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L’INTERVISTA | Il capo della Mobile di Vibo: “Grazie a Gratteri e Falvo denunciare non è più un tabù”

di Mimmo Famularo – Gianni Albano ha solo 38 anni ma dallo scorso uno dicembre guida uno degli uffici più importanti di ogni Questura, la Squadra Mobile. Farlo a Vibo Valentia, terra di ‘ndrangheta ma anche di narcotraffico, è ancora più complicato. Un esame di laurea per un giovane dirigente della Polizia di Stato già Cavaliere del Lavoro per gli eccellenti risultati ottenuti nel contrasto alla Sacra Corona Unita, la principale mafia pugliese. Leccese di Veglie, con una carriera iniziata da vice dirigente della Stradale ad Alessandria e proseguita prima a capo dei Commissariati di Pisticci e Ostuni e, poi, da dirigente delle Volanti di Matera, Gianni Albano conosce molto bene la Calabria, le sue peculiarità e i suoi problemi. Un’esperienza consolidata da vice capo della Mobile a Cosenza prima dell’approdo a Vibo dove in pochi mesi ha già lasciato una prima impronta facendosi notare, insieme all’equipe di investigatori che dirige, per gli ottimi risultati raggiunti sul contrasto al traffico e allo spaccio di droga nel Vibonese. Piccole operazioni che lasciano presagire qualcosa di più importante sotto la direzione del questore Raffaele Gargiulo e del vicario Orazio Marini e il coordinamento delle procure di riferimento: la Dda di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri e quella ordinaria diretta da Camillo Falvo. Il punto di partenza è chiaro: la necessità di essere presenti sul territorio, far percepire la presenza dello Stato al cittadino, organizzare attività sempre più pressanti per prevenire e contrastare il mercato della droga. “Riteniamo che per poter sgominare i grossi sistemi – ribadisce Albano – occorre necessariamente coltivare quotidianamente il piccolo. Contrastare fenomenologie che possono essere minori ma solo apparentemente ma attraverso la disamina delle stesse possono portare il gruppo di investigatori ad aprire scenari e prospettive importanti degne di attenzione. In questi mesi le donne e gli uomini della Polizia di Stato della Questura e della Squadra Mobile di Vibo si sono particolarmente distinti nei sequestri di ingenti quantità di sostanze stupefacenti (del tipo marijuana prevalentemente ma anche cocaina, hashish o eroina) nonché con il sequestro di numerose armi sia lunghe che corte, sia fucili che pistole e relativo munizionamento facendo si che lo Stato potesse, grazie all’eccellente e lungimirante coordinamento dell’autorità giudiziaria, dare dei colpi importanti alle associazioni criminali e, in particolare, a quella maggioritaria nella nostra terra ovvero la ‘ndrangheta”.

-Come stanno rispondendo i vibonesi e che territorio ha trovato?

“Un territorio migliorato grazie a lavoro delle istituzioni, in cui il concetto di collaborazione e di denuncia non sono più delle eresie o delle espressioni dalle quali fuggire ma delle certezze. Questo ogni giorni ci dà lo stimolo e ci sprona a lavorare con diligenza, serietà e deontologia professionale perché siamo certi che il cittadino vibonese ha fame e sete di sicurezza, di giustizia e di legalità. Nel momento in cui noi riusciamo a infliggere dei colpi ad appartenenti di gruppi criminali organizzati interni alla ‘ndrangheta riscontriamo apprezzamento, vicinanza alle istituzioni e una sensazione di libertà che s trasforma in voglia di riappropriarsi del proprio territorio con quegli aneliti di legalità che sono sempre più forti in questa terra”.

-Meno silenzio e omertà, più coraggio e denunce?

“Noi riscontriamo una percentuale sempre maggiore di fiducia nei confronti delle istituzioni e dello Stato. Questo grazie a lavoro che viene fatto dal procuratore Gratteri e dal procuratore Falvo che non ci fanno mai sentire soli. Insieme alla Procura per i minorenni diretta dalla dottoressa Roberto, sono delle presenze costanti e delle guide di coordinamento della polizia giudiziaria unitamente a tutti i sostituti della Dda e della Procura di Vibo secondo un unicum di legalità e di sicurezza che viene sempre più visto dal cittadino che si fida dello Stato e denuncia maggiormente”.

-Ma Vibo è una provincia più ‘ndranghetista o più massomafiosa?

“E’ una provincia nella quale non bisogna mai abbassare la soglia di attenzione e il livello di monitoraggio dei fenomeni criminali. Naturalmente al momento sono in corso di svolgimento delle inchieste, degli accertamenti e delle indagini che presto porteranno a una serie di risultati. Definire Vibo in un modo o in un altro non spetta a me. Io, insieme al mio vice Ludovico Tuoni, devo garantire massimo impegno h24 facendomi portatore e rappresentante dei miei uomini al servizio del cittadino al quale voglio fortemente rivolgere l’invito a continuare a fidarsi delle istituzioni e a denunciare perché lo Stato vince, lo Stato risolve le situazioni di illegalità, lo Stato è un punto di riferimento di soprusi contro le prevaricazioni, contro il puzzo del compromesso che noi vogliamo contrastare senza soluzioni di continuità ogni giorno in maniera intelligente e interistituzionale”.

© Riproduzione riservata.

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