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L’editoriale, Regionali in Calabria: nulla sarà come prima

sanità catanzaro,

di Danilo Colacino – Dire che in Calabria nulla sarà come prima, è forse azzardato.

Dopo le Regionali di ieri, anzi di poche ore orsono, la logica dell’alternanza potrebbe infatti comunque tornare a farsi sentire quando si rivoterà (cinque anni? Non ci metteremmo la mano sul fuoco e più avanti spiegheremo il perché).

Ma per un po’ di tempo no. Non sarà così. E ne illustriamo il motivo. Il centrosinistra è naufragato. Certo, il Partito Democratico sarà primo assoluto. Ma sotto il 15%. Il resto, in quell’area, è invece roba da riserva indiana.

Da domani inizierà l’analisi delle ragioni, però tutto è stato sbagliato. A cominciare dalla scelta del candidato a presidente. Persona degnissima, Pippo Callipo. Privo tuttavia de le physique du role per funzione, vecchia simpatia per il centrodestra, età, mancanza di carisma e viceversa.

Un errore marchiano designarlo. Sbaglio noto ai più (tranne che a fedelissimi, aficionados e sognatori, assortiti) sin dal momento dell’investitura. Il Pd, però, ha abbandonato la Calabria al suo destino e lo si intuisce anche dal silenzio assordante di questo frangente post voto.

In casa Democrat è dunque colpevolmente scattata l’ora del dilettante, con i professionisti dunque messi da parte, contraddistinta da una campagna elettorale stile la Corrida del povero Corrado (Mantoni al secolo). Nessuno slogan vincente, poche liste, leader nazionali scarsamente presenti (eccetto Nicola Zingaretti e qualcun altro), struttura di comunicazione deficitaria, alleati di Sinistra non coinvolti e così via.

Una condotta autolesionista (invalsa per la verità non solo in politica purtroppo) che boccia chi esalta gente a sé vicina, ma inadeguata e immeritevole, con risultati, inopinabilmente disastrosi, sotto gli occhi tutti. Una sorta di vocazione alla sconfitta, in sostanza, che frutterà appena una manciata di seggi oltre a quello di Callipo (miglior aspirante governatore perdente).

Dolenti note, quindi, mentre trionfo su tutta la linea per Carlo Tansi. Già, il geologo che non siederà in consiglio regionale per via della legge elettorale locale ma capace di mandare a Palazzo Campanella un gruppetto dei suoi e forse di essere considerato alla stregua di una specie di alter ego del procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri quale paladino di trasparenza e legalità.

A festeggiare è pure il centrodestra, ma con una neopresidente Jole Santelli (prima donna alle latitudini calabresi) alle prese con problemi di salute non certo secondari e per cui la coalizione e Forza Italia, in particolare, staranno molto attente a nominare un vice alquanto ‘forte’ per assisterla il più possibile.

E parliamo di una figura che, guarda un po’, riporta sempre al sindaco Sergio Abramo, uscito forse indebolito dalle urne (pur non essendo come risaputo coinvolto in prima persona) nell’ottica della sua posizione maggiormente leghista e meno forzista.

Mancano, però, i voti dei candidati a consigliere in città per capire se dovrà accingersi a raccogliere gli effetti personali dalle stanze del Comune del capoluogo (e nel corso della giornata odierna vi diremo ciò che sappiamo a riguardo).

Si leccano le ferite, in ultimo, i pentastellati con un possibile governatore – Francesco Aiello – non digerito dalla base e clamorosamente scaricato pure dal presidente della commissione parlamentare Antimafia, Nicola Morra. Pesante presa di distanza interna, non l’unica peraltro, che ha ‘affossato’ un 5S già in caduta libera

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