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Malapianta, al vaglio del Riesame crolla il reato associativo per Basile

lentini

Non ha retto davanti al Tribunale del riesame di Catanzaro, presieduto da Giuseppe Valea, l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso a carico di Domenico Basile, (difeso dall’avvocato Vincenzo Cicino) coinvolto nell’operazione Malapianta, che nel mese di maggio scorso ha portato al fermo di 35 indagati, emesso dalla Dda di Catanzaro. Un blitz, che ha disarticolato la potente locale di San Leonardo di Cutro, guidata dalle famiglie Mannolo- Trapasso- Zoffreo e affiliata alla cosca dei Grande Aracri. Restano in piedi le ipotesi di accusa di usura ed estorsione. In particolare, secondo le ipotesi accusatorie Basile, in concorso con altri indagati, a fronte di un prestito in contanti pari alla somma di 60mila euro, erogato nel giugno 2018 , concesso ad un imprenditore, trovatosi in stato di bisogno e di difficoltà economica, avrebbe preteso e ricevuto dalla persona offesa, quale corrispettivo della dazione in denaro la corresponsione di interessi usurari mensili pari a 5mila euro. Basile, inoltre, in concorso con altri indagati, avrebbe proferito minacce di morte all’indirizzo dello stesso imprenditore per farsi corrispondere con interessi usurai la somma di 80mila euro in un’unica soluzione. (g. p.)

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