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Le rivelazioni dei pentiti e la frase shock: “Pittelli aiutò i Mancuso dai domiciliari”

di Gabriella Passariello- Informazioni riservate veicolate tramite un avvocato alla ‘ndrangheta di Cosenza.  Fughe di notizie su blitz o dichiarazioni di pentiti, agevolazioni e favori in nome della famiglia Mancuso. “Vi era una consapevolezza da parte dei nostri avvocati cosentini, a noi fatta chiaramente percepire, che l’avvocato Giancarlo Pittelli potesse essere  in grado di arrivare alle informazioni necessarie. A lui veniva dato molto credito ed in particolare le informazioni erano veicolate tramite un altro avvocato con cui Giancarlo si relazionava,  Marcello Manna del foro di Cosenza”. Il collaboratore di giustizia Angelo Santolla riferisce nei verbali del maggio dello scorso anno, confluiti nella nuova informativa del Ros, depositata nel corso del processo dibattimentale Rinascita Scott, degli aspetti inediti rispetto a quanto già dichiarato nel 1997.

Gli avvocati che fornivano notizie riservate

Ricorda l’esistenza di avvocati che fornivano notizie relative a possibili operazioni delle Forze dell’ordine: “Era nostra abitudine rivolgersi ai nostri difensori anche per ottenere questo tipo di notizie, lo facevamo tutti. Sicuramente una delle fonti, in questo senso del gruppo Pranno, era l’avvocato Manna, ma in questo momento non mi sovviene un episodio specifico”. La Dda sfoglia e legge la trascrizione integrale del verbale di interrogatorio del 27 gennaio del 1997 relativo a quanto dichiarato dal pentito in ordine ai timori del proprio clan per l’imminente “blitz”. Il pentito inizia a ricordare e racconta che il loro gruppo si muoveva in modo tale da scoprire in anticipo se dovevano essere arrestati oppure se esistevano indagini nei loro confronti, sfruttando diversi canali. Riferisce che gli avvocati di Cosenza, “che come detto erano una delle nostre fonti per le indagini della Dda di Catanzaro” si rivolgevano all’avvocato Giancalo Pittelli per avere tutte le informazioni possibili che potevano venire da lì e che riguardavano possibili blitz o inchieste, sottolineando che non si scendeva nei particolari: “nel senso che gli avvocati ci dicevano che sarebbe scattata un’operazione, ma non ricordo un’occasione in cui ci diedero una data precisa. Oppure ci comunicavano che nel nostro ambito si stavano svolgendo intercettazioni, ma non ci dicevano che c’era una microspia in una determinata autovettura. Tuttavia si trattava di notizie riservate, che per noi avevano un alto grado di affidabilità”.

“Abbiamo saputo del blitz e della collaborazione di Pagano”

Ed era dalla Dda di Catanzaro che potevano arrivare i blitz che avrebbero potuto coinvolgere il suo gruppo. “Sono in grado di dire questo, perché è quello che è accaduto in occasione dei nostri timori in relazione agli arresti derivanti dalle dichiarazioni di Pagano, perché con riferimento a questa nostra necessità conoscitiva, gli avvocati di Cosenza si rivolgevano a Pittelli, trattandosi di una indagine della Dda, tra questi ricordo in particolare l’avvocato Marcello Manna, con  cui ho avuto rapporti diretti per essere stato difensore mio e di altri”, rimarcando che: “non sapevamo attraverso quali canali si attivasse Pittelli, ma dalle parole dei nostri avvocati era evidente che fosse lui la persona in grado di ottenere un certo tipo di notizie”.

Il circuito informativo Manna-Pittelli

Il circuito informativo Manna- Pittelli, a detta del collaboratore di giustizia, fu attivato dal gruppo criminale in occasione della collaborazione di Pagano. “Quel periodo era caratterizzato da un’ansia crescente di apprendere, innanzitutto della collaborazione in sè, quindi dei contenuti delle sue dichiarazioni, della conferma degli imminenti arresti che potevano conseguire dalle sue dichiarazioni”. Santolla riferisce che sarebbe stato proprio l’avvocato Manna “sotto nostra insistenza” a dare la conferma della collaborazione di Pagano e del relativo blitz, supponendo che lo stesso Manna possa aver ricevuto a sua volta la notizia su entrambe le situazioni dall’avvocato Pittelli, “dal momento che, su nostra insistenza, lo stesso ci riferiva che avrebbe chiesto conferme all’avvocato Pittelli”. Il noto legale catanzarese viene definito dal pentito il punto di riferimento del loro gruppo criminale, anche per la difesa in Corte di appello a Catanzaro: “era noto che avesse le strade maestre per ottenere risultati nei processi”.

L’avvocato fidato del clan che apriva i conti correnti ed elargiva favori

Un’ ulteriore testimonianza della vicinanza dell’ex parlamentare alle cosche di ‘ndrangheta  si evince dal verbale di interrogatorio di Antonio Genesio Mangone del 10 novembre 2021. Sebbene, il Ros precisi nell’informativa, che le sue dichiarazioni non forniscono spunti oggettivamente accertati, illustrano comunque come Pittelli fosse visto dagli appartenenti alle cosche di ‘ndrangheta satelliti a quella dei Mancuso, come il personaggio in grado di fornire un ventaglio infinito di conoscenze. Prodigo nel mettersi a disposizione delle consorterie, ricorrendovi ogni qualvolta fosse necessario per sistemare le questioni e le problematiche che gli venivano poste. Racconta di un dialogo tra Gianfranco Ferrante e Michelangelo Barbieri, dove il primo afferma che il legale era un uomo a disposizione della famiglia Mancuso: apriva conti correnti, faceva ottenere agevolazioni in ambito sanitario, affidamenti dalle banche, faceva conoscere persone importanti, dai direttori di banca  ai  politici, “sempre riferendosi a favori espletati nei confronti di persone della stessa ‘ndrina di appartenenza di Ferrante, quella dei Mancuso e che sperava che “Pittelli uscisse fuori dal calderone del processo e che venisse assolto, poiché tramite le sue conoscenze potevano essere risolti i loro problemi giudiziari. A questo mi riferisco quando nell’appunto scrivo ‘Ferrante parla dell’avvocato Pittelli speriamo che non l’arrestano”.

“Continuava ad aiutare il clan anche dagli arresti domiciliari”

Il pentito riferisce come in una di queste conversazioni di aver appreso da Ferrante che “Pittelli continuava ad aiutare la famiglia Mancuso anche dagli arresti domiciliari”. Ho appreso che l’avvocato ha fatto altresì un favore lavorativo ad una parente di Ferrante e che quando Ferrante faceva riferimento all’avvocato Pittelli questi era detenuto in regime di arresti domiciliari”. Il collaboratore di giustizia riferisce che in molte occasioni quando Ferrante rientrava dalle udienze del processo Rinascita Scott sosteneva che Pittelli era il perno principale della famiglia Mancuso nel senso che molti affari del sodalizio passavano dalle sue mani. Gli accertamenti svolti mediante la consultazione della banca dati del dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria hanno permesso di constatare come effettivamente Mangone fino al 13 novembre scorso era ristretto nella stessa casa circondariale di Gianfranco Ferrante e Michelangelo Barbieri.

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