrato … là i carabinieri non vanno d’accordo… dice che gli disse, va bene ho visto già… dice che gli disse il pubblico ministero, il magistrato… gli disse, allora io che sono un colluso?  Bressi a me nemmeno mi conosce… se sono andato io è perché la carne ce l’ha buona. Disse, e mi tratta, ma non come mi tratta a me che mi tratta che mi conosce, tratta a tutti quanti…”Paparo faceva presente a Bressi che vi era comunque la possibilità di essere sottoposto a perquisizione nella sua abitazione, nella macelleria e al ristorante, (attività lavorativa di Moreno Tortorelli) “… perché il magistrato dice, guardate che gli ho detto, se loro vogliono, che hanno il permesso di andare a casa… possono andare anche in macelleria e al ristorante, però cazzi loro… perché se vanno al ristorante o alla macelleria, lo rovinano…”. Bressi incaricava Paparo di voler conoscere ulteriori dettagli investigativi in atto nei loro confronti “ entro oggi, domani… ti regoli tu le cose tue, mi devi fare sapere”. Per i magistrati, il pericolo di inquinamento delle prove è ancora attuale e concreto, non riuscendo allo stato ad identificare l’autore della rivelazione del segreto di ufficio. “Gli indagati, qualora non fossero ristretti in carcere- scrivono i magistrati- potrebbero continuare ad usufruire di informazioni riservate relative all’indagine.

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