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L’editoriale, Piani comunali antisismici urgenti. Ma chi “paga” in una regione con molti centri in default?

di Danilo Colacino – Si è da poco affievolita l’eco del terremoto o meglio di una delle scosse che lunedì mattina alle 8.10 circa ha fatto sobbalzare i catanzaresi, intesi come abitanti di un’ampia area della provincia, nei luoghi in cui si trovavano in quel momento. Ma qualcosa è rimasto. La paura, si potrebbe banalmente dire. Non solo, però. Perché se un geologo del calibro di Carlo Tansi, in quest’occasione da noi interpellato e citato solo in veste di studioso e non certo di politico quale ha da poco deciso di diventare, dice che l’unico elemento letale, o meglio quello fondamentalmente tale, in un sisma è l’incuria dell’uomo, allora c’è da interrogarsi. E a fondo anche.

Soprattutto se si scopre che sono 69 i Comuni calabresi in dissesto e predissesto economico con altri 200 Municipi pronti a entrare in questo secondo stato non certo invidiabile. Un dato che ci deve allarmare, perché se presto in molti centri della Calabria verranno soppressi i servizi essenziali per mancanza di fondi, chi potrà addirittura pensare a un’efficace piano di Protezione Civile per le emergenze o Antisismico? E che sorte potrebbe dunque toccare a migliaia di cittadini, compresi bambini e ragazzini, nel malaugurato caso di un movimento tellurico più ‘forte’ o più ‘duraturo’ senza scuole e uffici pubblici a norma. Senza contare, poi, gli edifici privati.

Ma nella fattispecie tocchiamo un ambito che non è, e non può essere, oggetto di chissà quali riflessioni. Si deve infatti ragionare in  relazione alla sensibilità di ogni singola persona che, per dirla alla Tansi, “sceglie magari di comprare lampadari da 3mila euro o non spendere una certa somma per rispettare elevati standard di sicurezza a casa propria”.

 

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