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L’odissea di Michele Tramontana, dalla denuncia all’attentato: “Lo Stato mi ha lasciato solo”

Senza scorta dopo aver denunciato nel 2008 i suoi usurai nonostante un attentato subito dopo essere entrato nel programma riservato ai testimoni di giustizia ed essere stato determinante per far scattare nel 2009 l’operazione denominata “Pinocchio” contro la criminalità vibonese. Da allora, il processo di primo grado è ancora in corso di celebrazione dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia e, con l’ennesimo rinvio dovuto all’assenza di un testimone che deve venire dall’estero per deporre, è ormai certo che il caso si concluderà con la prescrizione nei confronti di tutti gli imputati già tutti a piede libero. La vicenda vede protagonista Michele Tramontana, titolare negli scorsi anni di un’avviata falegnameria a Rombiolo, nel Vibonese, costretto a trasferirsi ed a dismettere la propria attività in Calabria dopo aver denunciato i suoi usurai.

Fuori dal programma di protezione e “in pericolo di vita”

Tramontana si sente “abbandonato dalle istituzioni e, spiega all’Agi, “non rifarei quindici anni dopo la scelta di affidarmi allo Stato di cui mi ero fidato e da cui attendo ancora la somma di 191.000 euro”. Come se non bastasse, Michele Tramontana è anche fuori dal programma di protezione e si sente quindi “in pericolo di vita”, essendo fra l’altro rimasto, denuncia, “senza lavoro, senza soldi e senza scorta, con l’incolumità a serio rischio”. L’11 settembre del 2020 a Rombiolo, l’auto a bordo della quale viaggiava è stata colpita da una fucilata, esplosa da una moto in corsa, ma, secondo il Viminale, non sussistono le condizioni per farlo rientrare nel programma di protezione, riservato ai testimoni di giustizia, a cui in precedenza era sottoposto. Dunque, nessuna tutela. Da qui la sua delusione nei confronti di quelle istituzioni in cui aveva creduto all’inizio della sua odissea.

Processo a rischio prescrizione

Il processo di primo grado, in cui Tramontana è testimone e parte civile, è a carico di sei imputati, considerati esponenti della criminalità vibonese, accusati di usura in concorso, per i quali è caduta l’aggravente mafiosa. Il procedimento, di conseguenza, passò dalla Dda di Catanzaro alla procura di Vibo Valentia che ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio sin dal 2010. Da allora il processo, fra un rinvio e l’altro, non si è ancora concluso. Non è la prima volta che Tramontana denuncia la latitanza delle istituzioni. Lo aveva già fatto due anni fa con una conferenza stampa insieme al suo avvocato Giovanna Fronte. Ricevette tante attestazioni di solidarietà e rassicurazioni, ma non ha mai ottenuto risposte concrete.

 

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