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L’ombra della ‘ndrangheta su un noto imprenditore di Catanzaro, scatta l’interdittiva antimafia

di Gabriella Passariello- Presunti rapporti di famiglia e di amicizia collegati con il clan dei Gaglianesi, le cosche di Cutro, i Giampà di Lamezia. Possibili tentativi di infiltrazione mafiosa desunti scartabellando tutta una serie di documenti investigativi della Dda, del Comando provinciale, della Dia, della Guardia di finanza e della Questura di Catanzaro. La prefettura ha emesso un’interdittiva antimafia nei confronti della società The News Group Srls, con sede a Lamezia Terme il cui socio di maggioranza e amministratore unico risulta essere l’imprenditore Michele Roberto Giglio, 28 anni di Catanzaro.

I rapporti di famiglia con i clan

Tutto nasce da una richiesta di certificazione antimafia da parte dello sportello unico alle Attività produttive del Comune di Lamezia, il prefetto e i suoi uomini si mettono al lavoro a caccia di riscontri sull’esistenza di presunti legami con la ‘ndrangheta. Scoprono che l’imprenditore, titolare di quattro attività ristorative in città, a Soverato, Lamezia e Cosenza è il fratello di Glenda Giglio, imputata nell’inchiesta antimafia “Basso Profilo” per concorso esterno in associazione a delinquere finalizzata alle truffe, evasione fiscale, emissione di fatture per operazioni inesistenti, riciclaggio, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, reati aggravati dalla mafiosità e destinataria nell’ambito della stessa inchiesta di una misura cautelare agli arresti domiciliari, confermata dalla Cassazione. L’ex presidente dei giovani industriali di Crotone avrebbe fornito un fondamentale contributo al sodalizio criminale capeggiato dal “principino” Antonio Gallo, ritenuto l’anello di congiunzione tra diverse cosche di ‘ndrangheta del Crotonese e il mondo imprenditoriale. Ci sono, però, altri due motivi che hanno spinto la Prefettura ad emettere il provvedimento di interdittiva antimafia.

“L’ amico in odor di mafia”

Sono stati riscontrati rapporti di amicizia tra Michele Giglio e un imputato, coinvolto nell’operazione Revenge, secondo gli inquirenti “uomo di fiducia del boss Anselmo Di Bona per conto del quale fungeva da esattore di somme di denaro provento di estorsioni”, arrestato nel 2010 in esecuzione di un’ordinanza del gip di Catanzaro per estorsione e sequestro di persona, successivamente sottoposto agli arresti domiciliari, all’obbligo di dimora nel Comune di residenza e affidamento in prova relativamente alla condanna a due anni e 11 giorni di reclusione, pena confermata in appello.

Il presunto voto di scambio politico-mafioso

Ma Michele Giglio è anche il figlio di Angela De Feo, finita in un’inchiesta della Dda di Catanzaro, per voto di scambio politico-mafioso. La donna, in qualità di candidata in forza al partito Socialista, Nuovo Psi, per le consultazioni relative al rinnovo del Consiglio regionale della Calabria del 3 e del 4 aprile 2005, avrebbe ottenuto la promessa di voti, in cambio però dell’erogazione di una cospicua somma di danaro. Si sarebbe avvalsa dell’intermediazione di Romolo Villirillo, gregario della cosca di ‘ndrangheta Grande Aracri di Cutro, per avvicinare affiliati alla cosca Giampà di Lamezia Terme, con la promessa che i voti se pagava li avrebbe ottenuti. E così Villirillo avrebbe accompagnato la candidata direttamente all’indirizzo di Pasquale Giampà, consegnando nelle sue mani ben 50mila euro. Importo poi suddiviso con Bonaddio, Notarianni, Torcasio, Rosario e Saverio Cappello. L’intervento della cosca, però, non si sarebbe rivelato sufficiente a determinare il successo elettorale della candidata, che, per la restituzione della somma si sarebbe rivolta ancora una volta a Villirillo, il quale direttamente o tramite propri sodali, avrebbe chiamato in causa esponenti di spicco della ‘ndrangheta lametina, contattati anche in ambito carcerari. Villirillo, condannato con sentenza definitiva per associazione mafiosa, è definito un importante componente della cosca Grande Aracri cui Angela De Feo si sarebbe rivolta per avere aiuto e protezione, riconoscendone la caratura criminale e la sua appartenenza alla famiglia capeggiata dal boss Nicolino Grande Aracri. Per completezza di informazione il processo che vedeva imputata la De Feo e alcuni esponenti della cosca Giampà si è concluso con una sentenza di prescrizione.

La vicenda sul tavolo del Tar

Una serie di fatti che per la Prefettura  si spiegano secondo il criterio del “più probabile che non “ nella logica del potenziale condizionamento della The news group srls alla ‘ndrangheta. Una vicenda che adesso è al vaglio del Tar, che in fase cautelare ha dato ragione alla Prefettura, si attende però la decisione nel merito.

 

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