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MALAPIGNA | Pittelli veicolava informazioni dal carcere, “politico di riferimento” del clan Piromalli

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Giancarlo Pittelli, l’avvocato ed ex parlamentare arrestato stamane dai Carabinieri nell’ambito dell’operazione “Malapigna, “veicolava informazioni dall’interno all’esterno del carcere tra i capi della cosca Piromalli detenuti al 41 bis e in particolare tra Giuseppe Piromalli alias Facciazza, 76 anni, il figlio Antonio, 49 anni, e Rocco Delfino, persona di estrema fiducia per i Piromalli ed elemento di vertice della stessa cosca. Pittelli – secondo l’accusa – si sarebbe attivato a favore di Rocco Delfino nelle vicende giudiziarie riguardanti la revisione del procedimento di prevenzione nei confronti della società confiscata Delfino srl, pendente davanti al Tribunale di Catanzaro Sezione Misure di Prevenzione, con l’intento di “influire” sulle determinazioni del Presidente del Collegio al fine di ottenere la revoca del sequestro, nonché con una serie di ulteriori condotte che, secondo l’accusa, “esulavano dal mandato difensivo”.

Altro trait d’union tra il nucleo familiare del boss Giuseppe Piromalli e Rocco Delfino, come necessario veicolatore dell’esigenze espresse dalla famiglia Piromalli, sarebbe stato Aurelio Messineo. Ogni contatto veniva intermediato da quest’ultimo e da Giancarlo Pittelli, i quali garantivano che l’impegno profuso da Rocco Delfino a favore della cosca “fosse rappresentato a chi di dovere”, ossia ai componenti del nucleo familiare dei Piromalli. È in quest’ottica che Rocco Delfino avrebbe assunto un ruolo di tutore degli interessi della cosca Piromalli, “attento a curarne le esigenze familiari e le vicende giudiziarie, pronto a sostenere economicamente, in nome e per conto della cosca, anche le spese di difesa”.

“Il postino dei Piromalli”

Giancarlo Pittelli, l’avvocato penalista ed ex parlamentare di Forza Italia arrestato stamani nell’ambito dell’inchiesta “Malapigna” su un traffico illecito di rifiuti coordinata dalla Dda reggina, secondo gli inquirenti avrebbe anche svolto un ruolo “da ‘postino’ per conto dei capi della cosca Piromalli, nella perizia balistica relativa all’omicidio del giudice Antonino Scopelliti“, il sostituto procuratore generale della Corte di Cassazione ucciso il 9 agosto del 1991 in un agguato a Campo Calabro, nel reggino, mentre rientrava a casa a bordo della sua autovettura.

L’ex parlamentare – secondo le Carte giudiziarie – avrebbe sottoposto all’attenzione di un indagato, ritenuto “soggetto di estrema fiducia” della famiglia mafiosa Piromalli di Gioia Tauro, “una missiva proveniente da Antonio Piromalli finalizzata a far risultare un pagamento tracciato e quietanzato per il consulente tecnico che avrebbe dovuto redigere la consulenza per conto di Giuseppe Piromalli (alias ‘facciazza’) indagato quale mandante, in concorso con altri capi di cosche di ‘ndrangheta e di Cosa nostra siciliana, dell’omicidio del giudice Scopelliti facendosi portavoce delle esigenze della cosca“. In sostanza, per la Dda di Reggio, avrebbe pianificato un sistema “al fine di eludere la tracciabilità del denaro necessario alle strategie difensive, proveniente da profitti criminali“.

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