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Maladepurazione e arresti nel Cosentino, Legambiente si costituirà parte civile

Dieci le misure cautelari emesse ieri dal Gip del Tribunale di Paola Rosa Maria Misiti, nei confronti di soggetti che hanno causato l’inquinamento dell’Alto Tirreno cosentino attraverso lo smaltimento illegale dei fanghi di depurazione, controlli falsati ed appalti illeciti. E’ quanto emerso dall’operazione Archimede. “Nel rivolgere il nostro plauso alla magistratura e alle forze dell’ordine esprimiamo la nostra più profonda indignazione nei confronti di coloro che saranno riconosciuti colpevoli di reati così gravi perpetrati contro l’ambiente e la salute pubblica”, dichiara Anna Parretta presidente di Legambiente Calabria alla luce di quanto emerso dall’operazione Archimede, coordinata dalla Procura di Paola, guidata dal procuratore Pierpaolo Bruni ed eseguita dalla Compagnia Carabinieri di Scalea condotta dal capitano Andrea Massari. “Legambiente – continua la Parretta – denuncia da sempre casi di inquinamento legati a depuratori inesistenti o non funzionanti, a scarichi fognari abusivi ed a sversamenti illegali di liquami e rifiuti”.

Il dramma della depurazione in Calabria

“La Calabria – ricorda Legambiente – si trova ai primi posti della triste classifica del mare inquinato per numero di infrazioni accertate, persone denunciate ed arrestate e sequestri effettuati. La nuova inchiesta del procuratore Pierpaolo Bruni è importante perché sta rivelando le gravissime collusioni, a danno dell’ambiente e della salute pubblica, esistenti tra pubblici amministratori, ditte private di smaltimento rifiuti e pubblici ufficiali come dipendenti dell’Arpacal. Il problema della depurazione costituisce una delle principali emergenze ambientali che sono diventate croniche e strutturali in Calabria e comportano inadem­pienze che provocano procedure d’infrazione da parte dell’Europa”. Legambiente, anche attraverso la presentazione del suo Piano nazionale di Ripresa e Resilienza, nell’indicare quali sono le opere da realizzare utilizzando i quasi 69 miliardi di euro destinati alla “Rivoluzione verde e transizione ecologica” ha individuato proprio la costruzioni di depuratori a tutela del mare e del turismo. Sono ancora tanti i comuni calabresi senza impianti di depurazione o con impianti non funzionanti sotto procedura di infrazione europea per cui l’Italia paga ingenti multe. In materia di depurazione – afferma Parretta – è necessaria una classe politica all’altezza, che agisca concretamente, con efficacia, efficienza e capacità di programmazione, nell’interesse della collettività per risolvere i problemi esistenti”. “Legambiente Calabria – conclude – si costituirà parte civile nell’instaurando processo, ma è indispensabile, nella nostra Regione, che gli interventi non avvengano solo nella fase patologica, su impulso della meritoria opera della Magistratura ma siano, al contrario, effettuati preventivamente da parte delle Amministrazioni preposte”.

Goletta Verde

Nei prossimi giorni tornerà in Calabria la Goletta Verde di Legambiente, proprio a difesa del mare e delle coste. Sabato 24 luglio si terrà la conferenza stampa di presentazione dei risultati delle analisi dei campionamenti effettuati nella regione. “I nostri monitoraggi delle acque, – afferma Parretta – tuttavia, non possono e non vogliono sostituirsi a quello delle autorità competenti ma fornire un’istantanea della situazione, soprattutto rispetto al deficit depurativo, al fine di dare il nostro contributo per la risoluzione delle situazioni critiche. Per evitare di arrivare sempre troppo tardi, Legambiente Calabria continua a chiedere, come assolutamente necessaria, l’adozione di controlli pubblici rigorosi, effettivi e stringenti per evitare le illegalità a tutela del mare, del territorio e della salute“.

Inquinamento nell’Alto Tirreno cosentino: dieci misure cautelari, sindaco tra gli indagati

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