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Magistrato arrestato a Catanzaro, corrotto con denaro, sesso ed un’auto

di Alessandro Manfredi – Sono diversi gli episodi di corruzione contestati al magistrato della Corte d’appello di Catanzaro, Marco Petrini, arrestato nell’ambito di un’indagine per corruzione in atti giudiziari coordinata dalla Procura della Repubblica di Salerno.

Sono otto le persone fermate nell’inchiesta avviata nel 2018, sette con custodia cautelare in carcere e una agli arresti domiciliari,14 gli indagati, tutti per corruzione in atti giudiziari e, per alcuni di essi, è stata contestata l’aggravante del metodo mafioso.

Dalle indagini emergono altri particolari del modus operandi del magistrato, che avrebbe manipolato anche l’esito di importanti procedimenti relativi ad inchieste ed arresti di ‘ndrangheta. Petrini, nella funzione di Presidente della Commissione provinciale tributaria, ha commesso violazioni anticipando anche il deposito di una sentenza all’avvocato Palma Spina, con la quale intratteneva abituali rapporti sessuali e dalla stessa ha ricevuto 4000 euro ed informazioni su processi penali e civili ai quali era interessato Vincenzo Arcuri ed Emilio Santoro dai quali ha ricevuto 500 euro in contanti. Inoltre Petrini ha dato garanzie su processi in corso per Antonio Saraco e Maurizio Gallelli e nelle intercettazioni ambientali tutto questo è documentato e ricostruito: “Petrini?…Mi ha detto sulla Santa (incomprensibile) ha detto: “Mario è un processo che farò io questo…. dalla Cassazione torna indietro… “.

In questo caso la ricompensa per il magistrato è stata di un’auto da regalare al figlio, come emerso da intercettazioni tra Santoro e Saraco. “domani mi vedo con lui che gli faccio il regalo, la macchina dobbiamo comprarla metà per uno“.

Il magistrato avrebbe ottenuto consistenti somme di denaro, oggetti preziosi, prestazioni sessuali, in cambio di processi penali, civili e tributari favorevoli agli stessi indagati o a persone a loro legate. In alcuni casi, il giudice avrebbe permesso di ottenere assoluzioni o consistenti riduzioni di pena rispetto ai processi di primo grado, alterando anche provvedimenti di misure di prevenzione già definite in primo grado.
Oltre allo stesso giudice, la figura centrale dell’indagine è quella di Emilio Santoro detto Mario, un medico in pensione ed ex dirigente dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza. Sarebbe stato lui a ‘stipendiare’ mensilmente il magistrato per garantirsi i suoi favori, cercando anche nuove occasioni di corruzione attraverso i rapporti con persone che avevano avuto sentenze di primo grado sfavorevoli. A confermare le accuse sono state effettuate intercettazioni audio e video.

Gli indagati: Luigi Falzetta, Giuseppe Tursi Prato, Francesco Saraco, avvocato, Vincenzo Arcuri (alias “u fungiu”, Giuseppe Caligiuri, Maria Tassone detta Marzia, avvocato, irginia Carusi, Lorenzo Catizone, avvocato, Ottavio Rizzuto, presidente Istituto Bcc, Emilio Santoro detto Mario, Antonio Saraco (alias Totò u cianciu), Antonio Claudio Schiavone, Palma Spina, avvocato, Marco Petrini, magistrato in servizio.

Redazione Calabria 7

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