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Le minacce e i messaggi della ‘ndrangheta a ritmo di musica

di Gabriella Passariello

“Na notte ntu giardinu versu l’una, dra fu battezzata a mi persuna. Nu iornu come a tanti na matina mi manna na ‘mbasciata u capo ndrina”. No, non è il testo di una canzone di Domenico Bellocco, il trapper di Rosarno, parente dell’omonima cosca della piana di Gioia Tauro in arte Glock 21, che sta facendo parlare di sé dopo il lancio della canzone “Numeri Uno”, in cui sembra inneggiare alla violenza e ai facili guadagni. Sono i versi scritti e cantati da Raffaele Castiglione in “Picciottu d’Onori”. Lo stesso Raffaele Castiglione che il 31 maggio 2014 riuscì a scampare ad un agguato di stampo mafioso nelle campagne di Roccabernarda, in località Selinnella, mentre era a bordo di un fuoristrada insieme al fratello Rocco che quello stesso giorno perse la vita, freddato da colpi di fucile caricato a pallettoni. Un delitto, che secondo la Dda di Catanzaro, avrebbe segnato il passaggio di consegne su Roccabernarda dagli stessi Castiglione alla famiglia Bagnato. Dell’omicidio e del tentato omicidio sono accusati in qualità di mandante e ideatore dell’agguato il boss Antonio Santo Bagnato, mentre gli esecutori, ciascuno con un ruolo determinato, sarebbero riconducibili ad Antonio Marrazzo, Antonio Cianflone, Domenico Iaquinta, Michele Marrazzo e Gianluca Leonetto, arrestati nel corso dell’operazione antimafia “Trigarium” nel mese di luglio 2018.

La condanna a morte e i saluti agli uomini di onore. Nei suoi testi cantati in dialetto calabrese, Castiglione fa riferimento ad un uomo appartenente alla ‘ndrangheta “senza rispettu e senza onori” e di un ordine impartito dal capo ‘ndrina. Questa persona doveva essere fatta fuori “non ha d’arrivari a la matina… non sapi chi è nu mortu chi camina”, perchè non c’è perdono, né pietà per uomini come “a tia e infamità”. Testi che hanno spopolato il web, canzoni, che hanno raggiunto su you tube dalle 30mila alle 70mila visualizzazioni, soprattutto quando Castiglione parla degli “amici” detenuti nel carcere di Siano: al secondo piano della casa circondariale gli amici di Cirò e di Rossano, quelli di Isola, di Crotone, di Papanice, persone queste ultime, che a detta di Castiglione, mettevano pace. E poi ancora gli amici di Sellia e quelli di Catanzaro “che na mancanza tua te custa cara. All’aria ni vidiamu cu i Petilini… salutu tutta a critta e a me cognatu Pino”. Al terzo piano invece avevano trasferito gli amici di Belvedere e Corigliano”. C’è anche una canzone dedicata al fratello Rocco “U Latitante Originale”. Canzoni che parlano del potere della ‘ndrangheta, della figura del latitante, che trova le strade sempre aperte, del picciotto a cui tutti devono guardare con rispetto, degli infami, che “meritano” di essere soppressi, quasi come se “i buoni” fossero loro e la gente onesta “i pezzenti” che nessuno guarda. Un messaggio poco edificante per le nuove generazioni e per tutti coloro che pensano che la mafia sia solo una montana di spazzatura.  E va bene la vena artistica, ma fino a un certo punto.

Redazione Calabria 7 

 

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