Calabria7

L’inganno e le false firme del dipendente delle Poste di Catanzaro per instascare i soldi dei clienti

di Gabriella Passariello- Svincolano 13 dei 15 buoni fruttiferi postali del valore di 35mila euro, riscuotendone l’importo il 16 novembre 2017 e lasciando gli altri due “nel cassetto” delle Poste. Ma quando quattro anni dopo si recano nell’Ufficio postale scoprono che, a loro insaputa, nel 2017 erano stati svincolati anche i restanti due buoni del valore complessivo di 10mila euro. I due fratelli anziani, increduli, denunciano il fatto, i carabinieri si attivano per risalire all’operatore che ha intascato quei soldi e tutti i riscontri investigativi hanno consentito di fare quadrato su Antonio Cavallaro, 64 anni, residente a Catanzaro, dipendente della Poste in via Broussard, zona Nord del capoluogo, sotto inchiesta per peculato e destinatario di una misura di sospensione dall’esercizio del servizio pubblico di addetto alla gestione del risparmio per conto di Cassa depositi e prestiti per la durata di sei mesi, provvedimento firmato dal gip Sara Mazzotta, su richiesta del magistrato Saverio Sapia.

L’ ennesimo inganno

I carabinieri su delega della Procura acquisiscono copia delle operazioni di rimborso dei due buoni fruttiferi postali, sulle cui quietanze è riportata la sottoscrizione della firma della donna, cointestataria dell’investimento insieme al fratello. Poi la consulenza tecnica per la perizia grafologica per accertare la paternità delle sottoscrizioni e l’esito quasi scontato: quelle firma non appartengono alla signora “con molta probabilità sono riconducibili alle mani di Antonio Cavallaro”. L’uomo avrebbe fatto leva sul numero cospicuo dei buoni e sull’età avanzata dei due fratelli, per appropriarsi di 10mila euro, ritenendo che i due fratelli non avrebbero mai scoperto l’inganno, se non a distanza di tempo, così come in effetti accaduto, “attribuendo però a una loro dimenticanza la discrasia tra il numero dei buoni svincolati nel novembre 2017 e il numero dei buoni residui”. Per il gip firmatario del provvedimento sussiste il concreto e attuale pericolo di reiterazione del reato, visto che Cavallaro risulta attualmente a giudizio per essersi appropriato indebitamente di ben 45mila euro ai danni di altre due persone.

L’interrogatorio di garanzia

In sede di interrogatorio, Cavallaro ha negato le accuse, sconfessando di aver contraffatto firme e di non aver potuto incassare il denaro senza l’avallo del direttore dell’ufficio postale, il quale una volta consegnatogli il buono per l’incasso avrebbe dovuto verificare la liquidità esistente negli sportelli e quindi autorizzare la riscossione. A detta dell’indagato sarebbe stato impossibile apporre una firma falsa in calce alla quietanza visto che il suo capo sarebbe potuto entrare in qualsiasi momento all’interno della stanza mentre la donna stava effettuando gli adempimenti funzionali all’incasso del buono fruttifero. Cavallaro ha precisato al gip che per incassare  un buono fruttifero postale occorre: la firma sulla quietanza del titolare del buono, la consegna del documento al consulente, la verifica da parte del direttore della liquidità all’interno dell’ufficio postale e il rilascio del denaro oggetto del titolo.

Le dichiarazioni dell’indagato che non convincono il gip

Per il giudice la verifica della disponibilità, da parte dell’ufficio postale, del denaro erogabile per portare all’incasso il buono fruttifero è un’operazione che non necessita della presenza fisica del titolare effettivo del buono, come confermato dall’indagato durante l’interrogatorio: la cliente dell’ufficio postale e titolare del buono fruttifero  non era presente nel momento in cui si rivolgeva al dirigente dell’Ufficio per portare all’incasso il titolo. “Ed è evidente che è destituita di fondamento l’affermazione secondo cui la materiale contraffazione di una firma non si sarebbe potuta effettuare perché il dirigente sarebbe potuto entrare nella stanza nel momento in cui Cavallaro si trovava con la cliente: banalmente, l’apposizione di una firma falsa, può avvenire in qualsiasi momento e luogo”. Ma soprattutto la conferma della contraffazione della firma da parte di Cavallaro emergerebbe da quanto esposto nella nota depositata dalla difesa nel corso dell’interrogatorio di garanzia. Dal documento si evince ancora una volta, secondo il gip, che la donna non ha mai portato all’incasso i buoni fruttiferi postali: non era fisicamente presente all’atto della sottoscrizione della quietanza di riscossione e non lo era al momento dell’erogazione del denaro.

L’ indagine interna delle Poste

Ad indagare su quanto accaduto anche Poste Italiane, che ha appurato come le operazioni di rimborso fossero state eseguite per cassa dalla postazione di lavoro dell’user di Cavallaro e dopo aver ascoltato la persona offesa, ha riscontrato che la stessa aveva effettivamente portato all’incasso soltanto 13 buoni fruttiferi e non 15. Il responsabile delle Poste, in base a quanto scritto nel provvedimento, ha evidenziatto le evidenti differenze tra le firme apposte dalla cliente, legittima cointestataria dei buoni e quelle apposte in calce alle quietanze dei buoni. Violazioni, che oltre a danneggiare i clienti, avrebbero procurato un danno all’immagine dell’ente Poste e rispetto alle quali è stato adottato un provvedimento disciplinare: Cavallaro sospeso dal servizio e senza stipendio per 10 giorni.

LEGGI ANCHE | Incassa buoni dei clienti per 10mila euro, interdittiva per un dipendente delle Poste di Catanzaro (NOME)

© Riproduzione riservata.
Click to Hide Advanced Floating Content
Click to Hide Advanced Floating Content