Calabria7

L’editoriale, Regionali: ecco a voi il centrodestra unito più diviso che mai

di Danilo Colacino – ‘Mascariare’, compromettere ma anche confondere. Ecco qual è stato il tentativo del gruppo di potere – più un grumo, per la verità – uscito sconfitto dalla lotta interna al centrodestra calabrese.

Una guerra intestina scatenata in uno specifico contesto territoriale poiché, dopo tanti anni che non accadeva, la città di Catanzaro si è ritrovata con il pallino in mano. Un viatico che sembrava dei migliori per i maggiorenti del capoluogo, anche perché nelle altre province (Cosenza a parte) hanno dato l’impressione di restare a guardare come ‘finisse la Corrida’.

Forse il portato di una Lega non radicata nel territorio, che ha rivendicato la golden share nella coalizione sulla base del pieno di voti fatto alle ‘recenti’ Europee e Amministrative ma con il limite di non avere una classe dirigente e rappresentanti di spessore sul campo.

Ecco allora che Capitan Salvini ha dovuto farsi carico da solo o quasi della patata bollente Calabria. Non gli bastavano insomma già tutti i casini che aveva. Niente, gli mancava solo l’ultima provincia dell’Impero. Sarà per questo che per lungo tempo si è fatto aiutare dai nuovi fidati amici meloniani, inviando in terra calabra un paio di emissari e qualche consulente di comunicazione di un certo spessore.

E bisogna dire che il lavoro congiunto di questa gioiosa macchina da guerra (citazione riferita solo agli amanti della politica) ha fruttato buoni dividendi per un lungo periodo di tempo. Giornalisti amici o abilmente imbeccati con l’esca del grande scoop si sono prodigati nell’asseverare una tesi falsa o meglio simile a un ottativo greco (periodo ipotetico dell’irrealtà) secondo cui il candidato a governatore del centrodestra sarebbe stato Sergio Abramo.

Lo stesso sindaco-presidente, però, non ha avuto concrete chance. Mai. E i suoi ‘viaggi della speranza’ a Roma si sono sempre puntualmente conclusi con un nulla di fatto. Tanto è vero che, da un certo punto in poi, anche il leader del Carroccio, pur senza dirlo apertamente, ha mollato la presa, lasciando al Cav, Silvio Berlusconi, il potere decisionale.

Ultima carta, allora, per il primo cittadino catanzarese quella di farsi sponsorizzare da qualche vecchio amico – seppur in passato suo avversario – con buoni uffici capitolini e dal solito affaccendato (da sempre però abituato a vendere più fumo dell’arrosto che in sostanza produce), i quali si sono dati tanto da fare. Ma solo perché convinti che, vincendo Abramo, per loro si sarebbero aperte immense praterie. Il piano, però, è miseramente andato a carte 48 e adesso gli tocca sedersi al tavolo delle trattative, ma con poche fiches in tasca.

Tanto che, per paradosso, gli converrebbe addirittura puntare a…cavallo. Il fin qui granitico gruppo Abramo-Aiello-Gentile, compreso qualche meloniano locale di… ferro, è infatti uscito piuttosto malconcio dalla vicenda e adesso dovrà ancora una volta fare i conti con lui: uno a cui celebrano il funerale (politico s’intende) da una vita.

Ma che alla fine chiama sempre banco e il più delle volte se lo prende. Uno che, però, essendo più realista del re adesso e solo adesso, da vincente, accoglierà gli alleati (termine latu sensu inteso) a braccia aperte, ma facendo capire loro i veri rapporti di forza nello schieramento nella fattispecie con la f minuscola.

© Riproduzione riservata.

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