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L’editoriale, la politica se ne “frega” della gente che si “vendica” nelle urne

elezioni

di Danilo Colacino – I segnali dati alla politica dalla gente, soprattutto in ambito locale, sono inequivocabili: i partiti non contano più. Decidono invece le persone nella più totale autonomia. Almeno non come prima.

E già, perché – ad esempio – il legame con il proprio sindaco nei piccoli centri può anche essere basato su una logica clientelare o legata alla richiesta del ‘favore’ ovvero al contrario su un semplice rapporto di fiducia del suo massimo rappresentante ma di sicuro non ha natura  ideologica salvo rare eccezioni.

Accade però che per le organizzazioni strutturate il campanello d’allarme continua a non suonare. Mai. Le scelte, infatti, sono sempre improntate a interessi ed equilibri interni. Situazioni che prescindono sovente dal comune sentire delle popolazioni da amministrare. E i risultati si vedono in modo palese.

È il caso, ad esempio, di Lamezia Terme in cui Paolo Mascaro è tornata a essere il primo cittadino con quasi il 69% dei consensi, anche se il centrodestra tradizionale (Lega esclusa per una vecchia dichiarazione sgradita su Capitan Salvini) aveva puntato tutto su Ruggero Pegna.

E il postulato vale in parte anche per Isola Capo Rizzuto, in cui il membro della segreteria provinciale del Pd di Crotone Maria Grazia Vittimberga si è imposta malgrado non godesse di appoggio unanime all’interno del centrosinistra.

Altro dato consolidato, e allarmante, il crescente astensionismo degli elettori che stavolta verrà giustificato con l’ennesima bufera in grado di flagellare la Calabria tanto da metterla temporaneamente in ginocchio. Ma la realtà è che neppure questo interessa: può votare pure il 30% degli aventi diritto, basta vinca il candidato scelto dalla nomenclatura di riferimento. E talvolta, per assurdo, neanche quello, vale a dire che si può perdere pur di trarsi d’impaccio o assecondare dinamiche interne al proprio partito o movimento. 

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