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L’editoriale, “Disastro Calabria”: per molti il male non è la malattia ma chi la scopre!

di Danilo Colacino – La Calabria in cui ci si appresta ad andare al voto in occasione delle Regionali di domenica prossima è una terra ridotta ormai ai minimi termini in quanto a immagine e credibilità.

Stessa cosa dicasi per la sua classe dirigente che, se non addirittura collusa con la criminalità organizzata, sarebbe quantomeno ‘genericamente corrotta’ o, proprio nella migliore delle ipotesi, totalmente incapace.

E non lo dicono solo le inchieste a profusione e le successive condanne (che se non definitive non possono però far ‘piena fede’), ma lo attestano i numeri: come noto non opinabili e impietosamente spia di tutto ciò che fra il Pollino e lo Stretto non va. Affatto.

Cifre disarmanti, che i media nazionali vomitano letteralmente addosso a una realtà sempre più desolata e desolante. Il guaio, però, è che nulla importa veramente ad alcun cittadino. E che inoltre, come sosteneva il mitico professor Alessandro Cutolo in una delle scene finali del film con Alberto Sordi ‘Finché c’è guerra c’è speranza’, “tanto di questa brutta storia e del giornale da cui è stata raccontata fra un mese nessuno si ricorderà più”.

Ma non ce n’è bisogno, compianto prof, dal momento che i turiferari di regime (i quali si annidano ovunque, anche e soprattutto fra gli insospettabili, e pertanto non appartengono soltanto alla categoria dei ‘poveri bisognosi’ aventi causa dei soliti potenti) si sono già immediatamente affannati – come scimmiette ammaestrate allo schiocco delle dita del padrone – a gridare allo spregio dell’amato suolo natio a fini scandalistici e sensazionalistici.

Ci si è subito baloccati e rifugiati in un vittimismo posticcio, insomma, cercando di sostenere che il problema non sono i mali della Calabria, ma chi li porta alla luce. Il nemico, dunque, non è la malattia bensì il medico che la scopre.

Ma vi è di più: ci si è precipitati, a mezzo social of course, a fare campagna elettorale al rispettivo rappresentante di riferimento nei pubblici consessi: “Hai visto mai che provvido e munifico com’è, non mantenga il posto. Anatema, sventura, a chi solo osa pensarlo!”.

Ecco allora che forse è davvero tutto giusto e perfetto. Che ci si è scelto un destino solo apparentemente toccato in sorte. Una Sindrome di Stoccolma in cui le ‘vittime’ ritengono assai più conveniente aiutare i ‘carnefici’ invece che combatterli.

Chiaro, non mancheranno tantissimi esempi virtuosi dell’esatto contrario e Politici con la P maiuscola, ma in un mare magnum di miserie alla lunga non possono che guastarsi pure loro o venire fisiologicamente emarginati da un sistema marcio fin nel midollo.

E che dire, infine, della maglia nera Catanzaro. Un capoluogo in cui sembrano essere tutti d’accordo: Destra, Sinistra, Centro e compagnia bella. Si spalleggiano a vicenda per non far venir fuori altre…porcherie e studiano il modo di coprire quelle già emerse.

Ecco perché, per quanto ci riguarda, non invochiamo dimissioni o elezioni anticipate, considerato che – come recita un vecchio adagio proprio del capoluogo – “la zucca la puoi friggere come vuoi, ma sempre zucca rimane”.

E allora meglio non affannarsi e spendere quattrini per inutili elezioni in una città in cui persino Giuseppe Tomasi di Lampedusa sarebbe in crisi creativa di fronte a una realtà assai più estrema dell’immaginazione romanzesca di uno scrittore illuminato.

Ci si dovrebbe spiegare infatti prima come un consigliere comunale del capoluogo, che chiarirà la magistratura e non noi se ‘bilocatosi’ o meno (scusate la digressione!), parli ‘candidamente’ in una trasmissione televisiva nazionale di un ex membro della maggioranza, e forse pure della Giunta, nelle condizioni di ricattare i colleghi.

Un Mister X su cui va però detto che o ha le ‘carte in regola’ su quanto afferma o andrebbe smascherato e denunciato. Tertium non datur, di conseguenza. Anzi (pardon) no, poiché nella nuova casa de Il Gattopardo ci stanno il terzo, ma forse pure il quarto e il quinto.

La verità, quindi, ha mille facce poiché – si sa – una mano lava l’altra ed entrambe puliscono il viso. Vecchia storia, antica come il mondo stesso!

© Riproduzione riservata.

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