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L’INTERVISTA | Il pm della Dda Frustaci e il sogno di sconfiggere la mafia (VIDEO)

frustaci

di Danilo Colacino – Un venerdì sera speciale, quello di ieri nell’istituito scolastico Ettore Majorana di Girifalco. Innanzitutto per la ricorrenza del 25 novembre. Vale a dire la Giornata mondiale del contrasto alla violenza contro le donne sancita dall’Onu. Celebrazione, per così definirla, che ha indotto l’assessore alla Pari Opportunità Elisa Sestito a organizzare un evento alla presenza, fra gli altri, del sostituto procuratore della Dda di Catanzaro Annamaria Frustaci, autrice del libro: ‘La ragazza che sognava di sconfiggere la mafia’. A moderare l’evento la giornalista Maria Chiara Caruso.

L’importanza di “discutere con le nuove generazioni”

Secondo la Frustaci, “è importante discutere con le nuove generazioni, perché i giovani vanno quasi sempre fuori Calabria per mancanza di opportunità. Ma a noi adulti, in particolare a quanti sono impegnati in certi campi, spetta il compito di lanciare messaggi diversi, facendo qualcosa di concreto affinché ritornino nel loro territorio. In cui mettere a frutto quanto appreso lontano dalla propria terra. È così, infatti, che potranno arricchire il posto in cui sono nati. Serve insomma un’inversione rispetto a quanto accade oggi, allorché i nostri ragazzi migliori diventano una risorsa per altri luoghi”.

“Cosa compete ai magistrati? Bell’interrogativo…”

La Frustaci non ha dubbi nel rispondere quando le si chiede se i pm ‘stiano bene’ solo nell’ufficio di Procura o al massimo in un’aula di Tribunale. “Non credo sia esatto, spiega. Anzi, è vero il contrario. Se vogliono, devono anche scrivere libri o andare fuori a raccontare in modo tale da espletare una funzione di impegno sociale. Persino all’interno delle scuole. Poi, come ovvio, ognuno svolge il proprio ruolo. Ma non dimentichiamo che, ad esempio, nella difficile lotta alla criminalità organizzata e a qualunque forma di violenza è determinante che si consideri subito quanti fanno il mio lavoro alla stregua di persone di cui fidarsi e vicine a loro. Soprattutto per i ragazzi”.

“Io, del resto, ho deciso di entrare in Magistratura dopo aver incontrato tanti anni fa nella mia scuola Gherardo Colombo (ex Pm del pool di Milano, a cui si deve il merito di aver condotto l’epocale inchiesta giudiziaria nota come Mani Pulite, ndr). È dunque fondamentale – ha proseguito – avere riferimenti positivi e concreti in tutte le categorie professionali. Basta far vedere agli studenti che c’è chi è in grado di realizzare grandi cose. Gente a cui potersi ispirarsi per seguire un percorso di pari valore, a prescindere dai risultati che si otterranno nella differenti carriere di ognuno”.

Cosa serve per combattere piaghe come mafia e violenza sulle donne?

La Frustaci, ancora una volta, illustra in modo chiaro e sintetico la sua visione sul complicato quesito. “Bisogna innanzitutto partire – sostiene – dall’educazione alla Legalità. La base di tutto. Poi capire ed esaltare la figura della donna in ogni ambito. Professionale e di vita. Perché ancora oggi, alle soglie del 2023, può risultare difficile fare il magistrato, essendo pure una donna. E in Calabria, dove tutto è più complicato, in misura maggiore che altrove. Ma lo stesso vale per le giornaliste o le commercianti e così via. Si sa che qui bisogna avere una marcia in più. La differenza, però, la fa l’impegno e lo spirito di sacrificio”.

“A prescindere dagli ostacoli connessi – ha ulteriormente precisato – allo stare in una regione come questa, tuttavia, non siamo più nel 1963 (anno in cui il 3 maggio fu finalmente bandito il primo concorso che garantiva l’accesso delle donne in Magistratura, ndr). Considerato come ora ci siano tante colleghe a indossare la toga come me. Detto questo, c’è poi da aprire il tremendo capitolo che nulla a che vedere con i già inaccettabili affanni connessi al genere. Mi riferisco al tema dei maltrattamenti e degli abusi. Che nell’opera di contrasto fa emergere delle analogie con la lotta alle cosche mafiose. In entrambi i casi, infatti, sono preziose le notizie che arrivano dall’ambiente familiare”.

“I momenti di confronto sono importanti”

“Sono quindi essenziali le informazioni che arrivano dai collaboratori di giustizia, però da riscontrare, oppure nell’altra situazione descritta dai figli di padri violenti o dai congiunti di fidanzate di persone abituate alla sopraffazione fisica e psicologica della propria compagna. I quali devono denunciare parenti stretti o persone ormai entrate nella cerchia familiare. Sono in sostanza costretti a trovare il coraggio di accusare i propri congiunti. Ma al di là di ogni considerazione – ha concluso – sono importanti i momenti di confronto. Soprattutto per quei ragazzi che devono farsi avanti e trovar la voce per compiere una scelta tanto drastica”.

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