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Manovra 2023, il premier Meloni: “Se necessario al lavoro anche a Natale”

Giorgia Meloni

Disposta a tutto. Anche a restare “inchiodata” nell’Aula di Montecitorio per “tutto il tempo necessario” e quindi anche durante le festività natalizie, “il 25 dicembre, il 26 e anche l’ultimo dell’anno”. Una riunione di un’ora e mezza per fare il punto su metodo e tempi della Manovra. Giorgia Meloni stringe i bulloni della maggioranza, invoca compattezza e blinda la manovra economica. “Io sono tranquilla – ha dichiarato il premier -, non temo l’esercizio provvisorio. Ma c’è solo un mese di tempo, dobbiamo scongiurare che un incidente di percorso ci porti a sforare i tempi”.

Una raccomandazione netta da parte di Giorgia Meloni alla sua maggioranza: contingentare il più possibile gli emendamenti alla legge di bilancio. All’incontro, a Palazzo Chigi, con il presidente del Consiglio i capigruppo dei partiti di maggioranza – Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Noi moderati e Udc – il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, il collega all’Agricoltura Francesco Lollobrigida, e, in collegamento, il vice premier Matteo Salvini.

La legge di bilancio

La legge di bilancio dovrebbe essere approvata dalla Camera entro Natale e poi avere il via libera del Senato entro la fine dell’anno. Tenetevi pronti – scandisce Meloni, stando a quanto riferisce chi ha partecipato alla riunione -: la manovra va chiusa rispettando i tempi, a costo di restare in Parlamento a Natale, il 26 o il 27 dicembre: deve andare in Gazzetta ufficiale il 31 dicembre.

Nessuno vuole porre limiti ai partiti – è il ragionamento del presidente del Consiglio -, certamente la manovra potrà essere migliorata in Parlamento, ma troviamoci e parliamone, cerchiamo una sintesi di maggioranza, in modo da andare in Parlamento con un accordo che non blocchi la legge di bilancio. Perché il rischio – la “sciagura”, come ha detto il capogruppo di FdI alla Camera Tommaso Foti – è l’esercizio provvisorio.

La preoccupazione del premier

La preoccupazione del premier e del governo non riguarda solo la mole di emendamenti alla manovra ma anche il rischio di ‘ingorgo’ in Parlamento. I decreti finora approvati dall’esecutivo hanno, infatti, tutti iniziato l’iter in una sola delle due Camere, alcuni di essi sono ancora in commissione, e non è quindi ancora iniziato l’esame in Aula. Il quadro si aggrava considerato il fatto che, a breve, inizierà la sessione di bilancio, che ha la priorità sugli altri provvedimenti, alcuni dei quali, però, sono in scadenza a fine dicembre.

In particolare, c’è la questione del cosiddetto decreto Rave, che è ancora in commissione Giustizia al Senato, e deve passare anche alla Camera entro il 30 dicembre, pena scadenza. Contro il dl, le opposizioni hanno annunciato battaglia ma anche la stessa maggioranza ha anticipato che proporrà delle modifiche per una più specifica interpretazione della norma. Poi c’è l’annunciato decreto sulla proroga dell’invio degli aiuti militari all’Ucraina, che potrebbe andare in Consiglio die ministri già giovedì, ma deve essere approvato entro il 31 dicembre, come ha spiegato Ciriani.

Inizia mercoledì il suo iter in Aula al Senato, invece, il decreto sul servizio sanitario della Calabria e la partecipazione alle iniziative Nato, che scade il 7 gennaio. Mentre il decreto per il riordino dei ministeri, la cui discussione generale inizia venerdì alla Camera, scade l’11 gennaio. Infine, prima di Natale – ma non c’è ancora una data – dovrebbe approdare in Aula al Senato anche il dl Aiuti quater, che scade il 17 gennaio.

La convocazione dei sindacati

Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha convocato, per il prossimo 7 dicembre alle ore 12,15, i sindacati Cgil, Cisl, Uil e Ugl per un ulteriore confronto sulla manovra. L’incontro si terrà a Palazzo Chigi.

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