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Il dramma di una famiglia catanzarese: “Per un prestito abbiamo rischiato di perdere tutto”

di Damiana Riverso – Una mattina ti svegli e rischi di ritrovarti senza niente. Dopo una vita di sacrifici per costruire un futuro solido per sé e per la propria famiglia ritrovarsi sull’orlo del baratro senza una via d’uscita è un attimo. L’attimo in cui hai perso tutto, famiglia, amici, la casa, dove niente ha più un senso, niente è come dovrebbe essere e la paura del giorno dopo, di vivere si insinua subdolamente nei pensieri. E’ quello che capita a chi per svariati motivi ha problemi con la propria attività ed è costretto a chiudere, a chi non può pagare le rate del mutuo, a chi ha accumulato debiti su debiti per salvare tutto e non potendoli pagare si ritrova a scontrarsi con un sistema bancario a volte cinico, che non guarda in faccia nessuno, non accetta compromessi e soluzioni, non importa quanto una persona sia disperata. Banche pronte a prendersi tutto, senza neanche provare a rimediare. Così una mattina ti svegli e la tua casa è all’asta, sei rovinato e magari hai rovinato anche la tua famiglia che ha provato ad aiutarti. Tante storie come questa vengono raccontate nello studio dell’avvocato Elena Mancuso, responsabile dell’Adusbef Calabria, associazione di tutela dei consumatori specializzata nel settore finanziario, bancario e assicurativo.

Storie come quella di un uomo, ma anche della sua famiglia, che si è rivolto al legale, perché una nota banca senza un apparente motivo specifico ha risolto un contratto di conto corrente impedendo così il pagamento di un finanziamento che aveva stipulato anni prima con la stessa banca per consolidare un precedente debito. Per ottenere questo finanziamento, che gli avrebbe concesso di colmare il debito, l’uomo ha chiesto ai genitori di fare da garante. Questi ovviamente non si sono tirati indietro. Tutto per aiutare il figlio.  I genitori erano titolari di un unico bene immobile ed è proprio questa casa la garanzia reale del prestito. Quando la banca ha revocato il conto corrente non ha più inteso trattare con questa persona ed è così iniziato il suo calvario. La banca ha infatti immediatamente avviato il pignoramento della casa dei genitori anziani e malati che non hanno potuto reagire ed è stata messa all’asta. Grazie all’intervento dello studio dell’avvocato Mancuso la causa contro la banca è stata vinta e l’asta sospesa. Ma non per tutti è così. Non tutti trovano la forza e il coraggio di rivolgersi a uno studio legale o a un’associazione, di raccontare la propria storia drammatica, a volte anche per vergogna. Quella vergogna di non avercela fatta a pagare, forse di aver sognato troppo in grande, di avere fatto il passo più lungo della gamba. Quest’uomo invece ha trovato dentro di lui la determinazione di raccontare quello che gli era successo, di denunciare la banca e farsi aiutare.

“Attualmente sono in aumento vertiginoso le aste giudiziarie su beni immobili e la situazione è destinata ad aumentare a causa dell’emergenza sanitaria che sta creando la chiusura di molte attività e la perdita di posti di lavoro. Conseguentemente molte famiglie non possono pagare le rate del mutuo e rischiano di perdere l’unica casa magari per debiti legati alla loro attività chiusa per causa a loro non imputabile”-  ci racconta l’avvocato Mancuso. “Lo Stato deve trovare delle soluzioni, altrimenti rischiamo una macelleria sociale, un paese all’asta. Restiamo anche in attesa di una legge che tuteli la casa così come previsto dalla nostra Costituzione, all’articolo 47, e anche dal trattato dell’Onu all’articolo 25. Oggi il divieto di pignoramenti della prima casa si ha solo per i debiti con l’agente della riscossione esattoriale e non per i debiti con i privati e le banche. Non bisogna mai perdere la speranza, si deve sempre lottare e mai vergognarsi. A breve aprirò un centro di ascolto per prevenire usura e i suicidi per disperazione e ho voluto interpellare anche il procuratore Gratteri. Dobbiamo aiutare le persone, anche raccontando le storie di chi ce l’ha fatta e far capire che possiamo aiutarli a ricominciare”.

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