M5S, esclusa da parlamentarie fa causa al Movimento: “Danni per 600mila euro”

Sarebbe stata esclusa a causa delle sue parole di stima nei confronti di Silvio Berlusconi contenute in alcuni vecchi post sui social
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Aveva superato le parlamentarie online del Movimento 5 Stelle per poi essere esclusa, si dice, a causa delle sue parole di stima nei confronti di Silvio Berlusconi contenute in alcuni vecchi post sui social. Adesso Claudia Majolo, avvocato napoletano del foro di Roma e presidente dell’Unione praticanti avvocati, vuole trascinare il M5S e il suo leader Giuseppe Conte in Tribunale. “Chiederò i danni”, annuncia la 35enne all’Adnkronos, in un articolo a firma di Antonio Atte, quantificando in circa 600mila euro la cifra che secondo lei i pentastellati dovranno sborsarle per aver ‘infranto’ il suo sogno di diventare deputata: più o meno l’intero ammontare degli emolumenti percepiti da un onorevole nell’arco di una legislatura.

“Dopo alcuni articoli di stampa, sono stata esclusa con una mail dove però non veniva spiegato il motivo del mio ‘allontanamento’. Nessun riferimento ai miei post, in quel messaggio”, racconta Majolo, che precisa: “Non sono mai stata tesserata ad alcun partito”. “Conte? L’ho cercato per avere spiegazioni ma nessuna risposta”, prosegue l’attivista napoletana, che ha dato mandato a Lorenzo Borrè, storico avvocato degli espulsi grillini, di adire le vie legali.

“Dopo alcuni articoli di stampa, sono stata esclusa con una mail dove però non veniva spiegato il motivo del mio ‘allontanamento’. Nessun riferimento ai miei post, in quel messaggio”, racconta Majolo, che precisa: “Non sono mai stata tesserata ad alcun partito”. “Conte? L’ho cercato per avere spiegazioni ma nessuna risposta”, prosegue l’attivista napoletana, che ha dato mandato a Lorenzo Borrè, storico avvocato degli espulsi grillini, di adire le vie legali.

E quando le viene chiesto se a determinare la sua esclusione sia stata in realtà la sua vicinanza professionale all’avvocato Luca Di Donna (ex socio e amico di Giuseppe Conte, indagato per traffico di influenze durante la pandemia dal quale l’ex premier prese le distanze), Majolo non se la sente di escludere del tutto questa ipotesi: “Non ho prove concrete in proposito, ma l’assenza di una motivazione giuridicamente esauriente è emblematica di quanto accaduto”.

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