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Magna Grecia Film Festival, Bocci apre la kermesse

Fa molto piacere essere qui in Calabria, una terra – ha detto Bocci – che conosco bene, ho girato qui delle serie tv, e anche un film l’anno scorso. Ci è mancato il cinema, ci è mancata la sala, speriamo di ripartire quanto prima”. Bocci ha quindi parlato del suo film, la sua prima regia, tratta da un suo romanzo, illustrandone la genesi. “Ho cominciato a scrivere fin da bambino, ho sempre avvertito – ha detto il regista e attore – un’esigenza privata di sfogare qualcosa e di liberarsi di qualcosa. Di storie che avrei voluto mettere in scena ce ne sono tante anche prima di ‘A Tor Bella Monaca non piove mai’, poi mi sono trasferito a Roma e ho visto che la periferia, in generale, è sempre stata descritta in modo molto generalizzato epreconcetto, con connotati solo negativi, e invece dopo aver vissuto in questi posti ho notato – questo vale ovviamente non solo per Tor Bella Moanca – che le periferie hanno tanti altri aspetti, positivi, che pochi conoscono. E’ nato così – ha rilevato Bocci – il desiderio, la voglia di raccontare una Tor Bella Monaca alternativa, una periferia alternativa, costretta a convivere con tante dinamiche ma fatta di persone oneste, legate da fratellanza e amore”. Per Bocci, sotto questo aspetto, è emblematico il personaggio di Romolo, interpretato da Andrea Sartoretti: “E’ la metafora di Tor Bella Monaca, una persona che – ha rilevato Bocci – ha sbagliato una volta e nonostante dia tutto per far capire di essere cambiato fa grande fatica. In generale, ho voluto analizzare i rapporti all’interno di una famiglia, i rapporti tra fratelli, rapporti molto forti, complicati e anche molto condizionati, E’ quello che provo anche io con la mia famiglia: rapporti così intensi che mi attraggono molto e mi è piaciuto e mi piace essere in scena”. Bocci ha anche spiegato il significato del titolo della sua opera: “Racchiude due aspetti. A Roma l’espressione ‘piove” significa che sta arrivando la polizia, è una sorta di avvertimento, e con l’espressione ‘non piove mai’ – ha infine osservato il regista – volevo esprimere il desiderio di avere una sorta di acquazzone, di tsunami che possa ripulire tutte le parti sporche che ci sono nelle insenature. Un lavoro quasi impossibile, un’impresa disperata”

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