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L’editoriale, Regionali: Vincerà chi avrà più preferenze o nessuna ‘ordinanza’?

regionali greco

di Danilo Colacino – Quando a ‘dominare’ il mondo erano i due blocchi contrapposti costituiti da Urss e Usa, nel lungo periodo della cosiddetta guerra fredda, si asseriva che ad assicurare la pace fosse paradossalmente la paura.

Sì, proprio così, il mondo era insomma garantito, se in tal modo si può commentare, dall’equilibrio del terrore, dal momento che le superpotenze in campo, la russa e l’americana, si guardavano da lontano – fra minacce e scaramucce – ma senza ‘graffiarsi’ veramente.

Soltanto propaganda, e qualche…bluff, facevano quindi aleggiare lo spettro di un’apocalisse nucleare (che pure sarebbe lo stesso potuta scoppiare, tuttavia per assurdo per un caso fortuito), ma niente atti belligeranti concreti.

Un po’ come il conflitto, per fortuna non paragonabile, fra centrosinistra e centrodestra in vista di queste strane imminenti elezioni (le Regionali 2020, of course), in cui più che all’avversario diretto si guarda con grande timore alla Procura di Catanzaro (e non solo) non tanto sotto il profilo di eventuali nuove inchieste giudiziarie (lungi da noi alimentare una caccia alla streghe in cui si lanciano sospetti senza cognizione di causa e soprattutto elementi di riscontro!) quanto sotto l’aspetto di un clima ‘elettrico’ in cui, oltreché esserlo, bisogna anche apparire illibati al pari della moglie di Cesare.

Già, poiché la politica calabrese si è riscoperta, mai come ora, debole, fragile, vulnerabile e purtroppo talvolta permeabile dalla ‘malapianta’. I poteri forti inoltre, almeno nella maniera di intenderli e definirli da parte di un magistrato del calibro di Nicola Gratteri, sono infatti stati disarticolati per primi, essendo di conseguenza impossibilitati a fare da ombrello a chicchessia.

La sensazione, allora, è di essere di fronte a una nuova Tangentopoli (in cui c’è però di mezzo la nefasta ingerenza della ‘ndrangheta) e non a una stagione degli insabbiamenti o peggio. Si candidi chi può, dunque, perché stavolta si hanno un paio di certezze: gli elettori sapranno scegliere, forse meglio che in passato, e il tempo delle impunità pare decisamente finito. Senza eccezioni.

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