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Mafia, 328 decreti scioglimento Comuni: Calabria in testa

processo crisalide

Dal ’91 – cioè da quando è stato introdotto uno strumento normativo ad hoc – ad oggi, sono stati 328 i decreti di scioglimento di amministrazioni locali per fenomeni di infiltrazione e condizionamento di tipo mafioso. Ma se si tiene conto del fatto che 26 dei decreti sono stati annullati dai giudici amministrativi, che quelli archiviati sono stati 45, che i decreti di proroga sono stati 187 (il che porta il numero dei decreti complessivi a 515) e che 62 amministrazioni sono state colpite da più di un decreto, gli enti locali coinvolti nella procedura di verifica per infiltrazioni della criminalità organizzata sono stati fino ad oggi 278; di essi, 249 effettivamente sciolti.

Sono solo alcuni dei dati dell’ultimo Rapporto di Avviso Pubblico, “Lo scioglimento dei Comuni per mafia. Analisi e proposte”, presentato stamane a Roma. A livello regionale, il maggior numero di decreti di scioglimento ha riguardato la Calabria (115) e la Campania (108); a seguire, Sicilia (79), Puglia (15) e altre Regioni (11). Tra le province, predominano nettamente Reggio Calabria (66) e Napoli (59) – ma a lungo il poco lusinghiero primato è stato del capoluogo campano – davanti a Caserta (36), Palermo (33), Vibo Valentia (23), Catanzaro (13) e Catania (11). Dal punto di vista demografico gli scioglimenti hanno finora colpito in maniera pressoché equivalente enti medio-piccoli, con meno di 10 mila abitanti (in tutto 125) ed enti medio-grandi (119).

“Se però si rapporta tale dato col numero di Comuni piccoli, medi e grandi presenti in Italia, emerge chiaramente che ad essere sciolti proporzionalmente di più sono gli enti medio-grandi, con oltre il 13% di quelli aventi più di 20 mila abitanti sciolti almeno una volta”. Nei primi tre anni della normativa, si registra una media di una trentina di decreti di scioglimento l’anno mentre nel biennio successivo si nota una drastica riduzione, con una media di 3,5: segue “una lunga stagione altalenante, seguita da una fase, che dura ancora oggi, di alti e bassi”. Nel complesso, il numero medio di decreti appare comunque “in lieve crescita”. Variabili anche i tempi degli scioglimenti: “in qualche caso il provvedimento è tempestivo, in molti altri lo scioglimento sopraggiunge quasi al termine della consiliatura. E decisioni così ‘tardive’ – avverte il Rapporto – possono mettere in seria discussione, agli occhi dei cittadini, la credibilità dell’istituto dello scioglimento e, di conseguenza, anche quella di chi lo applica”.

I numeri della Calabria In Calabria finora sono stati emanati 115 decreti di scioglimento di Comuni per infiltrazioni mafiose. Il dato, il più alto a livello nazionale, emerge dal rapporto di “Avviso Pubblico” sullo scioglimento dei Comuni per mafia, presentato questa mattina a Roma. Nella parte specifica dedicata alla Calabria, il report evidenzia che “dall’anno di entrata in vigore di questo strumento normativo ad oggi sono stati emanati nel complesso 191 decreti ex articolo 143 Tuel (decreto legislativo 267 del 2000), dei quali 76 di proroga di precedenti provvedimenti: su 115 decreti di scioglimento, 10 sono stati annullati dai giudici amministrativi”.

Dopo la Calabria – riporta lo studio – il numero più alto di scioglimenti si registra in Campania, con 108, seguita dalla Sicilia (79). Inoltre – prosegue “Avviso Pubblico” – in Calabria “tenuto conto che 25 amministrazioni sono state colpite da più di un decreto di scioglimento gli enti locali complessivamente coinvolti nella procedura di verifica per infiltrazioni della criminalità organizzata sono stati fino a oggi 94; di questi, 81 effettivamente sciolti. Sono invece 19 i procedimenti ispettivi conclusisi con l’archiviazione (si contano 5 amministrazioni interessate sia da archiviazione che da scioglimento, mentre un Comune ha subito due archiviazioni). Sono 22, infine, gli enti calabresi attualmente sottoposti a gestione commissariale, distribuiti tra le province di Reggio Calabria (10), Crotone (5), Catanzaro (3), Vibo Valentia (3) e Cosenza (1)”.

Nel rapporto si registra poi che delle 25 amministrazioni locali sciolte, in Calabria, per infiltrazioni ‘ndranghetistiche “16 hanno subito due scioglimenti, mentre 9 ne ha subiti ben tre. Si tratta dei Comuni di Briatico (2003, 2012, 2018); Gioia Tauro (1993, 2008, 2017); Lamezia Terme (1991, 2002, 2017); Melito di Porto Salvo (199, 1996, 2013); Nicotera (2005, 2010, 2016); Platì (2006, 2012, 2018); Roccaforte del Greco (1996, 2003, 2011); San Ferdinando (1992, 2009, 2014); Taurianova (1991, 2009, 2013)”. Prendendo in considerazione la dimensione demografica dei Comuni interessati dal provvedimento dissolutorio, “Avviso Pubblico” segnala come “da un punto di vista meramente quantitativo gli scioglimenti abbiano finora colpito in maniera preponderante enti di dimensione medio-piccola (0-9.999 abitanti, 64) piuttosto che medio-grande (10.000- oltre 50.000 abitanti, 14).

Se però si rapporta tale dato col numero di Comuni piccoli, medi e grandi presenti in Calabria, emerge chiaramente che a essere sciolti proporzionalmente di più sono di gran lunga gli enti medio-grandi: oltre il 45% di quelli aventi popolazione compresa tra 10mila e 20mila abitanti sono stati sciolti almeno una volta; stesso destino – annota il report – per due dei cinque Comuni con popolazione tra 20mila e 50mila abitanti, e per due dei sei con popolazione superiore ai 50mila abitanti”. Infine, il rapporto di “Avviso Pubblico” mette in luce che nella provincia di Reggio Calabria si è verificato il maggior numero di scioglimenti dei Comuni per infiltrazioni mafiose (66 scioglimenti, segue la provincia di Napoli con 59).

Redazione Calabria 7

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