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Malore dopo turni massacranti: parla la dottoressa Schiavello

di Nico De Luca –

Sto bene, grazie. Ho ripreso a lavorare praticamente subito”.  Si chiama Maria Domenica Schiavello, ha 58 anni e da 30 lavora nella sanità calabrese. Sabato scorso, quando alle 14.00 il collega non si è presentato per il cambio turno, la dottoressa del Pronto Soccorso presso l’ospedale di Serra S.Bruno ha avuto un crollo psico-fisico.

Dopo le sei ore di venerdì mattina (8-14) e le 12 della notte (20-8), la dottoressa ha deciso di proseguire fino alle 14 per malattia del collega visto che il reparto non poteva rimanere senza presidio. Poi a fine turno l’ennesimo forfait del ‘montante’. E qui la Schiavello, dopo ben 18 ore consecutive, ha issato la sua ‘bandiera bianca’.

Dall’altra parte del telefono Calabria7 trova una persona responsabile, appassionata del lavoro che considera ‘missione’; con le idee chiare e soprattutto parte di una intera famiglia di cinque persone tutte consacrate al lavoro medico. Anche i suoi tre figli hanno scelto questa strada, due già col camice bianco del cardiologo e del medico generico; l’ultimo ancora in fase universitaria.

Non pensavo di avere questo clamore – ci conferma quasi timidamente la dottoressa Schiavello – ma sarei felice se il mio caso servisse a smuovere le acque”.

Cosa è successo esattamente?

“Quando alle 14.30 ho realizzato che non avrei avuto neppure quel cambio ho avvertito il malore, tachicardia, cefalea e rialzo pressorio. Mi hanno stesa sul lettino e tirata su con la terapia. E’ durato poco, pensi che poi sono andata a casa da sola, dopo aver atteso che arrivasse un collega”

Qual è la situazione dell’organico nel suo ospedale?Come dappertutto, siamo pochi, nel Pronto Soccorso due in meno tra ferie e spostamenti in reparto. Ci toccano dieci giorni di ferie, le aspettiamo come un grande evento”

Come si trova in questo settore sempre molto bistrattato?

E’ un lavoro bellissimo, io sento un profondo senso di appartenenza di cui vado fiera. Purtroppo forse non è per tutti così. Evidentemente c’è chi lavora anche per gli altri. Fare gruppo è fondamentale per andare avanti”.

E sugli ospedali decentrati come il suo cosa pensa, hanno davvero ragione di esistere?

“Io lavoro in emergenza e so che in questi casi la vicinanza è fondamentale : abbiamo affrontato arresti cardiaci, edemi polmonare di persone che probabilmente ad arrivare fino a Vibo Valentia non ce l’avrebbero fatta”.

In molti hanno deplorato l’episodio chiedendo provvedimenti urgenti. Cosa auspica per se e per gli altri colleghi sottoposti a turni stressanti?

“Mi auguro vivamente che questo clamore mediatico serva a qualcosa e che a Catanzaro decidano finalmente di fare nuove assunzioni. Del resto chi fa tanti straordinari dovrà vederseli pagati e con queste spettanze si può investire in nuove forze ed energie giovani”.

Stavolta la forza, la dedizione e l’abnegazione della dottoressa hanno attenuato le conseguenze. In giro per la Calabria, in ogni Pronto Soccorso, ogni giorno ed ogni notte la precarietà di personale fa correre rischi a tutti, a chi presta ed a chi chiede cure.

E’ ora di fare qualcosa. Sul serio. Da persone ed amministratori seri.

© Riproduzione riservata.

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