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L’impalpabile effetto Fiorita e il doppio gioco di Mancuso: i retroscena del voto a Catanzaro

di Mimmo Famularo – Il primo partito a Catanzaro città? Il Movimento Cinquestelle. Tre catanzaresi su dieci hanno dato il voto al partito di Giuseppe Conte che alle ultime elezioni comunali ha rischiato di non prendere il quorum esprimendo appena un solo consigliere comunale. Voto d’opinione o di protesta? Forse nessuno dei due. L’analisi dei flussi elettorali sezione per sezione certifica ciò che in molti sostengono: il trionfo dell’assistenzialismo e del clientelismo. In alcune zone a Sud di Catanzaro il Movimento Cinquestelle ha superato il 40%. Nella sezione 61 ha addirittura sfiorato il 50%. Il bilancio finale parla di 10785 voti incassati per una percentuale “monstre” del 30,17%. Il centrodestra unito e compatto ha fatto poco poco meglio, ovvero il 34,61%. Wanda Ferro ha vinto ma non ha sfondato e il collegio uninominale di Catanzaro si è rivelato più complicato del previsto con la “grillina” Elisa Scutellà in partita quasi fino alla fine. Fondamentale il 22,35% totalizzato da Fratelli d’Italia, nettamente il primo partito del centrodestra con 7316 preferenze.

Mancuso, Forza Italia e il crollo della Lega

Oltre al boom del Movimento Cinquestelle e alla comunque prevedibile vittoria di Wanda Ferro, emerge un altro dato: il crollo verticale della Lega. Nella città di Filippo Mancuso, presidente del Consiglio regionale della Calabria, il Carroccio è andato malissimo: 4,55% che tradotto in numeri assoluti significa appena 1490 voti. Una miseria. Quasi il doppio delle preferenze le ha ottenute Forza Italia, al di sotto del 10% e fuori dal podio con il 7,83% pari a 2564 preferenze. Tempi duri nel capoluogo di regione per i “fedelissimi” di Berlusconi, Occhiuto e Mangialavori. Chiaro il travaso di voti in Fratelli d’Italia che ha quasi quintuplicato i consensi rispetto alle Comunali di un paio di mesi fa. Mancuso ne sa qualcosa?

Dove sono finiti i voti di Tallini e Talerico?

Altro quesito: che fine hanno fatto i voti di Mimmo Tallini, Antonello Talerico e Francesco De Nisi? E quelli dei sostenitori di Lupi, Toti e Brugnaro? A Catanzaro il cartello elettorale Noi Moderati, che comprende Noi con l’Italia, Cambiamo, Coraggio Italia e ciò che resta dell’Udc, è riuscito nell’impresa di prendere 131 voti pari allo 0,40%. Praticamente il nulla nella coalizione del centrodestra che ha sostenuto (?) Wanda Ferro nella corsa alla Camera dei Deputati. Per rendere meglio l’idea del flop è necessario allargare il confronto e paragonare i numeri di Noi Moderati con quelli di Impegno Civico. Persino il movimento di Luigi Di Maio è riuscito a fare meglio: 252 voti pari allo 0,77%. Un raffronto impietoso per un risultato clamoroso. Meglio di Noi Moderati fanno Unione Popolare con il candidato Piero Bevilacqua, Italexit con Giuseppe Gigliotti, Italia Sovrana e Popolare con Bianca Laura Granato, persino De Luca sindaco d’Italia rappresentato da Ilaria Faragò. Noi Moderati batte di un’inerzia il Partito Comunista e quello Animalista. Una disfatta volutamente consapevole per dare linfa in parte al centrosinistra e in parte al Terzo Polo con il sindaco di Sellia Marina Francesco Mauro che ottiene un buon risultato a Catanzaro e un altro pessimo nella sua città.

Primi segnali di frattura tra Pd e Cambiavento

Primo campanello d’allarme invece all’interno del centrosinistra che sostiene Nicola Fiorita al Comune di Catanzaro. Giusy Iemma ha raccolto 8266 voti pari al 23.12% in città risultando però terza alle spalle di Wanda Ferro ed Elisa Scutellà. Un risultato al di sotto delle aspettative per il vice sindaco colpita evidentemente dal fuoco amico malgrado l’ottima performance del Partito democratico che ha raggiunto in città quasi il 17% (migliore risultato in Calabria). I dem hanno triplicato i consensi ottenuti nelle Comunali trascinati soprattutto dall’appeal della Iemma e dal peso elettorale del segretario cittadino Fabio Celia. Mediocre l’apporto di +Europa e quello dei Verdi e Sinistra, impalpabile il sostegno di Impegno Civico di Luigi Di Maio, invisibile ed inconsistente quello del sindaco Nicola Fiorita e di Cambiavento. Quanto venuto fuori dalle urne non è piaciuto ai vertici dem e potrebbe adesso avere ripercussioni sulla prossima sfida elettorale. Dietro le quinte si mormora di una clamorosa frattura tra Pd e Cambiavento, i due principali “azionisti” della maggioranza variabile targata Fiorita a Palazzo de Nobili. Mercoledì si voterà per il nuovo presidente della Provincia di Catanzaro e il primo cittadino sarà il candidato del centrosinistra in un clima tutt’altro che idilliaco.

 

 

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