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L’incubo di una mamma di Catanzaro: “Figli positivi e nessuno mi ha detto nulla”

di Giovanni Bevacqua – Altri due studenti di Catanzaro sono positivi al Coronavirus. Si tratta di due ragazzi che frequentano la seconda media dell’Istituto Casalinuovo. E forse, per la prima volta dall’inizio della pandemia, non è questo l’aspetto su cui ci vogliamo soffermare. Perché, per quanto è doveroso informare i genitori sulla possibilità che i loro figli, e loro stessi, siano entrati in contatto con soggetti potenzialmente contagiosi, c’è chi non la pensa così. E la cosa grave è che si tratta, paradossalmente, proprio di chi è incaricato a dare queste informazioni. Naturalmente dopo aver eseguito tutti i protocolli necessari per l’identificazione del contagio.

Quanto ci racconta una mamma di Catanzaro ha davvero dell’inquietante. Una storia che potrebbe essere comune a quella di tanti. Inizia con la paura: del virus, di poterlo contrarre, di sapere che è più vicino di quanto si pensi. Continua con molta più paura: il virus è scuola, una professoressa è positiva e le attività didattiche vengono sospese. E si conclude con incredulità e rabbia: mio figlio ha contratto il Coronavirus. Ma procediamo con ordine.

Covid a scuola, chiuse le Medie Casalinuovo e le Elementari di via Forni

Il 27 ottobre il sindaco Sergio Abramo dispone la chiusura del plesso centrale dell’Istituto Casalinuovo, scuola secondaria di primo grado, e del plesso di via Forni, scuola primaria. Una professoressa è risultata positiva al Coronavirus e come lei anche la figlia. Quest’ultima frequenta la seconda elementare. Le lezioni in presenza vengono sospese in attesa di avere il quadro della situazione e per poter effettuare i necessari interventi di sanificazione. E qui inizia la nostra storia che spiega, in modo molto significativo, perché la Calabria è stata messa in “zona rossa”.

In fila per i tamponi

La scuola, in tutte le sue componenti, si organizza per procedere con i tamponi agli studenti. E così i genitori, muniti di tanta speranza e molta più pazienza, accompagnano i propri figli al triage di Catanzaro Lido per il tampone. Dal martedì, giorno di sospensione dell’attività scolastica in presenza, si arriva così al sabato, il giorno dei test epidemiologici.

Nessun avviso dall’Asp dopo gli esami

E qui si arriva al cuore della storia. Perché la prassi prevede che dal tampone possono trascorrere massimo 48 ore per la comunicazione del risultato. O meglio, l’Asp dovrebbe contattare solamente le persone positive. In questo modo, chi effettua l’esame, per un paio di giorni può mettersi in isolamento fiduciario (non c’è nessuno che ti obbliga, sic!) sperando che la chiamata non arrivi mai. E così è stato. Fino ad oggi nessun genitore è stato contattato dal’Asp. E sono trascorsi 6 giorni dal tampone. Ma questo, naturalmente, non è bastato per placare la preoccupazione di mamme e papà. Del resto, la crescita esponenziale dei contagi rende inevitabile il dilatarsi dei tempi, mandando in affanno il personale medico-sanitario.

E così questa mattina due genitori, dopo diversi tentativi, perpetrati nei giorni, riescono a mettersi in contatto con l’Asp per avere informazioni certe sui propri figli. Il silenzio di 6 giorni non gli è bastato per mettersi il cuore in pace. E come un fulmine a ciel sereno gli viene comunicato che i ragazzi sono positivi al Covid. In poche parole, questi ragazzi, fino a ieri, avrebbero potuto andare ovunque e incontrarsi con chiunque nella certezza di non essere “contagiosi”. E se mamma e papà non avessero insistito con le telefonate all’Asp, forse nessuno gli avrebbe detto nulla. Chi può dirlo?

Genitori allarmati non vogliono far rientrare i figli a scuola

E così, comunicata la positività nel gruppo Whatsapp della scuola, è scoppiato il panico tra i genitori. La preoccupazione è tanta e la domanda è sempre la stessa: e se ci fossero altri casi non comunicati? Le scuole dovrebbero ricominciare le attività didattiche martedì prossimo ma oggi sono diversi i genitori che minacciano di non portare i figli in classe se non si farà prima chiarezza sulla vicenda. Del resto, come ci si può fidare se il sistema è questo? Adesso forse è un po’ più chiaro il perché il Governo ha messo anche la Calabria in “zona rossa”. Il problema non è solo la crescita dei contagi, molto più contenuti rispetto ad altre parti di Italia. Risiede soprattutto nella capacità della nostra regione a rispondere tempestivamente al contagio.

© Riproduzione riservata.

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