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Il braccio e la mente, Mantella racconta chi era il suo killer e il latitante ora suo erede

di Mimmo Famularo – Uno è morto assassinato, l’altro è latitante dopo essere sfuggito all’arresto nella notte del maxi blitz “Rinascita Scott”. Erano il braccio destro e il braccio sinistro di Andrea Mantella quando l’attuale collaboratore di giustizia era ancora un boss rispettato dagli alleati e temuto dagli avversari. Al suo fianco principalmente due figure: Francesco Scrugli (ucciso in un agguato al Pennello di Vibo Marina nel marzo del 2012 al culmine della faida tra i Piscopisani e i Patania di Stefanaconi) e Salvatore Morelli, alias l’americano, colui che gli inquirenti inquadrano come il nuovo boss di Vibo e di cui si sono perse le tracce ormai da quasi due anni.

Francesco Scrugli come John Rambo

“Francesco Scrugli – dichiara Mantella nel corso della sua deposizione nel processo “Rimpiazzo” contro il clan dei Piscopisani – è un amico mio di infanzia e praticamente diviene successivamente una sorta di mio braccio destro, un braccio armato. Era una persona capace di uccidere, aveva la stessa mentalità e la stessa intelligenza di John Rambo”. Il pentito descrive il suo migliore amico e suo luogotenente come uno che “sapeva solo sparare” ma che “non ragionava”. “E’ difficile – dice al pm antimafia Andrea Mancuso nel corso dell’esame – mettere insieme le due cose, è difficilissimo mettere insieme grilletto e intelletto. Il signor Scrugli sapeva solo sparare, quindi aveva il grilletto e non l’intelletto”. Mantella ribadisce poi quanto aveva già sostenuto nella deposizione-fiume nel maxiprocesso “Rinascita Scott”: Francesco Scrugli si era avvicinato ai Piscopisani e l’ex boss aveva approfittato di questa circostanza per infiltrarlo all’interno del clan per conoscere in anteprima tutte le mosse del gruppo criminale di Piscopio. “Lo stesso Saverio Razionale – racconta Mantella – faceva il doppio gioco perché era una mente raffinatissima e i Piscopisani erano dei soggetti da tenere sotto controllo. Razionale gli infiltra suo nipote Gregorio Gasparro e io gli infiltro Francesco Scrugli così erano sotto controllo i Piscopisani che erano già dei predestinati: dovevano sparire o a livello giudiziario o a livello di essere uccisi a loro volta. Questo progetto era ben noto a me, Andrea Mantella, e a Saverio Razionale che ci siamo parlati tante volte”.

I sei omicidi commessi da Mantella e Scrugli

Tra i primi a morire fu però Francesco Scrugli che prima di essere ucciso era anche diventato cognato di Mantella essendo il compagno della sorella. “Io ero in carcere e lui provvedeva a tutto: i sostentamenti per quanto riguarda la mia detenzione e il pagamento degli avvocati. E’ stato il mio braccio destro, il mio parente, il mio amico di infanzia fino alla morte”. Scrugli aveva un legame speciale con Mantella fino a quando le strade non si sono irrimediabilmente separate. “E’ stato – rivela il pentito riferendosi sempre al rapporto con Scrugli – mio complice nell’omicidio di Ferdinando Manco, è stato un mio complice nell’omicidio di Domenico Di Leo, è stato mio complice nell’omicidio di Raffaele Cracolici, alias Lele Palermo, è stato mio complice nell’omicidio di Belsito ed è stato mio complice nell’omicidio di Filippo Gangitano”. Poi il pm gli ricorda anche gli omicidi commessi con i Giampà e Mantella aggiunge: “Mi ero dimenticato un altro omicidio discoverato ed è l’omicidio Franzoni”.

La “doppia cittadinanza” di Salvatore Morelli

Nel processo “Rimpiazzo”, Andrea Mantella tratteggia il profilo di un altro “fedelissimo” ai tempi della sua ascesa criminale: Salvatore Morelli, alias l’americano. “Rispetto allo Scrugli, poco azionista ma più intelligente. Ecco, quello che dicevo prima, la questione dell’intelletto-grilletto. Morelli diviene una sorta di ragazzo a me vicino. Ha una mentalità imprenditoriale, una mentalità strategica. Ha studiato, insomma. A me, per quel progetto mio, che avevo in testa ai tempi, il Morelli stava benissimo perché si sapeva muovere in tutti gli ambienti: meno azionista, meno sanguinario, ma più, più, più intelligente di Scrugli”. L’americano è oggi per gli inquirenti uno dei capi delle cosiddette “nuove leve”. Gregario prima, luogotenente dopo, boss adesso. Latitante, come Pasquale Bonavota, l’altro grande ricercato sfuggito alla cattura nella lunga notte di “Rinascita Scott”. “Salvatore Morelli – spiega Mantella – viene dal vivaio dei Piscopisani, ha una doppia cittadinanza perché la mamma è di Piscopio. Nasce sì a Vibo, però, frequenta sin dall’età infantile, da bambino, con i Piscopisani, a Piscopio, nel paese di origine di sua mamma, e costruisce rapporti amicali, affettuosi con tutti i Piscopisani: Rosario Battaglia, Rosario Fiorillo, Giuseppe Galati, alias Pino ‘u Ragioniere. Il Morelli conosce tutti a Piscopio”.

L’erede naturale di Andrea Mantella

La sua aspirazione sarebbe quella di comandare a Vibo e già in passato Mantella lo ha inquadrato come il suo erede naturale. “Su Vibo era con me, era con i Lo Bianco-Barba, perché inizialmente – racconta l’ex boss scissionista oggi pentito – il nonno di Morelli era una persona grandissima di età, era un vecchio ‘ndranghetista di vecchio stampo e quindi Morelli viene rimpiazzato già da giovanissimo nel clan Lo Bianco-Barba”. Dopo la scissione, l’americano sposa il progetto di Mantella di affrancarsi dai Mancuso e insieme puntano all’autonomia. Le strade si separano nel 2016 quando il suo mentore decide di saltare il fosso per iniziare a collaborare con il pool di magistrati guidati da Nicola Gratteri. Morelli si mette – secondo quanto emerso anche da “Rinascita Scott” – a capo delle ‘nuove leve’. “Turi l’americano”, è ancora oggi latitante. Nella notte tra il 18 e il 19 dicembre del 2019 i carabinieri bussarono alla porta di casa ma lui era già “uccel di bosco”. Nessuna traccia ma una certezza per gli investigatori che non hanno mai smesso di cercarlo: a Vibo città oggi comanda lui, l’erede designato da Andrea Mantella.

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