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Le “Eroine” di Vinicio Leonetti: noir sexy con tanto ritmo. In tutti i sensi

di Mario Meliadò – I detrattori potrebbero dire che non si capisce bene se sia un saggio sulla storia della musica o sulle trame dei film porno. In realtà Eroine, romanzo del giornalista e scrittore catanzarese Vinicio Leonetti edito dalla Città del sole, è quasi un film sui luoghi dell’anima: e l’anima è una, d’accordo, ma i luoghi sono tanti…

E così, si può amare Palermo (…ma perché, fateci capire: si può anche non amarla?) epperò pure Gerusalemme o Roma, e se le vittime possono chiamarsi Armando Riccobono e Anna Guttadauro allo stesso tempo certi eroi (quelli di sesso maschile, eh) possono chiamarsi Gazza, Accura e Chitarra. Soprannomi, vabbè. Ma l’anima non protesterà, come non si lamenterà di certo per l’alternarsi delle atmosfere rarefatte e delle sparatorie grandguignolesche, delle irresistibili capesante della signora Tilde, di certi tacchi skyscraper-style da feticista consumato.

E poi il ritmo: sembra un fattore dominante di questo sexy noir firmato Leonetti. Quando scandisce l’ansimare di quella che ieri era la spaesata, imbranata Maria Concetta Casiglia e oggi è l’agente segreto provetto Marisa Falvo: quasi sempre con partner diversi, che siano “picciotti” di periferia o parlamentari in carriera,  a segnalare l’importanza del sesso e della vita in tutte le sue forme piacevoli per questa protagonista che sarà eticamente discutibile ma non si fa dimenticare facilmente, né dai suoi uomini né dai lettori. Ma pure quando afferra le orecchie di chi legge e quasi  costringendole a inseguire controtempi e ricordare note su note, e a leggere quasi pogando sulle note della Steve Miller Band o immaginandosi quell’imperdibile live di due assi del jazz di tutti i tempi, il chitarrista Pat Metheny e il contrabbassista originario di Torano Castello John Patitucci, dimenandosi sul reggae di Bob Marley o facendo air guitar sui riff hard-rock degli Zz Top – anche se, è chiaro, tenere le pagine del libro diventa complicato -, passando dai brividi tayloriani di una Shower The People al groove degli Steely Dan per planare sul loop ipnotico del capolavoro di Herbie Hancock Canteloupe Island.

Come fa intuire già il titolo del libro, “eroine” al plurale, di protagonista al femminile ce n’è più d’una: ed entrando in confidenza pure con Violetta Bodin il lettore capisce facilmente – quasi ci fosse portato per la manina – che non solo d’eroina ce n’è più d’una, ma anche di verità, di punti di vista, d’imperativi (im)morali.
Certo, in questa sorta di onnipresente doppiofondo senza una valigia intorno, l’unica costante sembra essere l’edonismo in tutte le sue declinazioni: non solo i “vincenti”, ma pure chi viene ucciso è sempre fighissimo. Forse quelle e quelli meno carini erano stati eliminati “prima”, chissà, la selezione darwiniana della specie, vai a sapere.

Però, senza per questo entrare troppo nelle pieghe della trama, ci sentiamo di segnalare al lettore, prima di tuffare il naso tra le pagine di Eroine – cosa che la scrittura di Leonetti indubbiamente merita –  il “bengala” tracciante contenuto nella prefazione a cura del vicedirettore di Repubblica Sergio Rizzo: certo, anche nei molteplici richiami ai più riusciti action movie la Donna di questo libro ci ricorda la Nikita di Luc Besson, ma – al di là degli ambienti patinati alla Sharm e di un agio quasi invasivo – in fondo è solo una ragazza «nata dalla parte sbagliata». E qualsiasi cosa possa fare o dire o meritare, questo dazio lo pagherà per sempre.

© Riproduzione riservata.

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