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Libera risuona la carica: in centinaia al sit-in a Vibo per dire no alla ‘ndrangheta (FOTO-VIDEO)

Ancora una volta Libera non si tira indietro e scende in piazza per condannare ogni forma di violenza. Lo fa a seguito della sparatoria avvenuta nel cuore di Vibo nella notte tra sabato e domenica scorsi, episodio grave che dimostra la facilità con cui giovani e giovanissimi ricorrono alle armi per risolvere controversie di qualsiasi natura. L’obiettivo del sit-in, promosso dal coordinamento provinciale di Libera Vibo guidato dal referente Giuseppe Borrello, era quello di dare seguito alle parole forti e chiare del procuratore Falvo e del colonnello Capece per lanciare un appello rivolto a tutto il territorio vibonese e ribadire, ancora una volta, da che parte stare e far la voce di libertà che sovrasta il rumore degli spari.

Il risultato è assolutamente notevole. Centinaia di persone, infatti, sono scese in piazza per dire no alla ‘ndrangheta e alla violenza di ogni genere. L’evento si è svolto nella centralissima piazza XXIV Maggio, cuore della movida a due passi dal tribunale ma anche da piazza Morelli dove è avvenuta la sparatoria di sabato scorso. Presenti tanti esponenti della società civile e dell’associazionismo, amministratori, politici e numerosi giovani (tra cui alcuni rappresentanti dei principali istituti scolastici di Vibo). “Gesti come quello di sabato scorso – ha affermato il sindaco di Vibo, Maria Limardo – non appartengono non solo questa città ma ad alcun pezzo del territorio provinciale e questo è testimoniato dalla presenza, oggi, di moltissimi sindaci che con me vogliono manifestare in maniera forte la ferma condanna per questo episodio ignobile”. 

Il messaggio di Falvo

Il procuratore capo di Vibo Valentia, Camillo Falvo, ha fatto sentire la sua vicinanza lasciando un toccante messaggio ai ragazzi di Libera: “Mi preme segnalare quanto questi eventi siano importanti per non abbassare la guardia – le sue parole -. Il territorio vibonese è fatto soprattutto di persone perbene, che hanno voglia di riscatto ma che devono mettere da parte la paura dimostrando la voglia di vincere la loro battaglia. E’ determinante che ciò accada ora: quello attuale è un momento delicatissimo, cruciale, in cui le organizzazioni criminali stanno provando a riprendersi il terreno perso facendo leva sui timori e sull’omertà della gente. Noi dobbiamo evitare che tutto ciò accada stroncando sul nascere fenomeni e dinamiche di questo genere, perché diversamente tutti gli sforzi e l’enorme lavoro svolto per affermare la legalità si riveleranno vani. Lo Stato, la magistratura e le forze dell’ordine – ha scritto Falvo – continueranno a fare la loro parte con maggiore impegno e determinazione, ma la battaglia la può vincere solo la società civile con un cambio di mentalità, facendo terra bruciata intorno a questa gente e comprendendo che chi denuncia non è solo e non sarà mai solo facendo rete attorno alle vittime di questi fenomeni. Assicuro – ha concluso – che continuerò a fare ogni sforzo per diffondere questo messaggio di legalità e speranza. ad iniziare dalle scuole”.

“Questo territorio è a un bivio”

“Dopo i gravi fatti della scorsa settimana, questo territorio è ad un bivio – ha detto Giuseppe Borrello, referente provinciale di Libera – dobbiamo capire se rassegnarci e far prendere il sopravvento a questo senso di di sconforto oppure scegliere di proseguire verso un percorso di rinascita e di riscatto oggi in atto. È necessario che si faccia di più e e si faccia meglio, è necessario, rispetto al grande lavoro che stanno portando avanti magistratura e forze dell’ordine che ognuno di noi sia protagonista della necessità di dare un proprio contributo soprattutto dal punto di vista della prevenzione che non può essere delegata la magistratura alle forze dell’ordine ma riguarda tutta la comunità educante, la famiglia, le scuole, le istituzioni e la chiesa”.

“Necessario lavorare su tutti i fronti”

Per don Ennio Stamile, responsabile regionale di Libera “non si deve abbassare la guardia né illudersi che gli arresti, per quanto importanti, possano risolvere i problemi. E’ necessario lavorare su tutti i fronti in ogni campo per cambiare la cultura mafiosa ed omertosa. E questa sera la partecipazione c’è stata, d’altronde Vibo aveva risposto numerosa il 24 dicembre 2019 dopo Rinascita-Scott. Certo, non cambierà mai nulla – ha deto ancora don Stamile – se la società civile non si decide a dare un segnale concreto, a recidere questi legami illegali, e anche la chiesa deve fare la propria parte ovviamente. Finalmente la Conferenza episcopale calabra ha emanato linee guida che sono importanti da applicare nella pastorale ordinaria perché è lì che si formano le nuove generazioni”.

Sit-in di Libera, i parenti delle vittime di ‘ndrangheta: “Vibo deve cambiare”

 

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