Le mani dei clan sulle scommesse sportive per riciclare il denaro sporco: 72 indagati (NOMI)

Nell'inchiesta coordinata dalla Procura di Salerno risultano coinvolti diversi calabresi. Incassati in due anni 5 miliardi di euro

Denaro sporco riciclato attraverso un complesso sistema di scommesse, soprattutto quelle sportive e del gioco d’azzardo. E’ quanto scoperto dai carabinieri nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura di Salerno diretta da Giuseppe Borrelli e sfociata all’alba di oggi in un blitz nel corso del quale sono state notificate 33 misure cautelari. A vario titolo gli indagati devono rispondere di associazione per delinquere di tipo mafioso finalizzata alla commissione di una serie indeterminata di delitti in materia di giochi e scommesse illegali, intestazione fittizia di beni, riciclaggio, reimpiego di denaro provento di delitto in attività economiche, auto-riciclaggio, con l’aggravante di aver commesso il fatto al fine di agevolare diverse organizzazioni criminali contigue alla camorra e altre mafie. Secondo le accuse, in due anni avrebbero incassato 5 miliardi di euro. Un fiume di denaro che avrebbe favorito in particolare il clan dei Casalesi.

Le mani dei clan sulle scommesse sportive

Le mani dei clan sulle scommesse sportive

Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Salerno, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. I 33 arrestati quest’oggi, tutti secondo gli inquirenti riconducibili a cosche di camorre e altre mafie operanti sul territorio italiano e che saranno sottoposti alla custodia cautelare in carcere nelle prossime ore, sono stati catturati tra le province di Salerno, Napoli ma anche Roma, Potenza, Ravenna, in Calabria e perfino in stati esteri, come Panama, Romania e Malta, dove sono stati catturati dagli agenti di polizia locale. Secondo le indagini della Direzione distrettuale antimafia, il gruppo aveva messo in piedi un complesso sistema internazionale che permetteva loro di riciclare il denaro sporco della camorra attraverso scommesse illegali e gioco d’azzardo che gestivano loro stessi, permettendo così ai clan di ottenere denaro “pulito”.

Arrestato il figlio del defunto boss di Sibari

Contestualmente sono stati messi sotto sequestro preventivo, su richiesta dell’autorità giudiziaria, anche undici siti web e due società – la Europartner e la cooperativa Iocosa Ludum, entrambe con sede legale a Mercato San Severino (Salerno) – e tre milioni di euro, ritenuto provento delle attività illecite, riconducibili a Luigi Giuseppe Cirillo, figlio del defunto boss calabrese di Sibari, e ad altre persone ritenute dagli investigatori suoi prestanome. Per gli investigatori sarebbe il capo e il promotore della presunta organizzazione e avrebbe costituito una vera e propria holding dedita al gaming online illecito sul territorio nazionale ed estero, avvalendosi anche dei legami con i vertici dei Casalesi.

I nomi dei 72 indagati

Il gip Gerardina Romaniello, su richiesta del pm Silvio Marco Guarriello e Giancarlo Russo, ha iscritto sul registro degli indagati 72 persone. Si tratta di Alfonso Aliberti di Siano (Salerno), Francesco Aliberti, detto “zio Franco” di Siano (Salerno); Michele Ambrosio di San Giuseppe Vesuviano; Gerardo Angiletta, detto “Dino” residente a Timisoara (Romania); Fabrizio Baldassari di Genzano (Roma); Riccardo Baldassari di Genzano (Roma); Giannalberto Campagna di Conselice (Ravenna); Lorenzo Carbone di Potenza; Emanuele Caridi di Fiumicino; Giuseppe Carnovale, detto “Pepo” o “Leonardo De Rossi” di Santa Caterina sullo Jonio; Francesco Carpentieri di Baronissi; Giuseppe Caulo, di Pietragalla (Potenza); Gianfranco Cavallaro di Genova; Fabrizio Ciampini di Ardea (Roma); Luigi Giuseppe Cirillo di Mercato San Severino; Alessio Coletti di Ostia; Fabio D’Agostino di Avezzano; Gino Vincenzo D’Anna di Ribera (Agrigento); Pietro Del Vecchio, detto “Pedro” di San Benedetto del Tronto; Vincenzo Del Vecchio di San Benedetto del Tronto; Luigi De Benedetto di Siano (Salerno); Fabio Di Giovanni di Giugliano in Campania (Napoli); Gianmarco Di Giovanni di Giugliano in Campania (Napoli); Vincenzo Erra di Mercato San Severino; Domenico Esposito, detto “Mimmo” di Napoli; Guendalina Femia di Locri; Nicola Femia, detto “Rocco” di Marina di Gioiosa Jonica; Rocco Maria Nicola Femia di Locri; Yuri Fergemberger di Rapallo; Salvatore Ferrara, detto “Sasà” di Formia (Latina); Mauro Fontanino di Cervinara (Avellino); Pietro Garonfolo, detto “Peter” di Torino; Christian Genovese di Baronissi; Walter Genovese di Baronissi; Sabato Jacopo Genovese di Mercato San Severino; Daniele Giaquinto di Mercato San Severino; Giovanni Giarletta di Montoro; Emiliano Giorgi di Ostia Lido; Marino Grimaldi di Bracigliano; Antonino Irrera di Messina; Antonino La Commara di Napoli; Enrico La Commara di Napoli; Borut Lozej residente in Slovenia; Luigi Manda, detto Gino di Napoli; Giovanni Marinelli di Potenza; Giustina Marino detta “Tina” di Casavatore (Napoli); Alessio Miranda di Roma; Domenico Mostacciuolo di Nocera Inferiore; Gheorghe Murarescu di Siano; Altin Nervaj di Avezzano; Maurizio Pellegrini di Mugnano di Napoli; Gino Pennetta di Galatina; Ioana Petrescu residente in Romania; Vittorio Persico di Marano (Napoli); Enrico Pizzuti di Paliano (Frosinone); Salvatore Pota di Aversa (Caserta); Angelo Prudentino di Ostuni; Angelo Repoli di Sant’Agata di Militello; Francesco Rossi, detto Chicco, di Mercato San Severino; Gaetano Rossi di Mercato San Severino; Domenico Scardino, detto Mimmo, di Volla (Napoli); Antonio Tancredi di Potenza; Luigi Tancredi detto “Gino”, di Roma; Dante Taranto di Arzano; Valerio Tito di Vico Equense; Marco Triumbari di Potenza; Donatella Valente di Roma; Maria Venosa detta Mary di Aversa, Raffaele Venosa di San Cipriano d’Aversa; Giuseppe Verrone, inteso “Peppe a lutamm” di Aversa.

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