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L’INTERVISTA | Flavio Oreglio il comico dalle mille doti: ”Sono legato alla Calabria e a Catanzaro”

Flavio Oreglio Teatro Comunale di Catanzaro

di Danilo Colacino – Sabato 3 dicembre prossimo venturo. Una data da segnare con un circoletto rosso sull’agenda di quanti sono appassionati frequentatori del teatro. In questo caso quello Comunale di Catanzaro. Dove arriverà a esibirsi Flavio Oreglio, le cui note biografiche recitano: “Laureato all’Università di Milano in Biologia con specializzazione in Ecologia. Già insegnante di Matematica e Scienze. Pianista e chitarrista, cantautore e appassionato”. Qualifiche, specialità e doti, che hanno il torto, se così si può dire, di non menzionare il sostantivo forse nella circostanza più azzeccato e comprensivo tra quelli appena citati: intellettuale. Al di là di tutto, però, lo spettacolo che proporrà nel capoluogo si intitola: ‘Discorso sul metodo dell’attor comico’. Che sul blog dello stesso Oreglio viene così definito: “Una performance sull’arte del sorriso e le sue implicazioni sociali, politiche, scientifiche e storiche”.

E la ragione del titolo dato all’esibizione – “sbagliato ma con un senso dell’errore volutamente commesso”, come spiega l’eclettico autore – è presto detto.

“È un omaggio – afferma Oreglio – a due personaggi che io amo in maniera viscerale. Mi riferisco a Cartesio e Petrolini. Il primo che negli anni ’30 del secolo scorso scrisse il ‘Discorso dell’attor comico’, un articolo pubblicato da un’importante rivista dell’epoca. Il secondo invece che ha scritto il ‘Discorso sul metodo’. Ecco perché è venuto fuori questo mio titolo. Di un’opera che io definirei una lezione. Nel corso di cui si parla del ridere. Un ambito molto articolato, che non è certo esaurito dal comico. Considerato come abbia mille sfaccettature. E parlo di satira, ironia, sarcasmo e altro ancora. Basti pensare a come i compianti immensi Dario Fo e Giorgio Gaber abbiano fatto ridere nei loro spettacoli al pari di Alvaro Vitali o Lino Banfi. Ma nessuno ritiene, con il massimo rispetto per ognuno di questi quattro artisti, che si tratti di colleghi”.

In termini più specifici, rispetto alla sua di carriera, si può affermare che lei televisivamente in realtà ‘nasce’ al Maurizio Costanzo Show, ovvero molto prima di Zelig, come invece sostengono in molti?

“Bravo, esatto. Ben sette anni in anticipo rispetto a quanto si dice. Ma quello che leggo su di me è pura diffamazione (ride di gusto, ndr). Potrei quindi querelare parecchia gente. Ma se lo farò, non denuncerò di sicuro lei che ha inquadrato le cose nei termini corretti (ironizza. E non potrebbe essere altrimenti, ndr). Ora però, tornando a esser seri, almeno per un attimo, ribadisco che è vero quanto ha espresso nel formulare la domanda. Quattro partecipazioni in altrettante puntate del Costanzo Show, negli ormai lontani anni Novanta, mi hanno regalato, per fortuna o sfortuna faccia lei, popolarità e successo”.

La stessa notorietà che si riscontra nell’affetto riservatole ancora oggi dal pubblico, a cui come ovvio è pressoché obbligato a restituire molto.

“Beh, sì. Infatti dietro a ogni lavoro che propongo, c’è un grande studio. Un impegno massimo. Basti pensare che il ‘Discorso…’ è incentrato su una disamina incentrata sul motivo per cui si ride. Un’analisi tecnica dal punto di vista mentale. Che deriva addirittura da uno scambio con esperti di cibernetica. O pensatori del calibro del filosofo Silvio Ceccato e altri studiosi della sua scuola. Concetti che poi io naturalmente vado a esemplificare. E che, se mi consente, si sublimano attraverso un gioco e una sorpresa in grado di strappare una risata, anche in tempi complessi come quelli attuali”.

A chiudere la solita immancabile domanda, non certo candidabile al premio originalità, sui suoi possibili legami con la Calabria o la città di Catanzaro.

“Non vedo l’ora che venga estate per correre a fare un po’ di vacanza al Sud e in particolare nella vostra regione. Magari dopo qualche minitour lavorativo. Sa, tanto per unire l’utile al dilettevole (ride ancora di gusto, ndr). È una terra che conosco benissimo, anche perché tanti anni fa venivo invitato a Reggio dall’amico Rocco Barbaro a un bellissimo festival. Ora non vedo e non sento Rocco da parecchio. Ma continuo a volergli bene”.

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