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Le Terme Luigiane chiudono i battenti: “Costretti da provvedimenti comunali”

Terme Luigiane

Chiudono gli stabilimenti delle terme luigiane, nel Cosentino. Ad annunciarlo, con un post su Facebook, è Sonia Ferrari in rappresentanza della proprietà.  “È il giorno più triste e nero  – scrive Ferrari – nella storia delle Terme Luigiane. La S.A.TE.CA. spa, società che gestisce le terme, è purtroppo costretta ad annunciare la chiusura definitiva dell’attività termale. Questa sofferta decisione – spiega –  è stata la conseguenza di una serie di provvedimenti adottati dalle Amministrazioni Comunali di Guardia Piemontese ed Acquappesa”.

Secondo l’azienda, “si tratta di provvedimenti che impediscono la prosecuzione dell’attività. In particolare, – spiega Sonia Ferrari – il ‘Regolamento per i contratti di utilizzo delle acque termali’ approvato dai due consigli comunali nei giorni scorsi, che destina una percentuale irrisoria di acqua alle strutture attualmente operative, e soprattutto l’aver stabilito, in maniera illegittima e unilaterale, la fine del rapporto concessorio al 31/12/2020 e la conseguente richiesta di restituzione di tutti i beni in concessione”.

La S.A.TE.CA., fa rilevare Ferrari, “ha effettuato negli ultimi anni enormi sforzi per continuare la gestione nonostante le scarse certezze per il futuro, ma il mancato rispetto da parte dei Comuni degli accordi presi con l’azienda presso la Prefettura di Cosenza, alla presenza della Regione Calabria, di Federterme e delle organizzazioni sindacali dei lavoratori, costringe a prendere questa gravissima decisione. Questo e altre problematiche sorte negli ultimi anni a causa del mancato rinnovo della sub-concessione per l’uso delle acque e dell’immobilismo dei due Comuni nell’individuare il nuovo sub-concessionario, impediscono di fatto di portare avanti la gestione operativa e quella strategica di lungo termine”.

Ciò, fa rilevare, “determinerà l’impossibilità di soddisfare la richiesta dei quasi 20.000 curandi e l’erogazione di 500.000 prestazioni sanitarie annue, ma soprattutto  la disoccupazione per più di 250 persone direttamente occupate, più il personale che opera nell’indotto, indotto che risulterà gravemente danneggiato in tutto il comprensorio turistico-termale”.

“Senza alcun dubbio – sostiene – saranno tante le imprese locali messe in crisi e costrette a chiudere e il tessuto economico regionale subirà un danno incalcolabile. Questa non è una crisi aziendale ma è una crisi del sistema Calabria. Muore così di burocrazia una fra le imprese più antiche, prestigiose e solide della nostra regione, che continua a vedere impoverirsi pesantemente il proprio panorama imprenditoriale”.

© Riproduzione riservata.

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