Le “riunioni sospette” con Oddati e compagni inguaiano Sebi Romeo. Il gip: “Funzionali a consegna di denaro”

Avrebbe ricevuto 10mila euro per favorire un'imprenditore in gare da appalto in Calabria. La Procura di Napoli aveva chiesto l'arresto

Traffico di influenze illecite e associazione per delinquere. Sono questi i due reati ipotizzati dal gip del Tribunale di Napoli Antonio Baldassarre nei confronti dell’ex capogruppo del Pd in consiglio regionale Sebi Romeo, coinvolto nell’inchiesta “Rione Terra” condotta dalla Procura partenopea guidata da Nicola Gratteri che ha portato all’arresto, tra gli altri, di Nicola Oddati, ex dirigente di primo piano del Pd ed ex braccio destro di Nicola Zingaretti. Le accuse ruotano su una presunta associazione a delinquere finalizzata alla turbata libertà degli incanti con l’obiettivo di favorire l’imprenditore Salvatore Musella, titolare della Cytec srl. A differenza del precedente filone investigativo, a Romeo è stata applicato l’obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria. Non più semplicemente indagato a piede libero, ma destinatario di una misura cautelare. Non solo per traffico di influenze illecite ma adesso anche per associazione a delinquere.

L’ipotesi di traffico di influenze illecite

Per quanto riguarda il primo capo di imputazione, Nicola Oddati avrebbe agito quale “fiduciario” dell’imprenditore Salvatore Musella e al “fine di accreditane l’aspettativa e l’interesse all’acquisizione di appalti pubblici”, sfruttando relazioni con pubblici ufficiali, avrebbe ricevuto per sé, per il candidato alla segreteria provinciale del Pd a Taranto Luciano Santoro e per il segretario provinciale del Pd di Reggio Calabria Sebi Romeo “denaro e altre utilità come prezzo della mediazione illecita da svolgere verso i pubblici ufficiali operanti presso le stazioni appaltanti individuate d’interesse di Salvatore Musella”. Secondo l’accusa, Romeo avrebbe ricevuto la somma di 10mila euro “per la sua opera di mediazione presso pubblici ufficiali della Regione Calabria al fine di favorire Salvatore Musella nell’aggiudicazione di gare da appalto da individuare”. I fatti contestati in questo caso ricoprono l’arco temporale di un anno tra il febbraio del 2021 e il febbraio del 2022.

La presunta associazione a delinquere

La nuova contestazione riguarda il ben più grave reato di associazione che viene ipotizzato dagli inquirenti nei confronti di Salvatore Musella, Nicola Oddati e altri nove indagati. Tra questi c’è anche Sebi Romeo che – come detto – in una prima fase dell’indagine aveva quanto meno scansato l’ipotesi associativa. In questo caso la Procura individua quali promotori ed organizzatori del presunto sodalizio Musella e Oddati mentre gli altri sarebbero partecipi con ruoli specifici e con condotta perdurante a giudizio dell’accusa. In particolare, Musella avrebbe beneficiato dell’intermediazione illecita di Oddati con Romeo nell’ambito dell’appalto per la ristrutturazione del complesso scolastico “Chimirri” di Catanzaro. “È dunque del tutto verosimile – si legge tra le oltre 300 pagine del provvedimento firmato da gip Baldassare – che, se le indagini tecniche e quelle tradizionali si fossero prolungate ancora anche solo per qualche settimana, ebbene certamente si sarebbe venuti a conoscenza degli esiti di quelle influenze illecite mercanteggiate da Musella mediante i suoi emissari e si sarebbe potuto apprendere se, per assicurare la buona riuscita degli affari a cui quest’ultimo puntava, si fosse dato corso a delle dazioni corruttive o a altri delitti contro la pubblica amministrazione assimilabili”. L’esecuzione delle perquisizioni e la conseguente parziale discovery delle indagini in corso avvenuta nell’aprile del 2022 avrebbe pregiudicato in qualche modo l’esito dell’inchiesta. “In quell’occasione, infatti, tutti gli indagati – si sostiene – sono venuti a conoscenza della pendenza delle investigazioni a proprio carico e, quanto meno in parte, dei temi delle indagini stesse, così che sono stati messi in allarme anche sull’opportunità, da lì in poi, di prestare molta attenzione quanto meno nelle loro conversazioni telefoniche”.

Il gip: “Il ruolo di Romeo minore e più circoscritto”

Nei confronti di Romeo la Procura di Napoli aveva chiesto gli arresti domiciliari ma il gip li ha negati optando per una misura cautelare più leggera: ovvero la presentazione alla polizia giudiziaria. Il suo ruolo nella vicenda viene infatti considerato rispetto a Oddati e Musella “minore e più circoscritto”. Scrive il gip riferendosi all’ex consigliere regionale: “Non può dirsi, con la gravità indiziaria necessaria in fase cautelare, che l’intermediazione prezzolata così raggiunta sia effettivamente sfociata in fattispecie di vera e propria corruzione di politici e amministratori calabresi, grazie anche alla partecipazione di Romeo; è tuttavia innegabile che questi abbia operato d’accordo con Oddati e in forza del proprio incarico politico, proprio per agevolare l’imprenditore campano nelle sue mire verso commesse pubbliche in Calabria”.

Le “riunioni sospette”

Sul piano delle esigenze cautelari il giudice fa due considerazioni. La prima riguarda la condotta di Romeo “particolarmente pronto e disponibile a collaborare a quanto gli era richiesto dal suo autorevole collega di partito Oddati, affrontando lunghe e rapidissime trasferte e incontrando lo stesso Oddati, Musella e gli altri per delle fugaci ma quanto mai sospette riunioni, con tutta evidenza funzionali alla consegna di denaro”. Il secondo aspetto valutato attiene al ruolo che Romeo che oggi non è più consigliere regionale. Nonostante ciò per il gip “resta nella posizione nella posizione che gli aveva consentito di prendere parte al delitto a lui contestato e all’eventuale realizzazione anche di altre fattispecie analoghe”.

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